Applicazione pratica della filosofia di Tommaso Demaria nelle comunità locali e ruolo dell'Esperto in Progettazione Sociale come costruttore di legami comunitari.
ATTUALITÀ – ASSOCIAZIONI CULTURALI
By REDAZIONE ONLINE
Contesto e origine del caso
Il presente case study esamina un’iniziativa concreta di progettazione sociale che tenta di tradurre in azione territoriale una filosofia organica della società: il progetto Elsewhere. Alla base vi è la riflessione di Tommaso Demaria (1908-1996), teologo e filosofo torinese, che elaborò il concetto di Dinontorganica – un termine denso ma significativo – per pensare la società non come un aggregato di individui isolati né come un ingranaggio collettivista, bensì come un organismo vivo, dinamico e strutturato. Demaria visse in un secolo segnato da guerre mondiali e totalitarismi, e per lui il problema del vivere e dell’agire umano – comprese le grandi azioni collettive – è insieme teorico e pratico: non si possono separare le idee dai fatti, la visione dagli strumenti. Elsewhere nasce proprio come laboratorio permanente di progettazione sociale che prova a calare quella filosofia nella realtà dei legami comunitari e dei territori, inseguendo un "altrove" ideale: un luogo non fisico ma relazionale dove la società possa realizzarsi come organismo vivente, dinamico e strutturato, proprio come teorizzato da Demaria.
Perché Demaria elaborò una filosofia anti‑pseudoformale
La domanda che sta alla base del caso è: perché Demaria sentì il bisogno di inventare una parola così complessa? Non esiste una sola risposta, ma diverse possibili interpretazioni, tutte radicate nella sua biografia e nel suo tempo. Una prima chiave di lettura è offerta dal contesto storico: Demaria visse in un “secolo scosso dalle guerre mondiali, dal capitalismo e dal marxismo”, e il neologismo può essere visto come il tentativo di dare un nome a una “terza via” alternativa ai modelli economici e sociali dominanti, che egli considerava insufficienti a garantire un autentico sviluppo umano. Un’altra possibile interpretazione è di natura filosofica: Demaria era un pensatore che “non accetta che la filosofia e la teologia siano separate dalla realtà, dalla vita e dalla società”. Egli riteneva che la metafisica aristotelico-tomistica fosse incompleta, incapace di cogliere l’organismo come categoria ontologica a sé stante. La sua scoperta dell’ente dinamico – una realtà che non è data una volta per tutte, ma che si fa attivisticamente nello spazio e nel tempo – integrava questo vuoto e richiedeva un linguaggio nuovo per essere espressa. In terzo luogo, Demaria era spinto da una forte tensione pratica: credeva che la filosofia dovesse essere una “responsabilità verso l’umanità”. La Dinontorganica non è solo una teoria, ma una prassi costruttiva, uno strumento per mobilitare un’alternativa concreta al capitalismo e al marxismo. Infine, una lettura più spirituale: la sua concezione della comunità come un “corpo” vivente affonda le radici nella teologia paolina, e il termine dinontorganico (dinamico, ontologico, organico) racchiude in sé questa idea di una società animata da un principio vitale che trascende la mera somma degli individui. Ognuna di queste interpretazioni – storica, filosofica, pratica e spirituale – ci restituisce un aspetto del pensiero di Demaria e ci avvicina al senso profondo di un termine che non è mai fine a se stesso, ma punta sempre a un "altrove". Elsewhere, infatti, è proprio questo: la tensione a un luogo ideale dove la società, liberata dalle pseudoforme, possa finalmente realizzarsi come organismo vivente.
Il progetto Elsewhere e la sua documentazione online
Questo
è il terreno teorico su cui Franco Faggiano, Esperto in Progettazione
Sociale (EPS), ha innestato il suo progetto Elsewhere. Faggiano non è un
accademico né un funzionario. È un professionista delle relazioni umane
e della programmazione territoriale, e ha scelto di documentare
l'intero percorso su un blog personale, franco-faggiano.blogspot.com.
Chi si aspettasse un sito istituzionale, un portale di cooperative o un
diario di assistenza sociale rimarrebbe spiazzato. La scelta della
piattaforma Blogger, anziché di un dominio aziendale o di un elaborato
sito vetrina, non è un dettaglio tecnico: è un atto di stile. Vuole
essere una forma comunicativa essenziale, non mediata, che restituisce
un rapporto diretto tra l'ideatore e chi legge. È una dichiarazione di
autonomia.
E proprio qui emerge l'originalità del blog nel panorama italiano della progettazione sociale. Di solito, i siti di questo settore appartengono a tre grandi famiglie: quelli dei consulenti di bandi, asettici e burocratici; i diari di campo degli operatori, narrativi ma poco teorici; i portali di cooperative e consorzi, vetrine istituzionali orientate al marketing sociale. Il blog di Faggiano non rientra in nessuna di queste categorie. Mescola filosofia della società (con richiami espliciti a Demaria), descrizione di laboratori di coesione, analisi dei nuovi media, documenti tecnici come relazioni di verifica e lettere di indirizzo. Usa un linguaggio specialistico – si parla di ideoprassi, ingegneria istituzionale, scelta di campo valoriale – che non cerca la facile divulgazione. È una scelta di campo anche questa: rifiutare la frammentazione tra teoria e prassi, tra pensiero e azione, e mostrare il lavoro sporco della progettazione sociale nella sua interezza.
Criticità emerse dalla verifica epistemologica
Un progetto che si richiama a una dottrina così forte non può evitare di confrontarsi con i propri limiti epistemologici. Ed è proprio il metodo sociologico – con la sua esigenza di verifica empirica, di analisi dei bisogni, di mappatura delle risorse e dei vincoli – a imporre una domanda scomoda: un'iniziativa fondata sulla Dinontorganica può essere gestita da qualsiasi tipo di organizzazione? Per rispondere, è stata condotta una verifica preliminare che ha coinvolto circa una decina di soggetti (operatori sociali, rappresentanti di enti locali e potenziali partner) attraverso questionari semi-strutturati e un’analisi documentale della normativa sul Terzo Settore. L’attività si è svolta in un arco temporale di circa tre mesi e ha prodotto risultati grezzi tra cui l’emersione di quattro nodi critici ricorrenti. La risposta complessiva è stata negativa: la Dinontorganica non è una lente neutrale, ma una dottrina totalizzante che pretende coerenza su tutti i piani – teorico, metodologico, operativo, valoriale. Chi la adotta fa una scelta di campo, e questo può entrare in tensione con la missione di enti che per statuto devono rappresentare il pluralismo scientifico o la neutralità assiologica.
I quattro nodi strutturali e la loro trasformazione in risorsa
La tensione, però, non è un vizio da rimuovere. Anzi, è una risorsa preziosa, a patto di imparare a riconoscerla e a governarla. La verifica preliminare ha portato alla luce alcuni nodi strutturali che chiunque voglia tradurre in azione un paradigma teorico forte deve affrontare. Innanzitutto, l'inscindibilità di teoria e prassi: nella Dinontorganica non si può aderire solo a metà, perché il pensiero e l'azione si richiamano continuamente l'un l'altra. Poi, la tensione tra la scelta di una dottrina precisa e il dovere del pluralismo scientifico: un'associazione che rappresenta un'intera categoria professionale non può fare propria una singola dottrina senza tradire la sua natura aperta e inclusiva. C'è poi l'asimmetria tra la capacità operativa di chi lavora sul campo e le responsabilità giuridiche che ne derivano: gestire laboratori comunitari, stipulare accordi con le istituzioni, rendicontare fondi significa assumersi oneri civili e contabili che non tutte le strutture nazionali sono attrezzate a sostenere. Infine, il rischio di una distorsione identitaria: un progetto troppo legato a una dottrina rischia di far percepire quella dottrina come la linea ufficiale dell'ente che lo ospita, confondendo l'iniziativa particolare con la missione generale. Lontano dall'essere difetti occulti o motivi di imbarazzo, questi limiti sono esattamente le condizioni che permettono a un progetto come Elsewhere di rimanere fedele al proprio paradigma. Esplicitare queste criticità, lungi dall'indebolire l'iniziativa, la rafforza: perché la trasparenza metodologica è il fondamento di ogni azione sociale responsabile.
Il mutuo riconoscimento come concretizzazione del concetto di Elsewhere
Da questa consapevolezza nasce l'idea di un mutuo riconoscimento tra soggetti diversi. Per intendere appieno questa scelta, occorre cogliere il duplice significato – ontologico e giuridico – che il termine "riconoscimento" assume in questo contesto. Sul piano ontologico, esso richiama la scoperta fondamentale di Demaria: l'ente dinamico, una categoria che integra la metafisica classica e descrive la realtà come qualcosa che "non è, ma si fa attivisticamente nello spazio e nel tempo". Se la realtà stessa è un processo di autocostruzione, allora anche il legame sociale non può essere un dato statico, ma un atto continuo di reciproca istituzione. Un possibile indicatore operativo di questa dinamicità potrebbe essere, ad esempio, la frequenza con cui il progetto rivede le proprie modalità organizzative in risposta ai feedback del territorio, o il numero di adattamenti documentali registrati in un dato periodo. Su questo fondamento, il piano giuridico trova il suo senso più autentico: il diritto non è una sovrastruttura, ma la forma normativa che protegge e promuove questa relazionalità costitutiva. Un "Patto di Mutuo Riconoscimento e Alleanza" – uno strumento giuridico flessibile – incarna esattamente questa duplice anima. Sul versante ontologico, il patto riconosce che i soggetti coinvolti sono enti dinamici, realtà in divenire che non possono esaurirsi in una definizione rigida, ma che hanno bisogno di un reciproco conferimento di legittimazione per costruirsi insieme. Sul versante giuridico, esso traduce questa consapevolezza in clausole, impegni e procedure, creando una cornice normativa che non irrigidisce ma facilita la collaborazione, nel pieno rispetto delle autonomie. Iniziative di questo tipo sono già state sperimentate in vari contesti associativi, ma è nel quadro di Elsewhere che questo strumento acquista una valenza ancora più radicale: esso diventa la concretizzazione perfetta del concetto di "altrove" perseguito dal progetto. Elsewhere non è un luogo fisico, ma una relazione istituita: un altrove che si crea nell’atto stesso del riconoscersi reciprocamente come parti di un unico organismo dinamico. Il patto, quindi, non è un mero accordo tecnico, ma la più alta espressione della prassi demariana, l'ideoprassi in azione: un'idea che si fa prassi costruttiva, un'ideologia (nel senso nobile del termine) che si traduce in un patto di alleanza per trasformare il territorio.
Da questo rifiuto delle pseudoforme deriva la necessità di distinguere – senza separare – i diversi piani di un'iniziativa complessa come Elsewhere. Da un lato, un ente che può legittimamente compiere una scelta di campo valoriale – per esempio un'associazione culturale radicata nel territorio, dedita all'attivismo civile e alla trasformazione democratica. Dall'altro, un organismo scientifico che per statuto deve preservare la propria neutralità e il proprio pluralismo. Non si tratta di separare per allontanare, ma di distinguere per allearsi. La titolarità giuridica, amministrativa e operativa del progetto può essere affidata a chi ha la flessibilità e la recettività ideologica per sostenerla; la dimensione scientifica, deontologica e di validazione metodologica rimane invece in capo a chi garantisce rigore e terzietà. È una sorta di delega funzionale protetta, che trasforma un potenziale conflitto in un'architettura a somma positiva. Il progetto non viene perso, ma rilanciato: diventa un laboratorio condiviso, un osservatorio permanente, un modello di ingegneria istituzionale dove ogni attore riconosce il proprio limite e la propria necessità. E riconoscendo i propri limiti, ciascuno scopre anche l'insostituibile valore dell'altro. In questo senso, la filosofia di Demaria non solo giustifica, ma esige una tale configurazione come la più fedele alla sua stessa ispirazione anti‑pseudoformale.
Oltre il progetto: spunti di riflessione concreta dal mondo combattentistico europeo
La tensione che anima il progetto Elsewhere – tra l'universalità della pace e la particolarità delle memorie nazionali – non è un problema astratto. Essa trova un precedente illuminante nella storia d'Europa. Nel secondo dopoguerra, mentre Demaria elaborava la sua critica alle pseudoforme totalitarie, un gruppo di alti ufficiali ed esponenti della società civile, provenienti da nazioni un tempo nemiche, diede vita a quella che sarebbe diventata la Confédération Européenne des Anciens Combattants (CEAC): la Confederazione Europea degli Ex Combattenti. L'obiettivo dichiarato della neonata Confederazione era “consolidare i legami tra i combattenti alleati e riannodare le relazioni con gli ex avversari in uno spirito di fratellanza”. Questo organismo divenne presto un ponte concreto tra mondi divisi dalla Guerra Fredda, promuovendo attivamente la pace, la sicurezza e la cooperazione internazionale.
Questa esperienza storica offre un esempio paradigmatico di come si possa superare la logica della contrapposizione sterile – amico/nemico – per abbracciare una prospettiva organica e costruttiva. Essa dimostra che la riconciliazione non è un atto di rimozione, ma un lavoro complesso di tessitura di nuovi legami, nel pieno rispetto della verità storica. La CEAC ha rappresentato, in tal senso, una profetica anticipazione dell'ideale dinontorganico: un “altrove” concreto dove ex nemici hanno imparato a riconoscersi come parti di un unico corpo sociale europeo, superando le pseudoforme ideologiche che li avevano divisi.
Non è irrilevante notare che questo spunto di riflessione – il valore della riconciliazione post-bellica e della cooperazione europea – potesse essere particolarmente presente a Franco Faggiano. Il suo stesso percorso biografico, come egli stesso ha raccontato, è segnato dall'essere figlio di un combattente della Seconda Guerra Mondiale (aviere della Regia Aeronautica Militare e ausiliario MP) e da un impegno di lunga data nel mondo associativo legato alla memoria, al volontariato e alla protezione civile. Si tratta, dunque, di una consonanza che non è solo teorica, ma che affonda le radici in una esperienza familiare e associativa diretta, conferendo alla riflessione che ne deriva una fondatezza epistemologica più solida e una spinta motivazionale autentica. Va tuttavia precisato che questo riferimento alla CEAC non costituisce un risultato della verifica preliminare, bensì un’analogia euristica: un modo per mostrare come la logica del mutuo riconoscimento, teorizzata da Demaria e applicata da Elsewhere, abbia già trovato una sua incarnazione storica in un contesto diverso. Si tratta di uno spunto interpretativo, non di una prova empirica.
In quest'ottica, il progetto Elsewhere, pur nella sua specificità locale, può essere visto come un laboratorio che tenta di attualizzare questo stesso principio, declinandolo a livello di comunità territoriali: un luogo dove le fratture sociali – tra generazioni, tra gruppi, tra cittadini e istituzioni – vengono affrontate non con la pretesa di annullarle, ma con l'obiettivo di trasformarle in risorse per una rinnovata coesione. La lezione della CEAC ha perciò una coerente valenza prodromica per Elsewhere: essa dimostra che l'“altrove” ideale – quel luogo altro in cui la società si realizza come organismo vivente – è una meta raggiungibile. Oggi, in termini di cittadinanza attiva, questo esempio storico diventa uno strumento operativo per mostrare che la costruzione di comunità non è un sogno astratto, ma una prassi possibile, già sperimentata con successo nel cuore più drammatico del Novecento. Elsewhere si propone di replicare questo miracolo su scala minuta ma non meno significativa, offrendo agli attori locali gli strumenti per trasformare i conflitti in alleanze e le ferite in risorse.
Aree di intervento e figura dell'EPS
Nel concreto, Elsewhere attiva aree di intervento che richiamano direttamente l'eredità di Demaria: educazione alla comunità e cittadinanza attiva per scuole e centri giovanili; laboratori di coesione comunitaria che mettono in dialogo generazioni e fasce sociali distanti; progettazione di welfare locale partecipato, dove i cittadini sono attori e non utenti passivi; e infine lo studio critico dei nuovi media, per fare in modo che le reti virtuali non isolino ma sostengano le comunità reali. A guidare queste azioni è l'Esperto in Progettazione Sociale, un tecnico delle relazioni umane e della programmazione che non si limita a compilare bandi o a raccontare esperienze, ma costruisce ponti tra la visione filosofica e gli strumenti amministrativi, tra i bisogni del territorio e le risorse disponibili.
Considerazioni sui limiti del presente studio
Come ogni analisi condotta su un progetto in fase di sviluppo, anche questo case study presenta dei limiti che è opportuno riconoscere. Sarebbe auspicabile un approfondimento attraverso interviste dirette ai soggetti coinvolti (l’ideatore, un rappresentante dell’ente partner, un sociologo esterno) per arricchire la prospettiva. Inoltre, la maggior parte delle fonti qui utilizzate – in particolare gli articoli apparsi su siti come Sociologia On Web, New Media European Press ed Eco di Savona – riprendono materiali comunicativi del progetto e non costituiscono verifiche indipendenti. Esse sono state impiegate come documentazione dell’autopercezione e della strategia comunicativa del progetto, non come prove di efficacia. Lo spunto relativo alla CEAC, infine, va inteso come un’analogia euristica e non come un esito della verifica preliminare. Tali limiti non inficiano la portata esplorativa del case study, ma ne circoscrivono la pretesa conoscitiva a un livello di analisi essenzialmente qualitativo e contestuale.
Conclusioni del case study
Il percorso di Elsewhere restituisce una verità semplice ma spesso rimossa: ogni azione sociale che si rispetti ha bisogno di una teoria che la sorregga, e ogni teoria che non si traduce in prassi è destinata a rimanere sterile. Ma il passaggio dall'una all'altra non è mai lineare. Richiede di abitare le tensioni – tra pluralismo e scelta di campo, tra neutralità e impegno, tra rigore metodologico e ascolto del territorio – senza rimuoverle né assolutizzarle. Il progetto Elsewhere, con la sua radice filosofica demariana, la sua forma comunicativa essenziale e la sua trasparenza sui limiti epistemologici, prova a fare proprio questo. Non come una formula già compiuta, ma come un laboratorio vivente che insegue il suo "altrove" ideale: quel luogo altro in cui la società, liberata dalle pseudoforme, può finalmente realizzarsi come organismo vivente. E forse è proprio questa la sua lezione più autentica: che fare comunità significa anche accettare di non avere tutte le risposte, ma di cercarle insieme, nella consapevolezza che ogni passo concreto è già un atto teorico, e ogni pensiero profondo è già una forma di azione.
Sitografia
Sito ufficiale di Franco Faggiano (EPS e Progetto Elsewhere):
franco-faggiano.blogspot.comSaggio introduttivo sul pensiero di Tommaso Demaria e il problema dell’agire umano (Petite Plaisance Blog):
petiteplaisanceblog.altervista.org/tommaso-demaria-1908-1996-il-problema-del-vivere-e-dellagire-umano-oggi/Voce Wikipedia su Tommaso Demaria:
it.wikipedia.org/wiki/Tommaso_DemariaArticolo “Dinontorganica e progettazione sociale: un metodo per leggere le comunità” (Eco di Pavia):
www.ecodipavia.it/dinontorganica-e-progettazione-sociale-un-metodo-per-leggere-le-comunita/Articolo “Un convegno inedito sul ruolo dell’impresa dinontorganica per un nuovo modello di sviluppo” (Adria Eco):
www.adriaeco.eu/2024/04/08/un-convegno-inedito-sul-ruolo-dellimpresa-dinontorganica-per-un-nuovo-modello-di-sviluppo/Articolo “Il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica” (Sociologia On Web):
www.sociologiaonweb.it/il-progetto-elsewhere-come-realizzazione-operativa-della-dinontorganica/(fonte comunicativa, non indipendente)Articolo “Il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica” (New Media European Press):
www.newmediaeuropeanpress.eu/2026/03/03/il-progetto-elsewhere-come-realizzazione-operativa-della-dinontorganica/(fonte comunicativa, non indipendente)Articolo “Il progetto Elsewhere come realizzazione operativa della Dinontorganica” (Eco di Savona):
www.ecodisavona.it/il-progetto-elsewhere-come-realizzazione-operativa-della-dinontorganica/(fonte comunicativa, non indipendente)Biografia e contesto storico di Tommaso Demaria (Roero Coast to Coast):
visitmudi.it/storie/tommaso-demaria/Analisi del Comunitarismo Mistico di Tommaso Demaria (Libere Comunità):
www.liberecomunita.org/index.php/antipolitica/233-tommaso-demaria-il-comunitarismo-mistico-e-la-societa-dinontorganicaUso improprio della religione (Nuova Costruttività):
www.nuovacostruttivita.it/uso-improprio-della-religioneConfederazione Europea degli Ex Combattenti (CEAC) – Scheda su Wemmel.be:
www.wemmel.be/fr/association/134/ceac--confederation-europeenne-des-anciens-combattants-et-militaires(fonte storica)
A cura della Redazione Online
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