Blastocistosi: il parassita intestinale poco conosciuto che può nascondersi dietro disturbi cronici e problemi digestivi

 

Immagine microscopica del parassita Blastocystis osservato in laboratorio, responsabile della blastocistosi intestinale, con dettagli cellulari ingranditi ad alta definizione.

Gonfiore addominale, diarrea ricorrente, stanchezza inspiegabile e dolori intestinali vengono spesso attribuiti allo stress, a un’alimentazione scorretta o alla sindrome dell’intestino irritabile. In alcuni casi, però, all’origine di questi sintomi potrebbe esserci un microrganismo ancora poco conosciuto ma molto diffuso: la blastocistosi. Una condizione che negli ultimi anni sta attirando sempre più attenzione da parte di gastroenterologi e microbiologi, soprattutto per il suo possibile legame con disturbi intestinali cronici e alterazioni del microbiota. Alessandria Post approfondisce oggi questo tema medico e scientifico cercando di spiegare in modo semplice cos’è la blastocistosi, come si contrae, quali sintomi provoca, come viene diagnosticata e quali sono le cure oggi disponibili.

Pier Carlo Lava

La Blastocistosi è un’infezione intestinale provocata da Blastocystis, un microrganismo unicellulare che vive nell’intestino umano e animale. Per molto tempo questo organismo è stato considerato innocuo o addirittura parte della normale flora intestinale, ma studi più recenti hanno evidenziato che in alcune persone può essere associato a sintomi gastrointestinali persistenti e talvolta debilitanti.

La storia della scoperta di Blastocystis è curiosa e riflette bene le difficoltà della medicina nel comprendere certi microrganismi. Il parassita fu descritto scientificamente per la prima volta nel 1911 dal microbiologo russo Alexeieff, che lo chiamò Blastocystis enterocola. Un anno più tardi, nel 1912, il parassitologo francese Émile Brumpt identificò il microrganismo nelle feci umane e introdusse il nome Blastocystis hominis, utilizzato per molti decenni nella letteratura medica.

All’inizio gli studiosi ritenevano che si trattasse di un lievito o di un fungo intestinale senza particolare importanza clinica. Soltanto negli anni Settanta e Ottanta, grazie alle ricerche del microbiologo americano Charles Zierdt, si comprese che Blastocystis non era un fungo ma un protista unicellulare molto particolare. Le moderne tecniche genetiche degli anni Novanta hanno poi chiarito definitivamente la sua classificazione biologica, inserendolo nel grande gruppo degli Stramenopili, lo stesso gruppo evolutivo che comprende alghe e altri microrganismi acquatici.

La blastocistosi si trasmette prevalentemente per via oro fecale. Ciò significa che il contagio avviene ingerendo acqua o alimenti contaminati da materiale fecale infetto. Verdure crude lavate male, acqua non trattata, scarsa igiene delle mani o contatti con ambienti contaminati rappresentano le principali vie di trasmissione. In alcuni casi il microrganismo può essere trasmesso anche attraverso il contatto con animali domestici o allevamenti.

L’infezione è molto più diffusa nei Paesi con condizioni igienico sanitarie carenti, ma negli ultimi anni viene diagnosticata con frequenza crescente anche in Europa e in Italia. Gli specialisti ritengono che molti casi restino ancora non diagnosticati, soprattutto perché i sintomi possono essere confusi con altre malattie intestinali più comuni.

Uno degli aspetti più complessi della blastocistosi riguarda infatti la sua sintomatologia estremamente variabile. Molti individui possono essere portatori del parassita senza manifestare alcun disturbo. In altri casi, invece, compaiono sintomi gastrointestinali anche molto fastidiosi. I più frequenti sono gonfiore addominale, diarrea intermittente o cronica, dolori intestinali, flatulenza, nausea, crampi addominali, digestione difficile e senso di stanchezza persistente. Alcuni pazienti riferiscono anche perdita di peso, irritabilità intestinale e alterazioni dell’alvo.

Negli ultimi anni diversi studi hanno ipotizzato una possibile correlazione tra Blastocystis e la sindrome dell’intestino irritabile. Non è ancora chiaro se il parassita sia direttamente responsabile dei sintomi oppure se agisca alterando l’equilibrio del microbiota intestinale in soggetti predisposti. Alcuni ricercatori sostengono inoltre che esistano sottotipi diversi del microrganismo, alcuni praticamente innocui e altri potenzialmente più aggressivi.

La diagnosi della blastocistosi avviene principalmente attraverso l’analisi delle feci. I laboratori possono identificare il parassita mediante osservazione microscopica oppure tramite test molecolari più avanzati, oggi considerati molto più affidabili e precisi. Talvolta sono necessari esami ripetuti perché la presenza del microrganismo nelle feci può variare nel tempo.

Anche la terapia rappresenta un tema ancora discusso nella comunità scientifica. Nei soggetti senza sintomi spesso non viene prescritta alcuna cura specifica. Quando invece i disturbi sono importanti, il medico può ricorrere a farmaci antiparassitari e antibiotici specifici. Il più conosciuto è Metronidazolo, anche se la sua efficacia non è sempre definitiva e alcuni pazienti possono avere recidive. In casi particolari vengono utilizzati anche trimetoprim sulfametossazolo, nitazoxanide o altre terapie mirate.

Molti specialisti sottolineano inoltre l’importanza di intervenire anche sul microbiota intestinale attraverso alimentazione controllata, probiotici e riduzione dei fattori che alterano l’equilibrio intestinale. La salute dell’intestino viene oggi considerata centrale non solo per la digestione, ma anche per il sistema immunitario e il benessere generale dell’organismo.

Fondamentale resta la prevenzione. Lavare accuratamente frutta e verdura, bere acqua sicura, curare l’igiene delle mani e prestare attenzione durante i viaggi in Paesi con standard igienici inferiori rappresentano le misure più efficaci per ridurre il rischio di contagio.

La blastocistosi continua ancora oggi a essere oggetto di studi e dibattiti scientifici. Proprio il crescente interesse verso il microbiota intestinale e il rapporto tra parassiti, batteri e salute digestiva potrebbe nei prossimi anni portare a nuove scoperte su questo organismo tanto diffuso quanto ancora in parte misterioso.

Geo: La blastocistosi è studiata a livello internazionale nell’ambito delle malattie gastrointestinali e delle infezioni intestinali. Alessandria Post dedica attenzione anche ai temi della salute e della divulgazione scientifica, proponendo approfondimenti pensati per informare i lettori in modo chiaro, aggiornato e accessibile.

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