Anmic guarda al futuro: welfare inclusivo e sette dipartimenti
A Roma due giorni di assemblea con 104 presidenti provinciali e 18 presidenti regionali
ROMA - 'Ente di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità e non autosufficienti – Famiglie- Caregiver', è racchiuso in questa nuova definizione il futuro di Anmic. Non solo un nome ma una vera e propria riorganizzazione della Rete Associativa che si trasformerà in Dipartimenti con l'obiettivo di "essere molto più pregnanti nelle risposte da dare alle persone. Le nostre sedi dovranno diventare dei veri e propri hub inclusivi", ha spiegato il presidente nazionale, Nazaro Pagano, a conclusione della due giorni assembleare che si è svolta giovedì 7 e venerdì 8 maggio a Roma, presso l'Hotel Capannelle, alla presenza di 104 presidenti provinciali – neoeletti e riconfermati – e i 18 presidenti regionali.
Saranno sette in tutto i Dipartimenti previsti: medico-legale e inclusione sociale; lavoro; scuola, ricerca e università; mobilità, accessibilità e universal design; economico-fiscale; progettazione; antidiscriminazione. "Ai vertici- sottolinea Pagano- ci saranno persone specificamente competenti in quel determinato ambito. In questi due giorni abbiamo voluto sensibilizzare la nostra rete associativa su questi aspetti, sentire le istanze dei partecipanti all'assemblea, ascoltare la loro visione e raccogliere i loro suggerimenti, per noi necessari e indispensabili. Credo che da questo punto di vista sia stato fatto un ottimo lavoro".
"Abbiamo riflettuto sul passato- ha detto ancora il presidente- sul presente e sul futuro dell'Anmic. Abbiamo ricordato la nostra storia, consapevoli però della necessità di vivere pienamente il presente e guardare con lucidità alle sfide del futuro. Il presente è una riorganizzazione della rete ma soprattutto è una piena partecipazione all'attività che, in questo momento, preme nel nostro paese per quanto riguarda le nuove procedure di accertamento, la riforma della disabilità e il progetto di vita. Abbiamo parlato proprio di questi aspetti significativi per rendere edotti anche i nostri territori su quello che la Rete, a livello nazionale, sta mettendo in campo- fa sapere Pagano- e trasferire così a loro le nostre competenze e le nostre specificità, ma soprattutto quelle che sono le nostre informazioni rispetto all'evoluzione stessa dei temi".
"La platea è stata molto attenta e ha partecipato attivamente e di questo siamo particolarmente soddisfatti- ha detto ancora il presidente- i risultati che otterremo da questo confronto di due giorni si manifesteranno nelle prossime settimane durante le quali continueremo in quest'opera di confronto e di formazione partecipata. Dobbiamo creare le condizioni per un welfare non più protettivo ma inclusivo e partecipato, le persone devono diventare attori attivi della propria vita".
Altro aspetto importante emerso nel corso della due giorni è una maggiore attenzione alla persona anche nella sua dimensione familiare e sociale. "Dobbiamo modificare la nostra azione rispetto alle persone che tuteliamo- ha evidenziato il presidente- non possiamo più pensare solo ed esclusivamente alle persone con disabilità ma dobbiamo pensare anche alle famiglie. I nuclei familiari sono fondamentali, dietro ogni persona c'è una famiglia e oggi le famiglie sono cambiate, vogliono partecipare attivamente alla vita dei loro cari, vogliono sviluppare politiche che prevedano un 'durante noi' e soprattutto un 'dopo di noi' significativi. Ci rivolgeremo alle famiglie e ci rivolgeremo ai caregiver: la legge su questo tema sta facendo il suo iter ma noi vorremmo creare le condizioni perché questa legge possa abbracciare una platea più ampia di persone. E soprattutto arrivare a un riconoscimento formale e concreto del ruolo del caregiver familiare. Speriamo di riuscirci".
"LA PARTECIPAZIONE È DEMOCRAZIA"
La linea tracciata da Pagano trova riscontro nelle parole di Luca Pancalli, vicepresidente nazionale vicario della Rete Associativa Anmic. Secondo Pancalli, infatti, il modello illustrato dal presidente rappresenta "un'interpretazione adeguata del cambiamento necessario anche all'interno delle associazioni, affinché non restino asincrone rispetto alle trasformazioni in atto. Occorre saper parlare sia agli associati sia agli utenti, rafforzando al tempo stesso la funzione di erogazione dei servizi e quella di rappresentanza politico-sindacale. L'anima politica dell'organizzazione e la visione unitaria, capace di unire tutte le sedi territoriali, sono elementi fondamentali per la riorganizzazione dell'associazione".
Il presidente Pagano ha anche ricordato che la Rete associativa nel 2026 compie 70 anni. "Tanti anni che ci danno la misura della responsabilità che portiamo sulle spalle. Lui ha saputo stare sul pezzo- conferma Pancalli- fornendo un consuntivo lucido dell'azione dell'associazione e dei rapporti con le istituzioni. Tutto questo è stato fatto rinforzando la centralità dell'Anmic nel dibattito pubblico e politico tenendo presente la difesa dei diritti delle persone con disabilità. Ha illustrato un nuovo modello organizzativo della Rete Associativa pensato per rispondere alle sfide del futuro. Una rivoluzione culturale che si poggia sulla capacità di rendere esigibili i diritti".
Nazaro Pagano ha aggiunto: "Un Paese più inclusivo è un Paese più civile. La civiltà di una nazione si misura nella capacità di creare inclusione partecipativa. E la partecipazione è democrazia".
RETE ASSOCIATIVA E INCLUSIONE AL CENTRO
Le prospettive future dell'Anmic si sviluppano quindi lungo tre direttrici: il rafforzamento della rete associativa, l'ampliamento del campo d'azione e una maggiore attenzione alla persona nella sua dimensione familiare e sociale. Enrico Agosti, componente dell'Ufficio di Presidenza e della Giunta esecutiva ha presentato, nel corso dell’assemblea, una mozione sociopolitica “che a novembre- dice- dovrebbe diventare la linea guida del nostro congresso nazionale. È un documento di indirizzo che contiene un po' di storia ma soprattutto molta prospettiva, con obiettivi da perseguire nei prossimi sette anni". La mozione guarda al futuro senza perdere il legame con la storia dell'associazione: "Cambiano le foglie, ma le radici restano profonde e importanti. Oggi il mondo evolve velocemente e noi dobbiamo non soltanto adeguarci, ma rappresentare ciò che c'è di nuovo nella prospettiva futura". Secondo Agosti, il passaggio alla rete associativa comporta una trasformazione profonda del ruolo dell'Anmic: "Essere rete associativa significa avere un compito molto più complesso. Vogliamo guardare alla famiglia nel suo insieme, alla persona, al suo desiderio di avere una vita autonoma, un lavoro, una piena integrazione sociale. Non basta più occuparsi soltanto della pratica burocratica o della pensione, pur restando aspetti importanti. Oggi serve una visione socio-politica e assistenziale più ampia". Il nuovo approccio punta a considerare la persona non come un caso isolato ma all'interno del proprio contesto di vita: "Parlare di progetto di vita individuale è fondamentale, ma noi vogliamo andare oltre, verso una piena integrazione nella famiglia e nella società. È un salto di qualità forte, che coinvolge il piano socio-sanitario, economico e burocratico".
Attualmente l'Anmic conta circa 132mila iscritti, con 104 sedi distribuite in 21 realtà territoriali italiane. "La rete associativa Anmic- conclude Agosti- dialogherà con tutte le istituzioni, dai Comuni alle Province, dalle Regioni fino ai ministeri, per costruire sinergie e confronto a ogni livello. Siamo una realtà trasversale, senza etichette partitiche".
PRESIDENTE PROVINCIALE PUNTA DI DIAMANTE DELL’ORGANIZZAZIONE
Nel percorso di riorganizzazione della Rete Associativa Anmic, un ruolo chiave è quello dei presidenti provinciali, come sottolineato da Michele Tomasello, vicepresidente nazionale della Rete:
"In passato il ruolo del presidente provinciale è stato quello di portare le persone ad avere contezza dei propri diritti. Oggi il tema è soprattutto quello della difesa di questi diritti, a livello istituzionale, per i problemi che si possono riscontrare con l'Istituto di previdenza o con le aziende sanitarie". In futuro, per Tomasello, "il presidente provinciale sarà sempre una punta di diamante dell'organizzazione della Rete Associativa Anmic perché è colui che si interfaccia con le nuove disabilità per far sì che i diritti delle persone vengano sempre difesi".
DALLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE NUOVE RESPONSABILITÀ
Riforma del Terzo settore e, in particolare, strumenti, regole e obblighi introdotti è il tema affrontato da Maria Antonietta Tull, segretario generale della Rete Associativa Anmic nella giornata conclusiva dell'assemblea. "Si tratta di responsabilità nuove per i presidenti provinciali, responsabilità di tipo amministrativo e organizzativo- ha spiegato Tull- e quindi, seguendo il nostro compito, abbiamo cercato di aiutare le sedi territoriali affinché siano sempre più competenti e organizzate e con una visione del terzo settore più moderna. Noi crediamo che una rete associativa ben organizzata, competente e radicata sul territorio sia essenziale per poter incidere più concretamente per la difesa dei diritti delle persone con disabilità".
MOBILITÀ E UNIVERSAL DESIGN PRINCIPI D'AUTONOMIA
Tantissimi i temi affrontati nel corso della due giorni assembleare: riforma, disegno di legge sui caregiver, Terzo Settore nonché autonomia e mobilità.
Il Dipartimento mobilità, accessibilità e universal design è l'ultimo che è stato aperto in casa Anmic. A guidarlo è Roberto Romeo che, in occasione della due giorni assembleare ha spiegato novità e obiettivi. "L'obiettivo- spiega- è quello di cercare di arrivare il più possibile ai bisogni delle persone, non più legati solo all'aspetto dell'invalidità civile ma anche al superamento delle barriere architettoniche o degli ostacoli legati alla libera mobilità. Il Dipartimento lavora con le istituzioni per cambiare il paradigma che oggi crea barriere in ogni ambito della vita quotidiana- spiega il responsabile- rispetto alla possibilità di accesso e di libero movimento indipendentemente dalla condizione di disabilità che la persona può vivere. In questo caso, il Dipartimento opera con la Presidenza per dare tutti quegli strumenti tecnici conoscitivi e informativi per dialogare con il governo e con le istituzioni pubbliche. L'obiettivo è tracciare delle nuove strade che mettano al centro l'uomo, sulla base di principi dell'universal design. L'aspetto del muoversi liberamente- sottolinea ancora Romeo- può determinare in meglio o in peggio la qualità di vita e il livello di autonomia della persona con disabilità".
TRE CRITICITÀ NELL’ APPLICAZIONE DELLA RIFORMA: DAL COSTO DEL CERTIFICATO MEDICO ALLE RICHIESTE DI 104
La Rete associativa Anmic siede nella cabina di regia che la Regione Lombardia ha istituito per la messa a terra della riforma sulla Disabilità, in base al decreto legislativo 62 del 2024. Una riforma che ha visto partire la provincia di Brescia oltre un anno fa, e che dal primo marzo 2026 interessa sei nuove province. "E' una riforma impegnativa sotto il profilo associativo, medico-legale e burocratico", afferma Angelo Achilli, presidente regionale della sede lombarda della Rete Associativa Anmic e di Fand Lombardia. "Alle persone con disabilità della Lombardia interessa avere la certezza di essere riconosciute in maniera indubitabile. A noi, come Anmic, interessa anche che le indennità di accompagnamento, le pensioni di invalidità civile, vengano finalmente adeguate ai tempi che stiamo vivendo. Soprattutto considerando che la Lombardia è la regione con il costo della vita più alto nel nostro Paese. E' importante, quindi, che vengano aumentate queste indennità- sottolinea Achilli- dopo la definizione di un nuovo iter certificativo che non lascerà dubbi".
Tre le difficoltà riscontrate nell'applicazione della riforma. La prima riguarda il costo del certificato medico introduttivo. "Il nuovo certificato sulla definizione di condizione di disabilità è più complesso- spiega il presidente regionale Anmic Lombardia- richiede più lavoro per i medici certificatori. Come Anmic in tutte le province della Lombardia abbiamo trovato dei medici che hanno stabilito dei prezzi calmierati per questi certificati e i costi che offriamo ai nostri associati sono i più bassi che si trovano nella nostra regione".
La seconda criticità riguarda l'Inps come unico ente certificatore. "A differenza di quello che avveniva con le Asst, l'Inps ha un'unica sede di certificazione in molte province. Ma abbiamo province molto estese, come Pavia o Sondrio, dove da certe zone per recarsi al capoluogo sono necessarie anche 2-3 ore di spostamento- informa Achilli- cosa che prima non avveniva perché gli ambiti delle Asst erano più vicine al cittadino. Dobbiamo chiedere ad Inps che si creino sedi distaccate più vicine ai cittadini".
La terza criticità relativa al decreto 62/2024, fa sapere il presidente regionale della sede lombarda della Rete Associativa Anmic, guarda alla realtà pratica: "Se, ad esempio, c'è una persona che ha un diritto all'accompagnamento in via definitiva e dovesse avere necessità di vedersi riconosciuta la legge 104, con la vecchia normativa poteva fare domanda solo per la 104. Con la riforma al momento bisogna rivedere tutto, con il rischio di mettere in discussione un diritto acquisito per sempre".
Questioni da chiarire che riguardano non poche persone. "In Lombardia, secondo i dati Istat da noi raccolti, ci sono mezzo milione di persone con disabilità. Tra queste, molte sono già riconosciute con la vecchia procedura, ma dobbiamo pensare che almeno un 20-30% di questo mezzo milione - che purtroppo è in aumento - avrà bisogno di aggravamenti, di leggi 104 e di accompagnamenti. Quindi, parliamo di numeri molto importanti. L'Inps diventa l'unico ente accertatore e valutatore, un impegno gravoso e Anmic è in prima fila per limitare i disagi", conclude.
DALLE CRITICITA’ OPERATIVE ALLE NUOVE IDEE IN CAMPO
Un "bilancio in chiaroscuro" sulla sperimentazione della riforma sulla disabilità è anche quello che arriva da Walter Antonini, presidente della sede regionale dell'Emilia Romagna della Rete associativa Anmic. “In Emilia-Romagna, come nel resto del Paese, siamo partiti tra mille difficoltà. Tuttavia, proprio queste criticità ci stanno spingendo a elaborare nuove idee, innovazioni e proposte. A livello regionale, inoltre, abbiamo attivato tavoli di confronto con l'Inps dell'Emilia-Romagna che stanno funzionando molto bene". Sul piano operativo, Antonini evidenzia diverse criticità: "La logica di affidare ai medici di medicina generale la compilazione delle richieste non si sta rivelando semplice come si immaginava. Anzi, in tanti territori molti medici si rifiutano di svolgere questo compito. Per questo alcune nostre sedi coinvolte nella sperimentazione stanno valutando di dotarsi di medici all'interno che possano supportare gli utenti. Un altro problema riguarda la complessità della procedura, che prevede passaggi lunghi e complicati e che scoraggia molti professionisti a dare un supporto". Infine c'è il tema dei costi: "Non tanto perché siano elevati rispetto al lavoro richiesto - una pratica richiede mediamente circa 40 minuti - quanto perché rischiano di diventare un fattore discriminante per le persone con disabilità che non dispongono delle risorse economiche necessarie per affrontarli", conclude.
I MEDICI DI CATEGORIA, UNA FIGURA FONDAMENTALE MA DI DIFFICILE REPERIBILITA’
Altro capito è quello dei medici di categoria, almeno 500 in tutta Italia. Sono figure che dal 1971 sono inserite all'interno delle commissioni per l'accertamento della disabilità. A spiegarlo è l'avvocato Luigi Scilinguo, membro della Giunta esecutiva della Rete Associativa Anmic. "Il medico di categoria è uno dei medici che rappresenta la categoria e fa parte della commissione insieme al medico dell'Unione ciechi (l'oculista), e al medico dell'Ente nazionale sordi (l'otorino). Come Anmic abbiamo sempre avuto la possibilità di indicare medici che facessero gli interessi non dell'associazione ma della categoria degli invalidi civili. Il medico è stato poi confermato dalla legge 295 del 2000 e, ultimamente, il suo ruolo e la sua posizione sono stati rafforzati dal Decreto Legislativo 62 del 2024, che ne fa un elemento fondamentale all'interno delle commissioni per l'accertamento della disabilità. Questo vuol dire- spiega Scilinguo- che la commissione non è formata correttamente se non è stato invitato anche il medico di categoria".
Nel dettaglio "il medico di categoria controlla che il procedimento venga svolto esattamente- spiega ancora Scilinguo- che la visita venga svolta salvaguardando i diritti della persona con disabilità, è un componente della commissione e come tale concorre con le proprie responsabilità e con la propria professionalità alla definizione della valutazione finale".
Scilinguo però evidenzia la difficoltà nel reperire questo tipo di figure. "Con il contratto che l'Inps fa sottoscrivere ai medici di categoria viene chiesto di rispettare delle incompatibilità- dice- sono incompatibilità che ci impediscono, in qualche modo, di poter attingere a un mercato più ampio, a un bacino più ampio di utenza e siamo costretti molte volte a ricorrere a medici che sono in pensione perché sono gli unici che non hanno più legami e incompatibilità secondo quelle che sono le disposizioni dell'Istituto. Questo- ripete- ci porta ad avere dei problemi sulla reperibilità dei medici stessi perché avremmo tanti professionisti validi ma che non possono partecipare alle commissioni perché magari svolgono l'attività di consulente tecnico d'ufficio nelle cause in cui è parte l'Inps, oppure svolgono l'attività di medici fiscali o fanno attività politica. Queste sono alcune tra le varie incompatibilità che l'Inps ha imposto perché si possa diventare non solo medico di categoria- conclude- ma anche medico convenzionato Inps".
AL SERVIZIO DEL TERRITORIO
Un esempio di quanto Anmic fa nei territori è arrivato da Fabrizio Rodin, presidente provinciale della sede di Cagliari della Rete Associativa Anmic, che conta "6.700 associati allo scorso 31 dicembre". "Riceviamo circa 30.000 richieste d'aiuto l'anno tra lo sportello telefonico, che impegna 2 operatori, e i nostri 6 sportelli territoriali- ha spiegato Rodin- oltre alla classica richiesta di aiuto che riguarda soprattutto le domande di invalidità civile", l'associazione si è posta un obiettivo preciso: "Ogni aspetto che afferisce al tema della disabilità deve essere materia di nostro interesse. Quindi tutte le persone con disabilità e i loro familiari sanno che possono rivolgersi a noi, non necessariamente per trovare una risposta- afferma- ma almeno per poter porre la domanda".
Al momento in Sardegna sta prendendo piede un ampio progetto di inclusione sociale. "Da più di 4 anni portiamo avanti un'attività che prevede una forte inclusione per tutti i soci della sede di Cagliari della Rete Associativa Anmic, che concretamente dà la possibilità alle persone di conoscersi e di trascorrere dei momenti insieme. Ogni martedì mettiamo a disposizione una sala cinema con pellicole in programmazione e, per tutta la stagione estiva, 20 ombrelloni da 3 posti. Tutto è fornito gratuitamente. Inoltre, promuoviamo durante l'anno dei corsi di disegno, di poesia e la palestra. Tante attività che permettono di sviluppare conoscenze e amicizie. Infine-conclude- una volta al mese organizziamo una gita fuori porta".
ANMIC MONITORERÀ LA RIFORMA E PUNGOLERÀ LE ISTITUZIONI
"Il tema della riforma della disabilità, prevista dal Decreto Legislativo 62/2024, è centrale perché prevede un grande cambio culturale per le persone con disabilità, mettendo al centro proprio la persona e riscrivendo tutto il sistema che riguarda la disabilità: dall'accertamento e riconoscimento della disabilità fino al progetto di vita", ha sottolineato Annalisa Cecchetti, vicepresidente nazionale della Rete associativa Anmic e presidente di Anmic Pisa. La riforma della disabilità è stato uno dei temi al centro della due giorni romana . "Il progetto di vita- continua Cecchetti- rappresenta una grande novità e una grande scommessa perché consente alle persone con disabilità di prevedere un'organizzazione della propria vita in condizioni di pari opportunità, ma soprattutto il progetto di vita è un diritto della persona: è la persona stessa che progetta la propria vita insieme alle istituzioni, al terzo settore, insieme a tutte le competenze che servono. Al centro c'è sempre la persona che manifesta le proprie aspettative, i propri desideri, le proprie preferenze, sceglie come impostare la propria vita. L'autodeterminazione è un elemento fondamentale: essere soggetto del cambiamento e non oggetto delle attenzioni e della cura di un sistema è la grande scommessa a cui Ammic si prepara".
La Rete associativa Anmic "ha partecipato attivamente alla riforma- spiega Cecchetti- ai tavoli in cui si è lavorato proprio per l'emanazione del Decreto Legislativo 62/2024 e lavora attivamente anche alla sperimentazione e, quindi, alla sua attuazione. Una riforma così importante ha tanti elementi nuovi, sicuramente importanti e di cambiamento e ha anche tante criticità. In questo senso Anmic, che è l'associazione di tutela che rappresenta le persone con disabilità e le loro famiglie, deve svolgere un ruolo fondamentale di attenzione, di monitoraggio, di pungolo alle istituzioni e soprattutto deve affiancare le persone, perché queste novità, i diritti esigibili delle persone con disabilità, devono essere portate avanti attraverso l'informazione, il sostegno alle famiglie e un accompagnamento nelle unità di valutazione multidisciplinare. Ci aspetta un grosso lavoro e siamo contenti di farlo", ha concluso.
Riportato da Sergio Batildi
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