“Amarezza” di Maria Cannatella: il dolore che cade in ginocchio ma sceglie ancora la vita

 

Quaderno aperto con poesia scritta a mano, penna stilografica e rosa appassita vicino a una finestra, immagine fotografica realistica e malinconica dedicata al dolore e alla riflessione interiore.

Ci sono poesie che non cercano effetti speciali, ma scavano lentamente dentro chi legge, lasciando addosso il peso autentico delle emozioni vissute. In “Amarezza”, Maria Cannatella trasforma il dolore personale in una confessione poetica intensa e sincera, dove la sofferenza non viene nascosta né abbellita, ma attraversata fino in fondo. Alessandria Post propone una riflessione su versi che parlano di fragilità, rabbia silenziosa e resistenza interiore.

Pier Carlo Lava

La poesia “Amarezza”, tratta dal libro ASSENZA, colpisce subito per il suo tono diretto e profondamente umano. Non ci sono artifici complessi né immagini costruite per stupire il lettore: il testo vive di verità emotiva. Maria Cannatella scrive come chi sente il bisogno urgente di liberare parole custodite troppo a lungo nel silenzio.

Il tema dominante è naturalmente l’amarezza, ma non quella superficiale o passeggera. Qui l’amarezza diventa una presenza costante, quasi fisica, che nasce dai ricordi, dalle ferite del passato, dalle incomprensioni e da un senso di condanna percepita come ingiusta. È un dolore che si deposita lentamente nell’anima e che riaffiora nei momenti di solitudine e smarrimento.

Molto intensa è l’immagine dell’anima “impotente”, incapace di salvare davvero chi soffre ma ancora capace di generare emozioni e trasformarle in scrittura. La poesia stessa diventa allora un atto di sopravvivenza. Scrivere serve a dare forma al dolore, a renderlo visibile, forse anche più sopportabile.

Maria Cannatella affronta anche il tema della rabbia trattenuta, quella che non viene mostrata perché sa già di non poter essere compresa da chi “un’anima non ha”. In questi versi emerge una forte delusione umana, ma anche una consapevolezza lucida: non tutto può essere spiegato agli altri, non tutto può essere accolto o ascoltato davvero.

Eppure il finale della poesia introduce un cambiamento importante. Dopo la caduta, dopo il ginocchio piegato dalla sofferenza, arriva la scelta della vita. “Aggrappandomi, ancora di più alla vita” è probabilmente il verso che illumina tutto il testo. Non cancella il dolore precedente, ma lo attraversa. È la dichiarazione di una resistenza silenziosa ma fortissima.

Lo stile di Maria Cannatella ricorda certa poesia confessionale contemporanea, dove il linguaggio quotidiano diventa veicolo di autenticità emotiva. In alcuni passaggi si percepiscono echi della sensibilità di Alda Merini, soprattutto nella capacità di trasformare la sofferenza interiore in parola viva, accessibile e profondamente umana.

Di seguito il testo integrale della poesia.

Amarezza
Maria Cannatella

C'è troppa amarezza in tante righe scritte
soltanto per riempire fogli bianchi.
Parole che, arrivano dall'anima,
dalle viscere più profonde,
dove nessuno può arrivare.

C'è solo amarezza, nei ricordi del passato che,
mi hanno condannata senza aver fatto nulla.
C'è tristezza dentro di me, arriva
in alcuni momenti di solitudine,
di smarrimento totale, non so cosa fare.

L'anima spesso è impotente, non sa cosa fare.
Vorrebbe aiutarmi ma,
sa solo arricchirmi di emozioni,
servono a scrivere il dolore.

Amarezza!
Talmente tanta da non poterla quantificare.
C'è rabbia nascosta, la stessa che,
mai si può o si deve mostrare,
a chi un'anima non ha.

Sarebbero soltanto parole inutili,
Incomprese, non ascoltate.
Ecco perché si tace!

Amarezza, mi ha lasciato l'amaro in bocca ma,
il fiele oggi è sparito.
L'ultima caduta mi ha messo in ginocchio,
a fatica mi sono rialzata, aggrappandomi,
ancora di più alla vita.
Nessun dono è più prezioso!

Maria Cannatella
17/5/2026
Dal libro ASSENZA
Riservati tutti i diritti.

Maria Cannatella affida alla poesia il compito difficile di raccontare ciò che spesso nella vita quotidiana resta impronunciabile. Nei suoi versi convivono dolore, fragilità, rabbia e desiderio di rinascita. È una scrittura che non cerca la perfezione formale assoluta, ma la sincerità emotiva, ed è proprio questa autenticità a renderla vicina al lettore.

In un’epoca in cui molte parole sembrano consumarsi rapidamente sui social e nella comunicazione veloce, poesie come “Amarezza” ricordano che la scrittura può ancora essere un luogo di resistenza interiore, memoria e verità umana.

Intervista immaginaria all’autrice

“Quando scrivo non penso alla poesia come esercizio letterario. Scrivo perché alcune emozioni, se restano dentro troppo a lungo, fanno male. ‘Amarezza’ nasce da momenti difficili, da silenzi e da ferite che però non sono riuscite a spegnere la voglia di vivere. Credo che la poesia serva anche a questo: trasformare il dolore in qualcosa che possa parlare agli altri.”

Geo: Maria Cannatella, attraverso il libro ASSENZA, propone una poesia intimista e profondamente emotiva, capace di raccontare il disagio interiore e la forza della rinascita. Alessandria Post continua il proprio impegno nella valorizzazione della poesia contemporanea e delle voci autoriali che trasformano l’esperienza personale in riflessione universale.

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