Ci sono calciatori che restano nei tabellini e altri che entrano nella memoria emotiva dei tifosi. Evaristo Beccalossi apparteneva a questa seconda categoria, quella dei giocatori capaci di trasformare una partita in racconto, un dribbling in ricordo, un errore in leggenda. La sua scomparsa, avvenuta a Brescia il 6 maggio 2026 all’età di 69 anni, pochi giorni prima del suo settantesimo compleanno, lascia un vuoto profondo nel calcio italiano e soprattutto nel cuore del popolo interista. Pier Carlo Lava
Beccalossi è stato uno dei simboli più amati dell’Inter tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, trequartista mancino di talento, estro e imprevedibilità. Con la maglia nerazzurra giocò dal 1978 al 1984, vincendo lo scudetto 1979 1980 e la Coppa Italia 1981 1982. L’Inter lo ha ricordato come un uomo “sempre uno di noi”, unico nel modo di trattare il pallone e impossibile da incasellare in formule rigide.
Il “Becca”, come lo chiamavano i tifosi, rappresentava un calcio romantico, meno atletico e più istintivo, fatto di intuizioni, pause improvvise, colpi di genio e giocate fuori spartito. Beppe Marotta lo ha ricordato come un calciatore che “danzava in campo”, immagine perfetta per descrivere un fantasista che non cercava soltanto l’efficacia, ma anche la bellezza del gesto.
La notizia ha generato un’ondata di commozione tra tifosi, ex compagni e personaggi del mondo dello spettacolo. Da Fiorello a Paolo Bonolis, fino a Enrico Ruggeri, molti hanno ricordato non solo il campione, ma anche l’uomo allegro, ironico, generoso, capace di restare vicino alla gente anche dopo il ritiro.
Geo: Brescia, Milano e l’Italia del calcio rendono omaggio a Evaristo Beccalossi, figura legata alla sua città natale e alla grande storia dell’Inter. Per Alessandria Post, il suo ricordo diventa anche un modo per raccontare un calcio che appartiene alla memoria collettiva, fatto di passione popolare, identità sportiva e campioni capaci di unire generazioni diverse.
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