“Vocali” di Arthur Rimbaud: il linguaggio che diventa visione, colore e vertigine

 

Ribellione e talento si incontrano nello sguardo di un giovane, simbolo di un genio precoce che sfida le regole e cerca la propria strada

Quando Arthur Rimbaud scrive “Vocali”, non si limita a usare le parole: le trasforma in materia viva, in colore, in esperienza sensoriale totale.
Pier Carlo Lava

“Voyelles” (1871) è una delle poesie più enigmatiche e rivoluzionarie di Rimbaud, un testo breve ma densissimo che ha segnato una svolta nella storia della poesia moderna. Qui ogni vocale è associata a un colore, dando vita a una sorta di alfabeto visionario che rompe ogni logica tradizionale.

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu : voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes...

Già nell’incipit si percepisce la forza innovativa del testo: le vocali diventano entità autonome, cariche di significati simbolici e sensoriali. Il linguaggio non descrive più la realtà, ma la reinventa, aprendo uno spazio nuovo dove suono, colore e immagine si fondono.

Il cuore della poesia è la sinestesia, figura retorica che permette di unire percezioni diverse: vedere i suoni, sentire i colori, immaginare l’invisibile. Rimbaud porta questo processo all’estremo, trasformando la parola in esperienza totale, quasi mistica.

Ogni vocale diventa un universo:
– la A nera richiama immagini cupe e profonde
– la E bianca suggerisce purezza e leggerezza
– la I rossa esplode in energia e passione
– la U verde evoca natura e movimento
– la O blu si apre verso l’infinito e il mistero

Non esiste una chiave unica di lettura, ed è proprio questo il fascino della poesia. Rimbaud non vuole spiegare, ma evocare, lasciando al lettore la libertà di costruire il proprio significato.

Dal punto di vista stilistico, “Vocali” è un laboratorio poetico straordinario, dove si intravede già il superamento della poesia tradizionale. Rimbaud anticipa il simbolismo e prepara il terreno alle avanguardie del Novecento, influenzando profondamente artisti e scrittori.

Il confronto con Stéphane Mallarmé è inevitabile, per la ricerca di un linguaggio assoluto, ma mentre Mallarmé tende all’astrazione, Rimbaud resta ancorato a una forza visiva e sensoriale più immediata. Allo stesso modo, si può accostare a Paul Verlaine, con cui condivise una stagione artistica intensa, ma da cui si distingue per l’energia radicale e quasi esplosiva della sua scrittura.

“Vocali” è una sfida aperta al lettore, un invito a guardare oltre il significato convenzionale delle parole. È poesia che non si limita a essere letta, ma che va vissuta, percepita, attraversata.

In definitiva, questa poesia dimostra che il linguaggio può diventare infinito, capace di superare i limiti della comunicazione per entrare nel territorio dell’intuizione e della visione. Un piccolo capolavoro che continua a interrogare e affascinare.

Biografia dell’autore: Arthur Rimbaud (1854–1891) è stato uno dei più grandi innovatori della poesia. Genio precoce e ribelle, ha rivoluzionato il linguaggio poetico in pochi anni, influenzando simbolismo, surrealismo e letteratura contemporanea. Dopo una breve ma intensissima stagione creativa, abbandonò la poesia, lasciando un’eredità straordinaria.

Intervista immaginaria all’autore

D: Perché associare lettere e colori?
R: Perché le parole non sono solo suoni: sono vibrazioni, immagini, sensazioni.

D: “Vocali” ha un significato preciso?
R: No. Ha tanti significati quanti sono gli occhi che la leggono.

D: È una poesia difficile?
R: È libera. E la libertà spaventa sempre un po’.

Geo: Francia. La poesia di Rimbaud nasce nel cuore dell’Europa ottocentesca, ma continua a influenzare la cultura contemporanea a livello globale, dimostrando come il linguaggio poetico possa diventare uno strumento di esplorazione dell’infinito.

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