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La morte, d'ufficio, ci slega dal lavoro.
Questa è una poesia potente e viscerale di Graziano Citelli, intitolata “Fedeltà animale”.
Citelli è un poeta contemporaneo italiano (attivo soprattutto in raccolte e concorsi recenti, con una scrittura densa, fisica e spesso rivolta al sacro, al dolore storico e al corpo come luogo di verità). La sua lingua è concreta, quasi tattile, e qui si concentra su un tema arcaico e insieme modernissimo: la fedeltà non come scelta sentimentale o morale “umana”, ma come imperativo biologico, iscritto nel corpo e nella sopravvivenza della specie.
La poesia ha un respiro freddo, quasi zoologico, ma proprio per questo profondamente commovente. Rifiuta ogni antropomorfismo sdolcinato sulla coppia e sull’amore. La vera fedeltà è quella che non ha bisogno di coscienza né di scelta: è quella che ti inchioda al nido, ti mette fianco contro fianco, ti fa danzare all’alba e poi ti lascia libero solo quando il motore si ferma.
Questa è la chiave: la fedeltà animale è un contratto inciso nel DNA, nelle ossa, non negoziabile.
«Dura finché il tempo consuma i motori. La morte, d’ufficio, ci slega dal lavoro.»
È una visione anti-romantica ma non cinica: riconosce una bellezza austera, una dignità meccanica e sacra nell’obbedienza alla vita.
Sergio Batildi
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