Una poesia di Graziano Citelli FEDELTÀ ANIMALE

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Graziano Citelli 

FEDELTÀ ANIMALE
Non il cuore. Inchiodano al ramo il nido
da una tonnellata, il fango sul petto,
il turno del digiuno dentro il ghiaccio.
Compagno: voce sola filtrata nel frastuono
di mille uguali.

Inutile l'anima — l'abisso è vasto, da soli
si è prede — occorre il fianco. La simmetria
di piume pulite. La danza che prepara
il ventre alla consegna. Nodi di code all'alba.
Patto di sopravvivenza scritto nell'osso.
Dura finché il tempo consuma i motori.

La morte, d'ufficio, ci slega dal lavoro. 

Questa è una poesia potente e viscerale di Graziano Citelli, intitolata “Fedeltà animale”.

Citelli è un poeta contemporaneo italiano (attivo soprattutto in raccolte e concorsi recenti, con una scrittura densa, fisica e spesso rivolta al sacro, al dolore storico e al corpo come luogo di verità). La sua lingua è concreta, quasi tattile, e qui si concentra su un tema arcaico e insieme modernissimo: la fedeltà non come scelta sentimentale o morale “umana”, ma come imperativo biologico, iscritto nel corpo e nella sopravvivenza della specie.

La poesia ha un respiro freddo, quasi zoologico, ma proprio per questo profondamente commovente. Rifiuta ogni antropomorfismo sdolcinato sulla coppia e sull’amore. La vera fedeltà è quella che non ha bisogno di coscienza né di scelta: è quella che ti inchioda al nido, ti mette fianco contro fianco, ti fa danzare all’alba e poi ti lascia libero solo quando il motore si ferma.

Questa è la chiave: la fedeltà animale è un contratto inciso nel DNA, nelle ossa, non negoziabile.

«Dura finché il tempo consuma i motori. La morte, d’ufficio, ci slega dal lavoro.»

È una visione anti-romantica ma non cinica: riconosce una bellezza austera, una dignità meccanica e sacra nell’obbedienza alla vita.

Sergio Batildi

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