"Suonerò una messa” per l’umanità: La poesia di Cao Shui tra denuncia, visione e resistenza - di Ada Rizzo
Questa sera desidero condividere con voi una poesia che mi ha colpita per la sua forza simbolica e per“ il messaggio universale che trasmette. L’autore è Cao Shui, poeta, scrittore e sceneggiatore cinese nato nel 1982 nella provincia di Qinghai. Considerato uno dei maggiori esponenti della poesia cinese contemporanea, ha fondato il movimento del Poetic Realism, che unisce spiritualità, denuncia sociale e riflessione filosofica.
La poesia che segue, proposta in versione bilingue, è un testo che si muove tra visione e denuncia. Il pianoforte, il fucile, la danza folle, la natura che trema: ogni immagine è un tassello di una riflessione profonda sulla condizione umana e sulla fragilità del nostro tempo.
Testo bilingue
Suonerò una messa, suonerò una messa per l’umanità nelle terre selvagge del mondo.
C’è un pianoforte nelle terre selvagge infinite.
Verrò con il mio fucile in spalla.
Suonerò una messa per te.
Il suono del pianoforte scorre attraverso le terre selvagge.
La gente inizia a ballare follemente.
Tramano alle loro spalle.
Competono per fama e fortuna.
Suonerò una messa per loro.
Anche la bestia danzerà.
Anche le piante tremeranno.
Le montagne e i fiumi tremeranno.
Le nuvole e la pioggia inizieranno a cadere.
Cao Shui dalla Cina. Per l’umanità nelle terre selvagge del mondo.
I will play a mass, I will play a mass for humanity in the wilds of the world.
There is a piano in the endless wilds.
I will come to it with my rifle on my back.
I will play a mass for you.
The sound of the piano flows through the wilds.
People begin to dance madly.
They plot behind their backs.
They compete for fame and fortune.
I will play a mass for them.
The beast will dance too.
The plants will tremble too.
The mountains and rivers will shake.
The clouds and rain will begin to fall.
Cao Shui from China. For humanity in the wilds of the world.
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La poesia si apre con un’immagine potente: un pianoforte in mezzo alle terre selvagge. Il poeta arriva armato, ma non per combattere, per suonare. È un gesto simbolico: l’arte come risposta alla barbarie, la bellezza come atto di resistenza.
Il suono del pianoforte attraversa un mondo in cui le persone danzano in modo folle, tramano, competono per fama e fortuna. È una rappresentazione della società contemporanea, dominata dall’ego e dalla superficialità.
La natura reagisce: le bestie danzano, le piante tremano, le montagne e i fiumi si scuotono. È il mondo intero che partecipa a questa messa, non come spettatore ma come protagonista emotivo.
Da un punto di vista psicologico si riscontrano tre elementi:
Dissonanza cognitiva, ovvero il contrasto tra ciò che l’uomo crede di essere e ciò che realmente è.
Trauma collettivo, la poesia evoca una ferita globale, una sofferenza condivisa.
Resilienza: il gesto del suonare è un atto di resistenza, una forma di guarigione.
Cao Shui ci invita a riflettere su chi siamo, su cosa stiamo diventando, e su come possiamo ancora scegliere la bellezza come risposta.
Questa poesia è un rito. Un rito laico, universale, che ci invita a fermarci, a guardarci dentro, a riconoscere le nostre ombre. Cao Shui ci ricorda che l’arte può essere un’arma, non per distruggere, ma per guarire. E che anche nelle terre più selvagge, anche quando tutto trema, c’è sempre un pianoforte che può suonare una messa per noi.
Io l’ho ascoltata. E voi?
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Ada Rizzo, 30 Aprile 2026, Malindi
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