SULLA PUNTA DELLA LINGUA, DI “TUTTI” LO PSEUDO-VENETO DI NATALINO BALASSO
Venerdì
17 aprile al Complesso Beato Pellegrino “Natalino Balasso traduce Ruzante”
Sarà Natalino Balasso - in dialogo con Matteo Santipolo, linguista educativo e sociolinguista, Luca Zuliani, storico della lingua italiana, ed Enrico Castro, dialettologo - venerdì 17 aprile alle ore 11.00 in Aula 2 del Complesso Beato Pellegrino con entrata da via E. Vendramini 13 a Padova - il protagonista dell’incontro dal titolo “Natalino Balasso traduce Ruzante: dal pavano allo pseudo-veneto contemporaneo”. Questo evento offre un’occasione unica per comprendere come le lingue cambiano nel tempo e come il teatro possa diventare uno strumento privilegiato per raccontare tali trasformazioni. Attraverso esempi concreti e accessibili, il pubblico potrà cogliere il legame tra lingua, identità e società, scoprendo come anche le scelte linguistiche più quotidiane siano in realtà profondamente significative. Natalino Balasso riesce a coniugare rigore linguistico e divulgazione teatrale: attore, autore e interprete tra i più originali della scena italiana contemporanea, Balasso ha dedicato parte della sua produzione alla riscrittura e reinterpretazione di testi classici, con particolare attenzione alle varietà linguistiche e al loro potenziale espressivo. “Natalino Balasso traduce Ruzante: dal pavano allo pseudo-veneto contemporaneo” non è quindi una semplice trasposizione linguistica, ma una riflessione profonda sui cambiamenti della lingua nel tempo e sul rapporto tra lingua, società e rappresentazione teatrale. In questo senso, al centro dell’evento, di cui è ideatore e coordinatore Matteo Santipolo, il lavoro di Natalino Balasso sarà quello di proporre una traduzione endolinguistica del pavano di Ruzante. Un “adattamento” che avviene all’interno della stessa lingua, ma tra varietà storicamente distanti: dal pavano cinquecentesco – idioma teatrale legato al contesto rurale padovano – a una forma artificiale contemporanea, ma verosimile, di veneto, italianizzato e reso comprensibile anche ai non venetofoni per ovvie ragioni di accessibilità teatrale anche al di fuori della regione.
«In questo senso, il riferimento alla sociolinguistica è centrale: si tratta della disciplina che studia il rapporto tra lingua e società, osservando come le varietà linguistiche cambino in base ai contesti sociali, culturali e comunicativi. La traduzione di Natalino Balasso si inserisce pienamente in questa prospettiva, mostrando come una lingua teatrale storica possa essere reinterpretata alla luce degli usi contemporanei - dice Matteo Santipolo, ideatore e coordinatore dell’incontro -. Il risultato è ciò che viene definito “pseudo-veneto”: una varietà linguistica che non corrisponde a un dialetto autentico e localizzato, ma rappresenta piuttosto una forma ibrida, influenzata dall’italiano e riconoscibile da un pubblico ampio. Si tratta di una lingua costruita per essere comprensibile, efficace e teatralmente funzionale, più che filologicamente fedele. Il passaggio da “lingua” a “pseudo-veneto” esplicita proprio questo processo: dalla lingua storica, radicata in un preciso contesto socio-culturale, a una varietà contemporanea che ne rielabora i tratti in chiave comunicativa e performativa, adattandoli alle esigenze del pubblico odierno».
Introducono il
direttore del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari Gabriele Bizzarri
ed Emanuela Sanfelici, Presidente del Corso di laurea magistrale in Linguistica.
Ingresso
libero fino ad esaurimento posti, con prenotazione al LINK.
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