SOFFOCATO GRIGIO MAREZZO
"Soffocato grigio marezzo" è una poesia intensa e malinconica di Vincenzo Savoca da Ragusa, datata proprio oggi, 28 aprile 2026.
È un testo che respira nostalgia profonda, quel rimpianto per l’età della giovinezza che molti poeti hanno cantato, ma qui con una concretezza tutta siciliana, legata a un luogo preciso: il villaggio Santa Barbara (tra Marina di Ragusa e Casuzze), con i suoi scogli, il borgo fragile affacciato sul mare, le case minute rivolte al blu e alle tartane (le barche da pesca), le pozze tra gli scogli dove si cercavano patelle, ricci e polpi.
Temi principali
La poesia si muove tutta intorno al motivo del tempo perduto:
- L’impossibilità di tornare indietro («ah!, se potessi! Più non posso, è tardi!»).
- Lo sguardo che non va più avanti ma «indietro, alla cipria del tempo».
- Il contrasto tra la vitalità sensuale dell’infanzia/adolescenza (agile tra gli scogli, la pelle abbronzata, la voce del vento, l’acqua che fugge dalle dita) e l’autunno presente, in cui il poeta si sente «strazïato», «lacerato», «smarrito».
- La natura stessa sembra aver perso memoria di lui: le case, il mare, il vento non lo riconoscono più. Rimane solo un «soffocato grigio marezzo» — un mare increspato, opaco, quasi asfissiante, che riflette lo stato d’animo autunnale.
Il linguaggio è ricco, musicale, con immagini tattili e visive molto forti: la «cipria del tempo», le «losanghe di luce» appannate, i «granchi sventrati», le alghe «trinciate», il «fiore perduto in polvere di rezzi» (i resti delle reti da pesca). C’è un erotismo sottile nella memoria del corpo giovane che si specchia nelle pozze salmastre, e una rassegnazione amara nella chiusura («inutile fuga»).
Luogo reale
Santa Barbara e la strada verso Casuzze sono luoghi reali della costa ragusana: una zona di scogliera, un tempo più appartata e solitaria, oggi parte del litorale tra Marina di Ragusa e la zona di Caucana/Casuzze. La poesia cattura perfettamente quell’atmosfera di borgo marinaro un po’ fuori dal tempo, con le case basse, le finestre aperte sul mare e la luce «frastornata» dei giorni di sole.
Il titolo stesso, «Soffocato grigio marezzo», è bellissimo e doloroso: non più il mare azzurro e vivo della giovinezza, ma un mare ingrigito, increspato, quasi opprimente, come il velo che il tempo ha steso sulla memoria.
Vincenzo Savoca dimostra qui una voce matura, capace di fondere memoria personale e paesaggio in un lirismo elegante, senza cadere nel sentimentalismo facile. È una poesia che fa male proprio perché è sincera: la consapevolezza che quella «età sì bella e perduta» non tornerà, e che l’unico riparo rimasto è scrivere, fissare il ricordo prima che diventi solo «polvere di rezzi».
Sergio Batildi
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