La situazione del personale sanitario nei nosocomi della nostra provincia si può definire come una vera emergenza, un collasso del sistema che rischia di fermarsi a causa della carenza cronica di personale infermieristico, Oss, Tecnici della riabilitazione, Tecnici radiologi e di laboratorio, che avrà un impatto diretto sulla sicurezza delle cure e sull'erogazione dei servizi essenziali.
E' un grido di allarme e di aiuto che si è percepito nelle assemblee che in questi giorni si stanno organizzando in tutti presidi ospedalieri dove, oltre a presentare la piattaforma e le proposte della CGIL per il rinnovo contrattuale 2025/2027, i dipendenti, in particolare infermieri e oss dei reparti di AOU e ASL AL hanno comunicato, durante gli incontri, condizioni di lavoro insostenibili, turni massacranti, riposi e ferie saltati e tutto questo a pochi mesi dal periodo estivo dove limiterà la capacità di reggere e garantire le ferie, in un quadro di estremo esaurimento e con una emergenza strutturale che vede oltre il 50% di personale infermieristico e oss che ha superato i 50 anni di età dove le soluzioni tampone certo non aiutano e la conseguenza è anche quella di una mancanza di politiche sanitarie che non tengono conto dei bisogni dei lavoratori e di conseguenza anche dei cittadini.
Di fronte a questo forte disagio sarebbe opportuno che le direzioni sanitarie aziendale e il Dipsa facessero un giro nei reparti, ascoltassero di più il personale e analizzassero seriamente i dati e del perché sono in forte aumento malattie, infortuni, richieste di mobilità e quali azioni e/o modelli organizzativi si intende mettere in campo per ridurre la forte insoddisfazione del personale? L'incentivo economico, pur necessario, è insufficiente, associato al sacrificio quotidiano dei lavoratori, non è più accettabile per risolvere la crisi strutturale del personale sanitario che rimane inascoltato.
A questa forte pressione assistiamo quotidianamente alla fuga dal servizio pubblico di professionisti spinto da condizioni di lavoro insostenibili, elevati carichi di stress (burnout) e retribuzioni non competitive, dove anche il fenomeno della scarsa attrattività della professione infermieristica, e non solo, porterà inevitabilmente al collasso del sistema sanitario.
Il nodo vero è l'inesistenza della medicina territoriale. Senza personale i letti non si liberano e senza territorio i pazienti non escono e la conseguenza è che il sistema non regge più, segnando così il fallimento nella programmazione della cura e dell'assistenza.
Il modello del DM 77 finanziato dal PNRR è ancora largamente incompleto. Case e Ospedali di Comunità sul nostro territorio non sono pienamente operative e senza personale queste strutture sono destinate a restare vere e proprie cattedrali nel deserto dove oggi l'unico punto di accesso sanitario sicuro rimane l'ospedale.
Oggi assistiamo ad un’emergenza nell’emergenza incontrollata. La Fp Cgil Sanità chiede impegni chiari, tempi certi e risposte immediate per dare dignità e rispetto dei lavoratori. Difendere la sanità pubblica significa investire sul personale, tutelare chi lavora. Ogni ulteriore ritardo è una responsabilità politica che non può più essere ignorata.
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