RISPOSTE ALL’ ONOREVOLE ENZO AMICH

RISPOSTE ALL’ ONOREVOLE ENZO AMICH

Sono molto d'accordo con l'onorevole Amich quando dice che "oggi assistiamo troppo spesso a una memoria selettiva, che finisce per attribuire un diverso valore alle vittime, incrinando quel patrimonio comune che dovrebbe unire e non dividere”. Credo dunque che a questo punto converrà con noi su quanto sia opportuno intitolare uno spazio pubblico alle vittime della violenza degli anni di piombo, come da noi proposto, invece che ad una singola vittima del terrore di quegli anni. O foss’anche due.

Mi rivolgo dunque a Lei, Onorevole. Credo sarebbe davvero importante che si facessero lezioni su cos’è stata quella stagione, che i ragazzi, e in realtà noi tutti, sapessimo pronunciare i nomi ed esattamente ci  che è avvenuto; che si facessero approfondimenti storiografici vivi su qualcosa che è un passato ancora troppo spesso taciuto e che ancora così tanto pesa e incide sulla nostra capacità di leggere dove siamo oggi, il nostro presente. Incluse le rivendicazioni e le proiezioni che hanno mosso gli animi di quegli anni.

Nella mia lettera ho parlato di metodo, Commissione Toponomastica e condivisione, opportunità politica e simbolica e rischio di memoria parziale.

Lei mi risponde con il diritto di ricordare una vittima, ma perché solo una? L’elenco delle vittime di quella estremizzazione e polarizzazione arrivata ad essere profondamente violenta potrebbe essere molto lungo.

Ne cito solo alcune che forse proprio perché non sono state usate come bandierine, hanno storie meno conosciute.

Paolo Rossi, studente diciannovenne, schierato politicamente a sinistra, studente universitario, cattolico, iscritto alla Gioventù Socialista e scout dell'ASCI che muore mentre distribuiva volantini a seguito di un pestaggio ad opera di studenti di estrema destra, il 27 aprile 1966 all'interno dell'Università La Sapienza di Roma.

Alberto Brasili: la sera di domenica 25 maggio 1975, Brasili stava passeggiando in centro con la fidanzata, Lucia Corna, di pochi anni più giovane di lui; indossava un eskimo, dei jeans, portava la barba e i capelli lunghi, elementi che in quegli anni erano caratteristici dei militanti di sinistra. Alle ore 22.30 i due passarono in via Mascagni, all'angolo con Piazza San Babila, quando Brasili not  un adesivo elettorale del MSI attaccato a un palo della luce e lo stacc ; questo gesto attir  l'attenzione di cinque giovani estremisti di destra, che in quel momento stavano uscendo da un bar di corso Vittorio Emanuele. I cinque, convinti di trovarsi di fronte ad un comunista, iniziarono a pedinare i due per punirli del gesto. Brasili e Corna vennero accoltellati ripetutamente. Brasili fu raggiunto da cinque fendenti, uno dei quali risult  fatale raggiungendo il cuore, mentre la ragazza venne colpita due volte all'emitorace sinistro, ma riuscì a sopravvivere perché le ferite inferte non furono letali; il ragazzo morirà poco dopo il suo arrivo all'ospedale Fatebenefratelli Benedetto Petrone: 18 anni, iscritto alla Federazione Giovanile Comunista Italiana, ucciso  il 28 novembre 1977 ucciso da militanti del Movimento sociale Italiano. Aveva problemi di deambulazione e non riuscì a scappare dall’agguato. I missini si avventano su di lui con catene, bastoni e coltelli. Giungerà in ospedale già morto.  

Sono solo alcune delle vittime, senza contare le centinaia di persone uccise dalle stragi indiscriminate dell’estrema destra e dal suo progetto terroristico eversivo (si legga Piazza Fontana, Italicus, Piazza della Loggia solo per citarne alcune).

Lei condanna la violenza e mi trova estremamente d’accordo. Parla di riconciliazione nazionale Onorevole.

Lei non mi smentisce e quindi non comprendo come, alla luce delle tante vittime citate di quel periodo, non si trovi d’accordo con la nostra proposta di intitolare una via cittadina ad esse.

Non ho mai definito Ramelli un “riferimento non compatibile con i valori della Repubblica”, ma ho scritto quanto segue: “Nessuno intende minimizzare la tragedia della morte di un giovane ragazzo in una brutale modalità. Ma proprio per rispetto della Storia e verso le vittime di una stagione drammatica come quella degli anni di piombo, riteniamo che non si possa operare una selezione parziale della memoria. In un contesto nazionale in cui si assiste a una recrudescenza di episodi di intolleranza, razzismo e richiami a simbologie neofasciste, scelte come questa rischiano di contribuire a una normalizzazione di riferimenti che non sono compatibili con i valori fondanti della nostra Repubblica, oltre che simboli strumentalizzabili e potenziali problemi di ordine pubblico.”  

Forse tra le tante cose che sta facendo per noi non ha avuto modo di leggere attentamente.

Del resto persino la Presidente del Consiglio e Presidente del suo partito Giorgia Meloni all’indomani dell’inchiesta su Gioventù nazionale tra saluti fascisti, inneggiamenti al Duce e odio razziale ha asserito: "L'ho detto e ripetuto decine di volte, ma casomai ce ne fosse bisogno lo ripeto: non c'è spazio, in Fratelli d'Italia, per posizioni razziste o antisemite, come non c'è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del '900 o per qualsiasi manifestazione di stupido folklore”. Ecco, proprio a questo mi riferivo Onorevole.  

È proprio nei casi di scelte simboliche e culturali che si esprime la responsabilità di chi amministra: essa si traduce proprio nella ragionevolezza di scelte che rappresentino la nostra comune storia, che facciano i conti con questa ampia e orrenda stagione di storia nazionale, nella più ampia condivisione. Lei cita Almirante, Berlinguer e Iotti e la loro scelta di partecipare ai rispettivi funerali. Questo dovrebbe farle pensare che ci sono scelte simboliche che vanno nella direzione della “riconciliazione” ed altre no.  

La toponomastica non è una bandierina e ancor peggio, non lo è un ragazzo di 18 anni ammazzato.

La nostra evidentemente non è memoria selettiva, è richiesta di memoria ampia e condivisa.

La nostra proposta sulle vittime degli anni di piombo lo dimostra e sono felice che lei concordi idealmente, anche se mi sfugge come si approdi poi alla selezione di uno o due nomi per rispondere anche al vicesindaco Novelli.

Ah, dimenticavo. Mi si accusa di non aver fatto i conti con quegli anni.

Non ci conosciamo forse sufficientemente bene, ma sono cresciuta negli anni del dissolvimento delle ideologie (e la mia generazione in una certa misura anche di quello degli ideali) e ho sviluppato due tesi di laurea sullo studio della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Non ho alcuna paura di fare i nomi di quella stagione e nessuna né volontà né necessità ideologica di occultare.  

Al contrario se c’è un elefante nella stanza, è quello delle stragi seguite da decenni di depistaggi di cui non sappiamo ancora nomi e cognomi dei colpevoli materiali e non. E non è questo il caso Onorevole.


Pubblicato da Giuseppina De Biase 

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