"REPLACED" di Diana Markosian. Una mostra che esplora le relazioni e "la riproducibilità" dei sentimenti e dell'intimità
Inaugurata lo scorso 10 Aprile a Torino presso gli spazi di Gallerie d'Italia la mostra fotografica "Replaced" di Diana Markosian, nell'ambito della terza edizione di EXPOSED- Torino Photo Festival, a cura di Brandei Estes.
La mostra fotografica, realizzata da Intesa Sanpaolo su committenza originale e in anteprima assoluta alle Gallerie d’Italia - Torino è ospitata nella sala immersiva e in uno dei due spazi espositivi del museo, completamente riallestito per l'occasione evocando le atmosfere di un corridoio d'albergo, è un progetto che esplora un tema universale, quello delle relazioni, di quello che resta quando una storia d'amore finisce, del mito romantico, della sua forza e fragilità, del disorientamento che segue alla rottura di una relazione significativa.
"Ci siamo conosciuti quando avevo 19 anni. Gli ho acceso una sigaretta sui gradini della scuola. Lui ha scritto il suo numero su un foglietto. Dodici anni dopo, ci siamo finalmente baciati. Questa storia è finita, ma non riesco a lasciarlo andare. Voglio rituffarmi dentro quei ricordi, affrontarli e capire come sarebbe sostituirli"- scrive Diana Markosian nell'introduzione alla mostra.
Cosa succede quando una storia d'amore finisce, cosa significa essere silenziosamente sostituiti non solo nella vita di qualcuno, ma anche in luoghi che in quel particolare momento ci sembravano "sacri" avendo vissuto momenti irripetibili e che ora sono occupati da qualcun altro? Sono queste le domande intime e universali poste da Diana Markosian. L'amore può continuare anche in nostra assenza, luoghi e momenti che ci sembravano esclusivi, possono essere rivissuti con un'altra persona? Il progetto esplora il dolore persistente non solo della fine di una relazione, ma anche della consapevolezza che la stessa intimità può essere nuovamente condivisa e che gli stessi luoghi e ricordi possono essere rivissuti con qualcun altro.
Un'azione artistica e performativa, quella di Diana Markosian, che possiamo compiere senza documentarla (ma in un tempo nel quale è diffusa l'abitudine di documentare fotograficamente ogni momento significativo della propria vita, molti lo farebbero in maniera "amatoriale") anche nella nostra vita quotidiana, quando iniziamo una nuova relazione, ma non abbiamo lasciato andare del tutto l'altra persona e cerchiamo di ripercorrere momenti e sensazioni che ci sembravano irripetibili tornando negli stessi luoghi che ci avevano visto felici con lei.
L’artista ingaggia un attore per rivivere momenti del passato e ricostruire scene di tenerezza accanto a momenti di rottura. Le rievocazioni abitano il terreno instabile della memoria, dove il desiderio modifica, abbellisce e cancella. Rivivendo quei frammenti, Markosian prolunga e insieme interroga l’intimità che li attraversava, trattenendo la sensazione dell’innamoramento ancora per un istante.
L’atto del rivisitare diventa così un atto di autorialità: un modo per esercitare padronanza sul ricordo, mentre gradualmente se ne allenta la presa.
La mostra si dipana in un percorso sospeso tra memoria e immaginazione, in uno spazio reso particolarmente suggestivo dall'allestimento, un immaginario corridoio di un hotel dalle pareti rosa e con la riproduzione delle porte chiuse delle camere.
Alle pareti, le immagini di Diana Markosian evocano i momenti di intimità e complicità vissuti in un'intensa storia d'amore, i luoghi e i paesaggi che ne sono stati teatro, in uno scenario emotivamente molto toccante, perché affronta un tema universale della condizione umana come quello delle relazioni, dei legami sentimentali e della loro fine.
Per approfondire ulteriormente l’effetto del tempo e della memoria, Markosian ha realizzato un nuovo film proiettato nella sala immersiva del museo. Alternando immagini singole e giustapposizioni a schermo diviso, il film intensifica l’effetto drammatico delle fotografie, rianimando al contempo le stesse scene attraverso una dimensione narrativa estesa nel tempo. Riflettendo infine sulla “vita emotiva” dell’amore dopo la sua fine, Replaced mostra come attraversiamo cicli di attaccamento, separazione e memoria, con immagini che abitano il fragile spazio tra presenza e assenza, tra il desiderio di lasciar andare e quello di restare.
Il percorso si conclude con una parete nella quale i visitatori possono esprimere le loro emozioni e sensazioni.
C'è chi esprime la nostalgia per il primo amore che toglie il fiato "vissuto in un periodo nel quale non si usava fotografare ogni momento quotidiano". Un periodo che in realtà è vicinissimo, l'artista è nata nel 1989 e nel periodo nel quale è nata la storia d'amore che ha rappresentato e rievocato in questa mostra, non oltre vent'anni fa, la "documentazione" fotografica diffusa del nostro vissuto relazionale e sentimentale non era ancora "normalità" come lo è oggi. La mostra ci interroga anche su questa "soglia" e sulla trasformazione delle relazioni amorose legate all'accelerazione digitale della società, una trasformazione che le persone della generazione dell'artista hanno vissuto più di altre, quella dei "nativi digitali" e quella di chi ha vissuto le prime esperienze sentimentali e emozionali in un mondo ancora completamente analogico.
Una mostra che si presenta non solo di grande interesse dal punto di vista delle immagini e dell'allestimento, ma anche in grado di toccare le corde emotive delle persone che la visitano.
L'artista
Diana Markosian (Mosca, 1989) è un’artista americana di origine armena che lavora tra fotografia,cinema e installazione. La sua pratica affronta i temi della memoria, dello spostamento e della costruzione di storie personali e collettive, spesso radicate nella sua biografia. Markosian ha presentato il suo lavoro presso importanti istituzioni internazionali, tra cui il San Francisco Museum of Modern Art, la National Portrait Gallery di Londra, l’International Center of Photography e Foam Fotografiemuseum Amsterdam. Nel 2025, ha ricevuto il Madame Figaro Prize ai Rencontres d’Arlesper la sua mostra Father. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, ed è ampiamente riconosciuta per aver promosso un dialogo sfumato tra la pratica documentaristica e la narrazione sceneggiata nell’arte contemporanea.
Informazioni
La mostra è accompagnata da un libro d’artista co-pubblicato da Allemandi e Atelier EXB dall’omonimo titolo della mostra.
Apertura della mostra: Martedì-domenica 10-19, Gallerie d'Italia, Torino
Andrea Macciò
Fonte immagini Diana Markosian: Cartella Stampa della mostra
Immagini dell'allestimento di Andrea Macciò



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