“Quaranta” di Morgana Arbore: il dolore che non consola ma costringe a guardare, protagonista al Salone del Libro di Torino


Ci sono libri che non si limitano a essere letti, ma chiedono di essere affrontati. “Quaranta” di Morgana Arbore è uno di questi: un’opera che non cerca conforto, ma verità, che non accompagna il lettore, ma lo espone. In un tempo in cui la narrazione tende spesso ad addolcire la realtà, questo libro compie una scelta radicale: mostrare il dolore senza filtri, costringendo chi legge a fermarsi e a prendere posizione.

Pier Carlo Lava

L’ultima opera di Morgana Arbore, “Quaranta”, pubblicata nella collana “Altre Frontiere Britannia” di Aletti Editore, si distingue come un testo di forte impatto emotivo e civile, capace di trasformare la scrittura in strumento di memoria e consapevolezza.

Il titolo richiama un numero carico di significati simbolici: quaranta è il tempo dell’attesa, della prova e della trasformazione. Dalla tradizione biblica ai riti popolari, rappresenta sempre un passaggio. L’autrice colloca il suo lavoro proprio in questo spazio: non nell’evento traumatico, ma nel dopo, nel momento in cui ciò che è accaduto dovrebbe generare consapevolezza, ma spesso non lo fa.

La scrittura di Morgana Arbore è essenziale, diretta, priva di mediazioni. Non racconta per spiegare, ma per esporre, eliminando ogni forma di protezione per il lettore. «Ho lavorato per sottrazione», afferma l’autrice, «per arrivare a una parola che non accompagnasse, ma esponesse». Il risultato è una lingua che non consola, ma rende visibile ciò che normalmente viene nascosto o attenuato.

Ogni testo si costruisce come una scena minima, dove emergono corpo, tempo e spazio. Non c’è ricostruzione narrativa né volontà di spiegare i fatti, ma un tentativo di restituire presenza, di impedire che il ricordo venga trasformato in qualcosa di distante o rassicurante.

Al centro dell’opera c’è una riflessione forte: la violenza non è un’eccezione, ma una struttura sistemica. Finché verrà trattata come un fatto isolato, sostiene l’autrice, non potrà essere realmente compresa né affrontata. Da qui nasce anche la scelta di tradurre il libro in inglese: la violenza non ha confini, cambia lingua ma non dinamica.

“Quaranta” sarà presentato al Salone del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio 2026, negli spazi Aletti Editore. Un’occasione per incontrare un’opera che non chiede empatia, ma responsabilità, e che invita il lettore a non restare spettatore.

Come sottolineato anche nella prefazione di Cosimo Damiano Damato, la poesia ha il compito di dare voce al silenzio, anche quando questo risulta scomodo. E proprio in questa tensione risiede la forza del libro.

Se il lettore esce disturbato, allora il testo ha raggiunto il suo obiettivo. Perché solo da una frattura può nascere una vera consapevolezza.

Geo: Il Salone Internazionale del Libro di Torino si conferma uno dei principali appuntamenti culturali europei. La presenza di opere come “Quaranta” dimostra come la letteratura contemporanea possa ancora interrogare profondamente il presente, affrontando temi universali con linguaggi nuovi e incisivi.
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Nota sui diritti:

L’immagine di copertina e il materiale relativo all’opera sono stati forniti da Vincenzo La Camera, che ne ha autorizzato la pubblicazione su Alessandria Post e sui relativi canali social. Il mittente ha inoltre dichiarato che le immagini fornite sono nella sua disponibilità e si assume la responsabilità in merito al loro utilizzo.

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