Eugenio Montale fu un grande poeta, scrittore e critico letterario e ancora oggi continua a piacere perché la sua poesia è caratterizzata da un forte senso esistenziale che porta a riflettere sulla realtà e sul significato della vita.
Anche il suo stile era particolare, ricco di metafore che suscitano ancora adesso emozioni e sentimenti profondi.
"Portami il girasole ch'io lo trapianti" è per me una delle tante poesie più profonde di Eugenio Montale che fa parte della sua raccolta Ossi di seppia.
Questa Poesia mi ha sempre colpita e affascinata fin dagli anni di scuola e oggi che il Girasole è il mio fiore preferito, i suoi versi sono ancora più significativi per me perché il Girasole e il suo colore giallo, come per il Montale e per il pittore Van Gogh, rappresentano
il colore del sole, rappresentano gioia, luce e amore eterno.
"Portami il girasole che io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino"
Così inizia la Poesia in cui il Poeta descrive questo meraviglioso fiore giallo i cui petali si aprono
verso il sole guardando il cielo azzurro come simbolo di luce, di vita, di speranza e di forza per andare avanti, per riuscire a sopravvivere nonostante l’aridità della vita, nostante il terreno bruciato dal salino.
L'invito "Portami il girasole" è una richiesta che va oltre il desiderio di avere il fiore, è proprio questo invito che ci incita a cercare la forza e il coraggio per superare le difficoltà e riuscire a vedere il bello anche in un ambiente difficile e ostile.
Alla fine Montale termina la poesia con queste parole:
"Portami il girasole impazzito di luce"
Questa espressione è ricca di significato e che può essere interpretata in vari modi.
Oltre a rappresentare una forte energia, una forte spinta a lottare nella vita va intesa anche come un monito, un avviso rivolto a quelle persone che hanno aridità di cuore, che non provano amore, non riescono a dare Amore.
L'aggettivo, quindi, "impazzito" che Montale accosta al Girasole può essere inteso anche come una condizione di aridità interiore.
Chi non è più abituato a provare emozioni, è arido dentro e può impazzire alla presenza di un qualcosa di meraviglioso a cui non e' abituato.
Questa follia non è un errore, ma lo shock vitale di chi smette di essere pietra e accetta il rischio di bruciare di luce, riscoprendo che lasciarsi sconvolgere dalla meraviglia è l'unico modo per tornare, finalmente, a fiorire.
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