“Pezzi di niente” di Silvia De Angelis: quando il dolore diventa luce e misura dell’anima

 

Un momento sospeso tra luce e tempesta, dove una carezza interrompe il silenzio e trasforma il dolore in un fragile brillare di emozione

Quando la poesia riesce a dire molto con poco, significa che ha trovato la sua verità più profonda. “Pezzi di niente” di Silvia De Angelis è un testo breve, ma densissimo, dove ogni parola sembra pesata, trattenuta, quasi centellinata con una precisione emotiva rara.
Pier Carlo Lava

La prima sensazione che emerge è quella di una scrittura trattenuta, quasi dolorosamente consapevole, come suggerisce l’immagine iniziale delle “sillabe misurate col contagocce”. Non c’è spazio per l’eccesso: ogni parola è necessaria, ogni verso è un frammento di un equilibrio fragile tra corpo e interiorità.

Di seguito il testo poetico:

PEZZI DI NIENTE di Silvia De Angelis

Sillabe misurate col contagocce
nella simbiosi di dolore.

Abrasive su pelle avida
incurvata nella pacata periferia
in cui pezzi di niente costruiscono
un brillare sinuoso di luce

aspettando a occhi chiusi
che una carezza lambisca il fianco
nell’impennata del fortunale
dimentico del silenzio…

Il cuore del testo è proprio in questa apparente contraddizione: “pezzi di niente” che diventano luce. È una poetica della sottrazione, dove ciò che manca acquista valore, dove il vuoto si trasforma in possibilità. La periferia evocata non è solo un luogo fisico, ma una condizione esistenziale: uno spazio marginale, lontano dal centro, dove però può nascere una nuova forma di bellezza.  Le immagini sono fortemente sensoriali. La pelle è “abrasiva”, il corpo è presente, vulnerabile, esposto. Ma accanto a questa dimensione quasi fisica del dolore, si apre uno spiraglio di attesa: la carezza, il gesto minimo che può cambiare tutto. È qui che la poesia si fa più intensa, perché non descrive un evento, ma una possibilità, un desiderio sospeso.

Il verso finale introduce una rottura: “l’impennata del fortunale”. La quiete apparente viene scossa da una forza improvvisa, quasi violenta, che rompe il silenzio e lo dimentica. È il momento in cui l’interiorità non basta più a contenere ciò che accade, e la poesia si apre a un movimento più ampio, più inquieto.  Dal punto di vista stilistico, il testo richiama una certa tradizione ermetica italiana, dove la parola è essenziale e carica di significati stratificati, e si può avvicinare per sensibilità a voci come Giuseppe Ungaretti o Eugenio Montale, pur mantenendo una cifra personale contemporanea, più corporea e intima.

In conclusione, “Pezzi di niente” è una poesia che lavora sul limite: tra dolore e attesa, tra vuoto e luce, tra silenzio e tempesta. Una scrittura che non cerca di spiegare, ma di evocare, lasciando al lettore lo spazio per riconoscersi nei suoi frammenti.

Geo
Silvia De Angelis si inserisce nel panorama della poesia contemporanea diffusa anche attraverso canali digitali, dove la parola poetica trova nuove forme di condivisione e dialogo. Un esempio di scrittura essenziale e intensa che contribuisce al rinnovamento della sensibilità poetica contemporanea, in linea con l’attenzione culturale di Alessandria Post.

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