Buonasera Direttore Lava,
grazie per il suo contributo alla lettura della poesia di mio padre.
Con la mia consueta chiarezza, devo dire però che non condivido il passaggio del suo intervento laddove dice: <<uno dei protagonisti […] meno celebrati della poesia italiana del secondo Novecento>>, perché non corrisponde al vero.
Svolgo qualche breve riflessione a motivare la mia tesi.
La carriera poetica di mio padre (carattere forte ma schivo, non avvezzo a blandire però umile, senza alcuna attitudine al compromesso e tantomeno presenzialista) è stata costellata nel tempo da straordinari riconoscimenti da parte della critica più autorevole e anche dal conseguimento dei principali Premi letterari in Italia. Voglio anche sottolineare che molti dei relatori al Convegno che si è tenuto a Minori nel 2007 si erano già occupati della poesia di mio padre.
Solo per esemplificare, Giorgio Bàrberi Squarotti, fra gli autori contemporanei, si è più volte occupato della poesia di mio padre Giannino di Lieto, scomparso nel 2006. A partire dalla prefazione a Punto di inquieto arancione (Vallecchi, 1972), per finire con il considerevole e fondamentale saggio pubblicato in Giannino di Lieto – Opere (Interlinea Edizioni, 2010).
Di Bàrberi Squarotti e della sua autorevolezza avevo sentito parlare spesso a casa da mio padre, che aveva tenuto con lui un intenso confronto “aperto”, durato decenni, sulla poesia, sulla scrittura, sulla ricerca poetica.
Vero è che mio padre Giannino di Lieto è stato un riconosciuto grande Autore del Secondo Novecento, fuori però dai meccanismi del “potere del potere” che governano le conventicole chiuse. Sempre incline allo smarcamento rispetto alle mode e alle tendenze imperanti. La scrittura e la statura etica di Giannino di Lieto rendono lezione. Giannino di Lieto ha lasciato un “segno forte” che è la sua poesia, le sue opere. Cito Bàrberi Squarotti: <<Le verità del Novecento: l’Opera di Giannino di Lieto. […] Punto di inquieto arancione è uno dei libri fondamentali di tutto il Secondo Novecento italiano>>.
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A parte, nel suo intervento, è riportato erroneamente uno scritto che viene attribuito a Giannino di Lieto, quando invece è di Eugenio Montale.
<<Per comprendere meglio il suo stile, riportiamo un breve estratto (citazione) rappresentativo della sua poetica:
“Le cose che sono
restano nel tempo
senza nome
e senza voce,
ma insistono
nella memoria.”
(versi attribuiti alla raccolta “Le cose che sono”)>>.
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Alcune citazioni da GIANNINO DI LIETO:
<<Uomini che hanno investito il tempo di decifrare per raccontare, piccole grandi parti di vivere consumato per amore>>.
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<<Questa Poesia non ha Padri,
non ha Modelli
(i luoghi di poesia nascono e fioriscono dalla metonimia
e insolitamente, non dalla metafora)
non ha Maestri, ripudia gli imitatori, non cerca adepti. […]
Autonoma ha sempre seguito
un Discorso proprio
fuori e sopra le Mode,
libera>>.
***
<<Della Comunicazione (linguaggio, emozione, cultura, non violenza)
L’universo Poesia è una società di Discorso chiusa. Il linguaggio della Poesia, pur fondata sulla Parola, anche se si sviluppa per “icone” è quello di una Società di Discorso chiusa. […] Il “comunicare” della Poesia è il dialogo silenzioso instaurato col Lettore. (Di una Poesia declamata dalla bifora del campanile, col megafono dell’istrione, è solo teatro.)
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<<Il tratto distintivo di un popolo, grande o minimo, è la Lingua.
La Lingua non è eterna. Nasce e muore.
a) A ogni testo di Poesia bisogna accostarsi con curiosità ingenua, senza
pregiudizio. L’Emozione sorge come davanti a un’Opera d’Arte, ma
se è vero che varia da soggetto a soggetto non c’è emozione senza Cultura (sono scettico sulla “maturità” definita a Liceo).
Solo la Cultura può incardinare l’Emozione davanti a un Cimabue, a
un Giotto, istruire un confronto fra un Cristo (scultura lignea) del Quattrocento con un Cristo del Periodo neoclassico. […]
b) Porsi davanti a un “quadro” è ri-appropriarsi, processo di identificazione,
non calcolato. Quasi sempre lo scatto come un colpo di fulmine, si leva
dal Particolare, le mani, il Giallo il “primitivo”, il Segno. Frammenti.
Sostituiamo al Particolare la Parola, verso, nome di cui il lettore si
compiace per un imprevisto impresagito godimento interiore. (L’ Autore
non deve chiedere altro. Perché se Poesia è un concetto di libertà,
le è consanguineo il sentimento della non violenza)>>.
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<<La scrittura si svolge per linee logiche, drammatiche o figurative seguendo
lo schema e gli spazi della pittura vascolare. Quando è ‘verso’ è già una forma
conclusa. Ogni verso è il rincalzo del verso successivo. Autonomo, super alterum
eminens nel flettersi del discorso. Ricorda il mare agitato che si può scorgere da una casa sugli scogli. Un’onda si risolve nell’altra che la sopravanzava da una sbavatura di schiuma, e così via di seguito fino a sorprendersi schianto>>.
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26/04/2026
Giovanni Maria di Lieto
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Alcune poesie di Giannino di Lieto*
Muri d’isole
Nei cerchi propagati il sole è fermo
un falco verticale sulla preda
e nube ambigua, zolfo
atomi disgregati
su coni-gronda in tese d’incredibile
stalattiti d’ombra incrostano le grotte
boccaporti dell’anima:
innalzeremo muri d’isole
verdi sull’oceano.
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Mater
Nella vecchia casa
coi muri scambiati
sabbia e scoglio
aspetta una mamma
in mano un rosario
che venga qualcosa
di là dal mare
una barca
una vela
una voce il vento porterà
d’antico amore
di grotta in grotta
fluttuanti
per ombre
cocenti di giorno.
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Ragazze in bilico
Donne giovani forse
senza volto senza corpo le voci
una voce in vena di canzonare
cela l’abbaglio di una farfalla di notte
alla luce immolarsi come valore semiotico
dei balbettamenti runici o
la ricerca assidua di liberazione
da un androne semibuio della fabbrichetta:
siamo divisi da un canale di acqua livida
contenuta fra l’erba palustre e il ciglio della strada
lungo una mattinata tersa.
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Alfa. Omega.
Un giorno
il mio corpo
stanco
riposerà
lassù fra i dolci ulivi
a fiato di luna
indefinitamente.
E il vento si placherà
la furia del tempo.
Chi
darà
un volto al mio nome.
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Frange
Fa notte così presto
che accende le piccole storie
a mucchi d’alba
tesi in lunghi corridoi
o sprocchi sbraci
al torpido pensare
il vento di un falò.
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Giochi verticali
Il tempo della capra
quando si munge piegati sul ginocchio
era uno spiazzo estivo,
ombra in corsa d’acqua
la fatica saltellante negli squadri cavi
graffiare del naufrago le mani
povere piante
come d’antico vivere:
Il grido si è spellato sulla bocca.
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* Giannino di Lieto (1930-2006) è stato una figura esemplare della poesia italiana del Secondo Novecento, sempre incline allo smarcamento rispetto alle mode e alle tendenze imperanti. Opere, Interlinea 2010 (con saggi di Giorgio Bàrberi Squarotti, Maurizio Perugi, Luigi Fontanella, Ottavio Rossani), raccoglie in un solo fondamentale volume l’intera produzione letteraria di Giannino di Lieto.
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C’è qualcosa di profondamente attuale nella voce di Giannino di Lieto, che oggi risuona con una forza quasi inattesa. In un tempo dominato dalla velocità e dalla semplificazione, la sua poesia si presenta come un atto di resistenza, complessa, verticale, spesso difficile, ma proprio per questo necessaria. Nato nel 1930 e scomparso nel 2006, di Lieto è stato un autore lontano dalle mode, capace di costruire un linguaggio autonomo e radicale, fuori dagli schemi della poesia tradizionale . La sua ricerca, influenzata anche da una riflessione filosofica profonda, ha attraversato le tensioni del secondo Novecento senza mai cedere al compromesso, mantenendo una coerenza rara e oggi preziosa .
Riscoprire oggi di Lieto significa quindi confrontarsi con una poesia che non consola, ma interroga. I suoi versi non cercano il consenso immediato, ma costruiscono un dialogo esigente con il lettore, invitandolo a rallentare, a pensare, a entrare dentro la parola. In un’epoca in cui tutto tende a essere consumato rapidamente, la sua opera rappresenta un’alternativa: una scrittura che chiede tempo, attenzione e profondità, restituendo alla poesia il suo ruolo originario di conoscenza e trasformazione. È proprio questa distanza dalle logiche contemporanee a renderlo oggi sorprendentemente attuale: non un autore del passato, ma una voce ancora capace di parlare al presente.
Riscoprire Giannino di Lieto oggi significa compiere un atto controcorrente, ma anche necessario. Nato a Minori nel 1930 e scomparso nel 2006, Di Lieto è stato uno dei protagonisti più rigorosi e meno celebrati della poesia italiana del secondo Novecento. Un autore lontano dai riflettori, ma vicino alla sostanza più autentica della parola poetica.
Negli anni Sessanta e Settanta, mentre molti autori si muovevano tra sperimentazione e rottura, Di Lieto attraversa la stagione della neoavanguardia senza mai aderirvi completamente, scegliendo invece una strada personale, più solitaria ma anche più coerente. La sua ricerca non è mai fine a se stessa, ma orientata a una domanda fondamentale: che cosa può ancora dire la poesia?
Per comprendere meglio il suo stile, riportiamo un breve estratto (citazione) rappresentativo della sua poetica:
“Le cose che sonorestano nel temposenza nomee senza voce,ma insistononella memoria.”
(versi attribuiti alla raccolta “Le cose che sono”)
Un aspetto spesso poco conosciuto è il suo legame con l’arte visiva. Di Lieto è anche protagonista della poesia visiva, un linguaggio che unisce parola e immagine, ampliando i confini della comunicazione poetica. Un elemento che oggi, nell’era digitale e visiva, rende la sua opera sorprendentemente attuale.
In un mondo che comunica troppo e ascolta poco, la poesia di Di Lieto invita al silenzio attivo, alla riflessione, alla profondità. Non offre risposte facili, ma apre spazi. Non consola, ma illumina.
Riscoprire Giannino di Lieto oggi significa anche restituire valore a una tradizione poetica che non ha ceduto alla semplificazione, ma ha continuato a interrogare il senso del linguaggio e dell’esistenza.
Non è un autore per tutti, ma è un autore per chi cerca davvero.
Geo: Minori, Costiera Amalfitana, Italia. Luogo di origine di Giannino di Lieto, che nella sua opera ha saputo trasformare la dimensione locale in riflessione universale.
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