Perché Giannino di Lieto è un poeta da riscoprire oggi

 

Un angolo di studio tra libri e silenzio, dove la cultura prende forma e il pensiero si trasforma in parola

C’è qualcosa di profondamente attuale nella voce di Giannino di Lieto, che oggi risuona con una forza quasi inattesa. In un tempo dominato dalla velocità e dalla semplificazione, la sua poesia si presenta come un atto di resistenza, complessa, verticale, spesso difficile, ma proprio per questo necessaria. Nato nel 1930 e scomparso nel 2006, di Lieto è stato un autore lontano dalle mode, capace di costruire un linguaggio autonomo e radicale, fuori dagli schemi della poesia tradizionale . La sua ricerca, influenzata anche da una riflessione filosofica profonda, ha attraversato le tensioni del secondo Novecento senza mai cedere al compromesso, mantenendo una coerenza rara e oggi preziosa .

Riscoprire oggi di Lieto significa quindi confrontarsi con una poesia che non consola, ma interroga. I suoi versi non cercano il consenso immediato, ma costruiscono un dialogo esigente con il lettore, invitandolo a rallentare, a pensare, a entrare dentro la parola. In un’epoca in cui tutto tende a essere consumato rapidamente, la sua opera rappresenta un’alternativa: una scrittura che chiede tempo, attenzione e profondità, restituendo alla poesia il suo ruolo originario di conoscenza e trasformazione. È proprio questa distanza dalle logiche contemporanee a renderlo oggi sorprendentemente attuale: non un autore del passato, ma una voce ancora capace di parlare al presente.

In un’epoca dominata dalla velocità, dalla semplificazione e dal consumo rapido delle parole, esiste una poesia che resiste, che non si piega, che chiede tempo, attenzione e profondità. È quella di Giannino di Lieto.
Pier Carlo Lava

Riscoprire Giannino di Lieto oggi significa compiere un atto controcorrente, ma anche necessario. Nato a Minori nel 1930 e scomparso nel 2006, Di Lieto è stato uno dei protagonisti più rigorosi e meno celebrati della poesia italiana del secondo Novecento. Un autore lontano dai riflettori, ma vicino alla sostanza più autentica della parola poetica.

La sua poesia non è immediata, e proprio per questo è preziosa.
Non cerca il consenso, non strizza l’occhio al lettore, non si adatta alle mode. È una poesia che interroga, che scava, che mette in discussione il linguaggio stesso. In un tempo in cui tutto deve essere comprensibile subito, Di Lieto rappresenta l’opposto: una scrittura che si apre lentamente, che richiede partecipazione attiva.

Negli anni Sessanta e Settanta, mentre molti autori si muovevano tra sperimentazione e rottura, Di Lieto attraversa la stagione della neoavanguardia senza mai aderirvi completamente, scegliendo invece una strada personale, più solitaria ma anche più coerente. La sua ricerca non è mai fine a se stessa, ma orientata a una domanda fondamentale: che cosa può ancora dire la poesia?

La risposta non è semplice, e non è mai definitiva.
La sua scrittura si fa progressivamente più essenziale e al tempo stesso più complessa, influenzata anche dal pensiero filosofico europeo. Ogni parola diventa segno, ogni verso un campo di tensione tra significato e silenzio.

Per comprendere meglio il suo stile, riportiamo un breve estratto (citazione) rappresentativo della sua poetica:

“Le cose che sono
restano nel tempo
senza nome
e senza voce,
ma insistono
nella memoria.”

(versi attribuiti alla raccolta “Le cose che sono”)

In questi pochi versi si coglie tutta la sua visione:
la realtà non è mai pienamente afferrabile, le cose esistono al di là del linguaggio, e la memoria diventa l’unico spazio in cui tentare di trattenerle.

Un aspetto spesso poco conosciuto è il suo legame con l’arte visiva. Di Lieto è anche protagonista della poesia visiva, un linguaggio che unisce parola e immagine, ampliando i confini della comunicazione poetica. Un elemento che oggi, nell’era digitale e visiva, rende la sua opera sorprendentemente attuale.

Perché leggerlo oggi?
Perché ci costringe a rallentare.
Perché ci obbliga a uscire dalla superficie.
Perché ci ricorda che la parola non è solo mezzo, ma esperienza.

In un mondo che comunica troppo e ascolta poco, la poesia di Di Lieto invita al silenzio attivo, alla riflessione, alla profondità. Non offre risposte facili, ma apre spazi. Non consola, ma illumina.

È una poesia esigente, ma proprio per questo necessaria.
E forse è proprio questa la sua forza più grande: non essere mai accomodante, non essere mai scontata.

Riscoprire Giannino di Lieto oggi significa anche restituire valore a una tradizione poetica che non ha ceduto alla semplificazione, ma ha continuato a interrogare il senso del linguaggio e dell’esistenza.

Non è un autore per tutti, ma è un autore per chi cerca davvero.

Geo: Minori, Costiera Amalfitana, Italia. Luogo di origine di Giannino di Lieto, che nella sua opera ha saputo trasformare la dimensione locale in riflessione universale.

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