In occasione della quinta edizione del concorso poetico “La Panchina dei Versi”, promosso da Aletti Editore, l’autrice Dorotj Biancanelli è stata selezionata per la pubblicazione del suo componimento poetico all’interno di una prestigiosa raccolta antologica dedicata ai testi ritenuti più significativi. La poesia dal titolo “Boccioli di resilienza” pubblicata per intensità espressiva e valore contenutistico ha ricevuto un attestato ufficiale di merito, confermando l’efficacia della parola poetica come strumento di riflessione civile. Il riconoscimento si inserisce in un percorso di scrittura che coniuga sensibilità personale e attenzione ai temi sociali, tra cui quello della violenza psicologica, al centro del componimento proposto.
Viviamo in un tempo in cui la parola “violenza” irrompe con drammatica frequenza nella cronaca di tutti i giorni, tra urla, silenzi e immagini sfocate.
Trapela con arroganza una forma di violenza che riesce a non fare rumore, che si cela abilmente e per questo si rende ancora più insidiosa: quella psicologica, sottile, tra le righe di una falsa normalità. Ed è a questa ferita invisibile che ho voluto dare voce affidandomi alla poesia. Scrivere è uno strumento per resistere, per opporsi all’inerzia, per portare alla luce ciò che troppo spesso viene taciuto.
BOCCIOLI DI RESILIENZA
Nel disincanto, fra le lame affilate del dolore,
un urlo improvviso echeggia
riversandosi nell'inquietudine,
che squarcia anime incantate.
Boccioli di resilienza s'innalzino,
padroneggiando in un vortice di gemiti,
fra altisonanti barlumi di luce.
Cuori di seta e di meraviglia,
che brillate innocenti nelle urla della tempesta,
rinnegate l'abbraccio vessatorio e ingannevole
della violenza psicologica velata, sottile
che serpeggia nell'offesa e nell’umiliazione.
Ribellatevi come uragani veementi
in cui una danza di voci assordanti
eleva il valore della dignità e dell'esistenza.
Uniamo i nostri cuori e, all'unisono,
come in coro di richiami intrecciati,
invochiamo un futuro di osservanza
tessendo sulle ali del rispetto e costruendo la libertà,
nell'uguaglianza del puro amore.
Nel disincanto di una società che spesso preferisce il silenzio all’ascolto, nella quale il dolore invisibile diventa tagliente come una lama sottile che penetra senza lasciare tracce ripercorribili, si eleva, all’improvviso, un urlo straziante. È un grido che rompe l’inerzia, che squarcia l’abitudine all’indifferenza: non più silenzio, ma voce. Un suono che emerge dal fondo della sofferenza, dalle crepe consolidate da abusi taciuti, da offese minimizzate, da dignità sminuite. È la voce di chi ha subito e ha saputo resistere. Di chi, attraversando il dolore, ha trovato il coraggio di trasformarlo in forza per riconoscersi e rialzarsi.
E proprio quel grido di ribellione che si riversa nell’inquietudine collettiva come un’onda che scuote le coscienze in cui risuonano immagini. Storie spezzate, interrotte, negate. E ancora storie che intrappolano anime fragili che nonostante tutto, continuano a cercare la meraviglia. Non dimenticando il male subito, ma continuando a custodire ancora una luce, un desiderio di giustizia, di ascolto e di verità.
In mezzo a queste fratture, tra i margini dell’invisibile, nascono boccioli di resilienza. Non si mettono in mostra, ma trovano il coraggio di farsi spazio con tenacia e assiduità. Sono spiriti che si ergono contro corrente, che si oppongono, con la forza della propria umanità, alla distruttiva violenza psicologica. Una forma di violenza che non lascia segni evidenti sulla pelle, ma che erode l’identità al suo interno. Svuota, isola e distorce il senso del sè attraverso parole tossiche, gesti svalutanti e colpevoli silenzi insinuandosi nei legami più intimi per nutrirsi della paura e della vergogna.
A quei cuori feriti – ma ancora integri nella loro essenza che la poesia tende la mano. Li chiama a ribellarsi. Non avvalendosi della rabbia cieca, ma della lucida consapevolezza. Non con l’odio, ma con la voce. Un grido che genera un eco profondo, che si intreccia insieme ad altre voci in un coro di richiami. Un eco dissonante eppure armonioso, come una danza sonora che attraversa e infrange il silenzio. In quella danza, le parole non sono più solo espressione individuale ma diventano alleanza, sostegno reciproco, atto collettivo.
Così, la poesia si trasforma in un battito comune, evocando il rispetto come affermazione di un diritto inalienabile: vivere nella libertà, nell’uguaglianza. Costruire insieme – con la forza della parola e del gesto – una società in cui l’amore smetta di essere possesso, controllo o pretesa e diventi cura reciproca, scelta consapevole e rispetto profondo.
Quando le parole mancano nella vita di tutti i giorni, possono rinascere e avere un senso sulla pagina.
Ho cercato di dare un’interpretazione al dolore, e a quello collettivo, con versi che possono essere specchio e rifugio, denuncia e abbraccio perché la poesia non vuole consolare ma svegliare e scuotere le coscienze.
Bellissima, onore al merito
RispondiEliminaGrazie Fabio
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