C’è un’abitudine che è diventata, nel tempo, la mia necessità più assoluta, un punto fermo nella mia giornata a cui non potrei mai rinunciare: la palestra.
Spesso l’immagine dello scrittore è quella di una persona solitaria, curva su una scrivania tra libri e caffè, persa in un mondo astratto. Ma la verità è che, per far volare la mente, ho bisogno di ancorare il corpo. Non vado in palestra per una questione di pura estetica, ci vado perché il mio equilibrio dipende da quel movimento.
Esiste una ragione profonda dietro questo mio bisogno. L’attività fisica scatena una tempesta benefica nel cervello che si riflette direttamente sulla qualità della mia scrittura.
L'allenamento riduce i livelli di cortisolo, liberando la mente dalle ansie quotidiane e lasciando spazio a pensieri più chiari.
Muovere il corpo significa pompare ossigeno e vita al cervello. L'ispirazione e alcuni blocchi si sono sciolti non davanti allo schermo, ma mentre ero impegnata nello sforzo fisico.
Lo sport stimola la lucidità. In pratica, allenarmi rende la mia mente più agile e pronta a inventare mondi nuovi.
La scrittura è un mestiere profondamente sedentario. La schiena si affatica, la postura ne risente e l'energia può calare bruscamente. La palestra è il mio rituale di rigenerazione. Mi permette di restare forte, di scaricare le tensioni accumulate e di avere la resistenza fisica necessaria per sostenere a volte ore di immersione totale nella mia scrittura.
Il movimento mi ha insegnato che non siamo solo mente. Siamo un’unità complessa dove il benessere dell'uno alimenta la forza dell'altra. Non "rubo" tempo alla scrittura quando vado ad allenarmi; lo sto investendo per tornare alla scrivania con una voce più potente e un'ispirazione più nitida.
Ai miei lettori voglio dire questo: non sottovalutate mai il potere di un corpo attivo. Perché quando il fisico è forte, l'immaginazione non ha più limiti.
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