Nel riflesso dell’anima, l’isola del tempo di Barbara Baka: la poesia come viaggio interiore. Di Dorotj Biancanelli, Roma.
Tra le nuove voci poetiche più percettive e vibranti del panorama contemporaneo, si rivela con grazia e profondità quella di Barbara Baka, autrice di origini polacche la cui produzione letteraria affiora per la naturale vocazione introspettiva e intensità nel coinvolgimento emotivo.
Le sue opere rappresentano strumenti di indagine personale e spirituale e sono in grado di accogliere le vulnerabilità, i desideri e i mutamenti attraverso l’uso di immagini evocative e una ritmica misurata e profonda.
Alla base del suo sorprendente intuito, l’autrice rivela una profonda capacità di trasmettere riflessioni intime che sfiorano l’animo del lettore con estrema delicatezza preservando uno slancio incrollabile verso la speranza.
L’ISOLA DEL TEMPO
Illumini la forza del pensiero
e con fermezza culli l’anima
affinché essa possa tornare
sempre composta in se stessa.
Innalzi l’emozione
al centro dell’azione
spiegando nel silenzio
il mistero della devozione.
Mi sorprenderò, isola del tempo!
Mi sorprenderai anche tu
nell’ abisso della trascorsa gioventù.
Illumini la via argentea
di un semplice prigioniero
giungendo ai sentimenti
dalle cosmiche chiarezze,
e al chiarore della Luna
espandi soavi carezze.
Infondi energia
al battito del cuore
dove il valore umano
si fa più intenso.
Ora sono libera di nutrire
e far fluire i sogni
che risplendono nella luce,
nel flebile incanto di essere
dolcemente, immutabilmente
me stessa.
Questa poesia si rivolge al tempo stesso, impersonificato in un’isola, in un luogo o ancora in un’entità che ha un’influenza profonda e benefica sulla persona che parla.
La poesia si apre evocando un tempo capace di illuminare la forza del pensiero, calmando con decisione, l’anima.
Le consente di ritrovare costantemente il proprio equilibrio e una profonda serenità interiore.
La dimensione temporale porta le emozioni al centro dell’azione, e in silenzio, senza la necessità di una sola parola, rivela con grazia il significato più profondo della devozione o dell’impegno.
Il percorso lirico evoca meraviglia e sorpresa per quest’isola sospesa del tempo che d’incanto riuscirà a sorprendere la protagonista specialmente quando si ritroverà ad affrontare i ricordi e le esperienze della giovinezza passata.
Il tempo illumina il percorso, come un sentiero argenteo, per chiunque si senta prigioniero delle preoccupazioni o dei propri limiti.
Il chiarore descritto deriva da una conoscenza quasi cosmica e universale e, come la luce della luna, diffonde dolci consolazioni e carezze attraverso il rimembrare del tempo.
Il tempo infonde energia nel cuore, nel luogo dove il valore umano diventa più forte e
significativo: è questo il momento in cui la protagonista si sente libera di coltivare e di realizzare i propri sogni che brillano nella luce e, in un delicato incanto, le consentono di essere, dolcemente e immutabilmente, fedele a sé stessa.
L’isola del tempo, grazie all’interpretazione e alla voce di Nazario Tartaglione che esalta la sua essenza e ne preserva la delicatezza, è dunque un grido silente ma potente, una forza invisibile e un eccellente guaritore che ci accompagna nei cambiamenti inevitabili della nostra esistenza.
Barbara Baka ci conduce attraverso un viaggio simbolico dove non esiste spazio per il rimpianto sterile ma solo per il richiamo di una malinconia fertile necessaria per nutrire una crescita interiore.
Mediante un linguaggio essenziale ma suggestivo rende dignità al sentire umano e accoglie fragilità e autenticità nei sogni in una dimensione sospesa tra possibilità e realtà concrete. È la memoria in quest’opera a delinearsi fra i versi divenendo slancio e attesa che adagio adagio si muta in libertà. Si tratta di un messaggio delicato ma risonante: anche quando sembra che il tempo stia per sfuggire di mano, ecco che s’inerpica d’incanto, la sorpresa, pronta a restituirci l’immagine più veritiera di noi stessi.
Il tempo non è un’entità distante né tantomeno un incorruttibile giudice è piuttosto un compagno silenzioso che rassicura e che svela senza clamore percorsi celati dell’animo.
È grazie a questa dimensione rappresentativa di metafora empatica, quasi materna che la protagonista riesce a riconoscere se stessa, demordendo la presa per lasciarsi finalmente riscoprire, ancora meglio, essere.
L’isola evocata diventa uno spazio sicuro, l’asse spazio-tempo si tramuta in un rifugio interiore dove ritrovare senso e luce anche quando la vita pone dinnanzi ostacoli e smarrimento.
Il cuore della poesia pulsa nella consapevolezza che l’essere umano, anche nel fluire delle stagioni e nell’inevitabile trasformazione del corpo e della mente, può ancora toccare un centro saldo, una verità semplice ma profonda, ossia, l’autenticità.
E proprio in quel delicato e luminoso incanto che si manifesta il miracolo di esistere fedelmente a sé stessi, con dolcezza, senza più travestimenti.
Barbara Baka, con il suo sguardo acuto e la sua voce intima, ci regala una poesia che non consola soltanto, ma ci interroga invitando ciascuno di noi a esplorare la propria “isola del tempo”, come se dovessimo comprendere che la bellezza non sta nel trattenere il passato, ma nel lasciare che esso si trasformi in presenza, in energia viva, capace di generare nuovi sogni. E questa, oggi più che mai, è una forma luminosa di resistenza emotiva.
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