Michela Zanarella racconta la poesia come resistenza e dialogo: intervista a una voce autentica della cultura contemporanea
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C’è un momento, nell’incontro con un artista, in cui si percepisce chiaramente che non si sta semplicemente raccogliendo una testimonianza, ma si sta entrando in un universo interiore complesso e stratificato. È ciò che accade dialogando con Michela Zanarella, voce poetica intensa e riconoscibile nel panorama contemporaneo italiano. In un tempo in cui la parola rischia spesso di perdere profondità, la sua scrittura restituisce invece densità emotiva, attenzione al dettaglio e una rara capacità di trasformare l’esperienza personale in linguaggio universale. Da osservatore attento del mondo culturale, ritengo che incontrare autori come Zanarella significhi non solo raccontare un percorso artistico, ma offrire al lettore una chiave per comprendere meglio il nostro presente, attraverso quella lente sensibile che solo la poesia sa offrire.
Pier Carlo Lava
La tua scrittura attraversa poesia, narrativa e saggistica: cosa cambia e cosa resta invariato nel tuo modo di raccontare il mondo?
Cambiano lo stile, il linguaggio, la lunghezza, ma l’essenza è la base di ogni genere. La mia poesia è composta da versi liberi, spesso brevi. Cerco di creare immagini particolari, mantenendo una musicalità nel testo. La narrativa richiede più tempo. Credo sia necessario avere un’idea ben chiara, originale, da sviluppare utilizzando un linguaggio comprensibile e scorrevole. Nel caso del romanzo, l’unico che ho pubblicato, ho atteso a lungo prima di decidere se affidarlo a un editore. C’è molto del mio percorso esistenziale con riferimenti autobiografici, non è stato facile mettersi a nudo, senza filtri. La saggistica richiede studio, ricerca, prima di definire il contenuto è necessario avere dei buoni riferimenti per le fonti da utilizzare. Restano invariati l’impegno e la cura per le parole. Scrivere è un atto creativo che merita tempo, pazienza, ascolto. Spesso alcuni temi affrontati sono ricorrenti. È la vita ad essere osservata e raccontata secondo intuizioni espressive diverse. Non mancano mai gli elementi della natura che sono una costante della mia scrittura, indispensabili al di là del genere.
Roma è la città in cui vivi e lavori da anni: quanto ha influenzato la tua visione poetica e il tuo immaginario creativo?
Roma è una città che mi ha offerto tante opportunità. Sono stata accolta con affetto e mi sono sentita subito a casa. Monteverde, il quartiere in cui vivo ormai da sedici anni, è diventato un luogo di ispirazione. Qui hanno vissuto grandi autori del passato come Pasolini, Caproni, Rodari, per citarne alcuni. Mi sento fortunata, perché oltre alla bellezza del territorio, c’è cultura, rispetto per le persone e per la storia. Ho avuto il privilegio di incontrare Silvio Parrello, conosciuto come “er Pecetto”, tra i protagonisti del romanzo “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, edito da Garzanti nel 1955. Con lui ho un rapporto di stima ed amicizia. Curo la sua pagina Facebook da anni, è grazie a lui se ho imparato ad amare maggiormente le opere di Pasolini e il quartiere Monteverde. Ho scritto diverse poesie sulla città eterna. Dovrei pensare a raccoglierle in un libro. Potrebbe essere un’idea per il futuro.
- Le tue poesie sono state tradotte in molte lingue: cosa significa per te vedere la tua voce attraversare culture diverse?
Anche in questo caso mi ritengo molto fortunata. È avvenuto tutto senza aspettative. Nel 2015 è uscita la mia prima raccolta di poesie tradotte in rumeno “Imensele coincidente”. Sono arrivate poi traduzioni in altre lingue, tra cui inglese, francese, arabo, spagnolo, hindi, cinese, giapponese, polacco, greco, albanese, portoghese. Nel 2018 sono stata contattata da una giovane traduttrice americana, Leanne Hoppe, che aveva scoperto la mia poesia in rete. Ha deciso di tradurre con l’aiuto della sua insegnante “Meditazioni al femminile”, raccolta uscita nel 2011. Per me un’esperienza incredibile. Dopo una fitta corrispondenza, Leanne è venuta in Italia a conoscermi. Ha lavorato alla traduzione del libro in inglese e dopo due anni nel 2018 è nato “Meditations in the feminine” pubblicato da Bordighera Press, editore italo americano, che ha pubblicato grandi nomi come Dacia Maraini, Silvio Ramat, Paolo Ruffilli, Gina Lagorio.
Devo ringraziare alcuni traduttori che sono riusciti a portare la mia voce poetica lontano, alcuni nomi li voglio fare: Leanne Hoppe per l’inglese, Elisabetta Bagli per lo spagnolo, Alain Bourdy per il francese, Nureldeen A.M. Abdallah per l’arabo, Eliza Macadan per il rumeno, Anila Dahriu per l’albanese, Izabella Teresa Kostka per il polacco. Non posso dimenticare Najii Naaman che mi ha nominato ambasciatrice per cultura in Italia della sua Fondazione in Libano, così come Manuel Ekiwa Estrella, fondatore del Collettivo Culturale CCI Utopia Poetica Universal dal Messico, che mi ha nominato presidente della filiale in Italia. Non vorrei dimenticare, però, i tanti amici che hanno collaborato nelle traduzioni, come Claudia Piccinno che ha tradotto alcune mie poesie in inglese, sono davvero tante le persone che negli anni mi hanno sostenuto. Non me ne vogliano se non cito tutti.
Nel tuo percorso, quanto conta il dialogo tra parola poetica e impegno civile o sociale?
Il dialogo tra parola poetica e impegno civile è fondamentale. Ho sempre pensato che la poesia sia uno strumento utilissimo per affrontare tematiche delicate, a volte spinose e controverse. Smuovere le coscienze, sensibilizzare è un atto necessario. I poeti non possono e non devono essere indifferenti. Viviamo tempi complessi, attraversati da guerre e conflitti. Abbiamo dovuto affrontare una pandemia. La pace sembra una parola irraggiungibile. Se è vero che la poesia non può cambiare il mondo, può comunque far riflettere, lasciare un segno concreto. La parola è pensiero, azione. Negli anni ho cercato di esprimere il mio punto di vista con forza e convinzione. Mi sono battuta per la lotta contro ogni forma di violenza e sopruso. Trovo inaccettabile tutto il male del nostro tempo.
- Se dovessi definire la tua poesia con tre parole chiave, quali sceglieresti e perché?
Sincera, essenziale, efficace. Sincera, perché non c’è niente che sia finzione, scrivo ciò che sento senza imporre limiti e senza trincerarmi dietro protezioni. Essenziale, perché amo scrivere versi in forma breve, senza dilungarmi troppo. Efficace, è più che altro un augurio per me stessa.
- Nel panorama contemporaneo, pensi che la poesia abbia ancora un ruolo centrale o sia diventata una forma di resistenza culturale?
Non so se la poesia oggi abbia un ruolo. Secondo me non dovrebbe averlo, o meglio, la poesia non dovrebbe essere rinchiusa in funzioni o gabbie. Dovrebbe semplicemente essere libera, accessibile a chiunque. Oggi è sempre più difficile mantenere un’unicità. Forse bisognerebbe ripartire dalla lettura dei poeti del passato. Magari si imparerebbe meglio cos'è la poesia. Cambiano i tempi, il linguaggio si trasforma, la parola evolve, ma secondo me non bisogna perdere i riferimenti di chi ha lasciato un segno importante nella storia.
Il tuo lavoro nelle relazioni internazionali e nel dialogo euro-mediterraneo influenza la tua scrittura? In che modo?
La poesia è una forma di scrittura che apre la mente e l’anima. È un ponte tra le culture. Sicuramente mi aiuta ad avere uno sguardo più ampio e attento anche nel mio lavoro di relazioni internazionali. Credo che ogni attività abbia un punto di contatto. Non c’è mai nulla che sia casuale. Riuscire a spaziare in ambiti diversi offre grandi possibilità di confronto.
- Conduci una trasmissione culturale: quanto è importante oggi creare spazi di ascolto per la parola poetica?
Ogni venerdì sera ospito poeti e autori nella mia trasmissione “Le parole accanto” su PuntoZip la cultura in un piccolo spazio. Sono già quattro anni che mi dedico con passione a questa attività di interviste in diretta. Siamo arrivati a 103 puntate, un bel numero. È importante creare spazi per chi scrive, dare voce a chi spesso fatica a farsi conoscere. Mi è capitato di incontrare poeti di ogni età, con percorsi diversi. Ogni puntata è una scoperta sia per me che conduco, sia per gli ascoltatori. Non sono sola, con me c’è il cantautore Corrado Coccia, che attraverso le sue canzoni riesce a rendere la rubrica più originale. Ho sempre amato l’unione tra poesia e musica. Ringrazio per l’opportunità e la fiducia il direttore di PuntoZip Luca Ceccarelli e tutta la redazione.
- Nel tuo processo creativo nasce prima un’immagine, un’emozione o una riflessione? Come prende forma una tua poesia?
Dipende dal momento, non c’è nulla di definito. Posso avere l’intuizione di un’immagine, aver sentito una parola, colto un silenzio, aver ascoltato una canzone, aver incontrato qualcosa o qualcuno. Mi lascio semplicemente attraversare e guidare. La poesia arriva solo se il momento è quello giusto. Può capitare di notte, di giorno, in qualsiasi occasione.
- Guardando al futuro, quali progetti ti rappresentano di più e cosa senti ancora urgente raccontare attraverso la tua voce?
Guardo al futuro con molti dubbi e anche diversi timori. Non sono tempi facili. Credo stiano cambiando le priorità e gli equilibri di ognuno di noi. Sono abbastanza fiduciosa nel domani, anche se certi individui fanno smarrire ogni certezza e fiducia nel genere umano. Ho il cuore colmo di amore per la vita, nonostante tutto. Mi basterebbe un po’ di serenità per tutti, se fosse possibile. Magari la pace. Sarebbe un sogno bellissimo.
Michela Zanarella
Giornalista pubblicista - Capo Servizio Poesia di Brainstorming Culturale
Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo (RIDE-APS)
Presidente A.P.S. "Le Ragunanze"
Extraordinary Ambassador for Naji Naaman's Foundation for Gratis Culture
Nel corso dell’intervista, emerge con chiarezza una visione della scrittura come atto profondamente etico oltre che estetico. Michela Zanarella racconta un percorso in cui poesia, narrativa e saggistica convivono senza perdere autenticità, mantenendo come punto fermo la cura della parola e l’attenzione verso ciò che accade nel mondo. La sua riflessione sulla traduzione delle opere in più lingue apre uno scenario affascinante: la poesia che diventa ponte tra culture, capace di attraversare confini e costruire connessioni. Non meno significativo è il suo impegno nel dialogo euro-mediterraneo, che si riflette in una scrittura attenta ai temi sociali e civili, senza mai rinunciare alla dimensione intima e personale.
Ciò che resta, al termine di questa lettura, è la sensazione di aver incontrato una voce autentica, capace di unire sensibilità e rigore. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla superficialità, la poesia di Michela Zanarella si configura come uno spazio di resistenza culturale e di profonda umanità, dove le parole tornano ad avere peso e significato. Questa intervista non offre risposte definitive, ma lascia emergere domande importanti, invitando il lettore a proseguire il dialogo dentro di sé. Ed è forse proprio questo il valore più grande della letteratura: aprire varchi, creare consapevolezza, restituire senso al nostro stare nel mondo.
Geo
Michela Zanarella vive e lavora a Roma, città che rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione artistica e culturale. Il suo percorso si sviluppa tra poesia, narrativa e attività culturali internazionali, contribuendo al dialogo tra le diverse realtà del Mediterraneo. Alessandria today, attraverso questa intervista, continua il suo impegno nel raccontare e valorizzare le voci della cultura contemporanea, offrendo ai lettori uno sguardo attento e approfondito sul panorama letterario italiano e internazionale.
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