Meriggiare pallido e assorto di Eugenio Montale
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
Nelle crepe del suolo o su la veccia
Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
In questa celebre lirica di Ossi di seppia, Eugenio Montale proietta il lettore in un assolato pomeriggio ligure, trasformando un momento di quiete estiva in una potente metafora dell’angoscia esistenziale e dell'incomunicabilità. L’ambiente descritto non è idilliaco, ma arido e ostile: il paesaggio diventa uno specchio dello stato d’animo del poeta, segnato da una profonda solitudine e dalla percezione di un destino bloccato, privo di vie d’uscita spirituali.
La struttura poetica si fonda su una serie di verbi all'infinito che rendono l'azione sospesa nel tempo, quasi a sottolineare l'inevitabilità della condizione umana. Il poeta si sofferma su dettagli minimi e apparentemente insignificanti, come il movimento frenetico delle formiche o il fruscio delle serpi, elementi che accentuano il senso di una natura indifferente e priva di messaggi salvifici. La percezione sensoriale è dominata dal calore accecante e da suoni secchi, che contribuiscono a creare un'atmosfera di oppressione e aridità metafisica.
Dal punto di vista retorico e stilistico, Montale utilizza un linguaggio aspro e denso di termini concreti, lontano da ogni forma di sentimentalismo. Le rime baciate e alternate costruiscono un ritmo quasi ipnotico, che culmina nell'immagine finale della muraglia con i "cocci aguzzi di bottiglia". Questo simbolo rappresenta l'impossibilità di superare il limite del reale, il muro invalicabile che separa l'uomo dalla verità o dalla felicità. La "triste meraviglia" che chiude il componimento sintetizza perfettamente la rassegnazione lucida di chi osserva il travaglio del vivere senza poterlo mutare.
In conclusione, "Meriggiare pallido e assorto" rimane uno dei vertici della poetica novecentesca per la sua capacità di oggettivare il dolore interiore attraverso la natura. Montale ci consegna una visione del mondo in cui la resistenza stoica e l'osservazione distaccata sono le uniche risposte possibili a una realtà che appare come un labirinto senza via d'uscita, definendo con precisione chirurgica il mal di vivere.
Biografia dell'autore
Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981) è stato uno dei maggiori poeti, scrittori e critici italiani del Novecento. Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, la sua opera ha rivoluzionato la poesia moderna attraverso il "correlativo oggettivo", una tecnica in cui oggetti e situazioni concrete diventano simboli di concetti astratti. Dalle asprezze liguri di Ossi di seppia alla maturità metafisica de Le occasioni e La bufera e altro, fino al pessimismo ironico di Satura, Montale ha saputo dar voce alla crisi dell'uomo contemporaneo con un linguaggio essenziale e profondo.
___________________
L'immagine cattura un paesaggio ligure aspro e soleggiato, fedele agli "Ossi di seppia". Puoi osservare:
Il rovente muro d'orto, costruito con pietra e mattoni vecchi, che taglia la scena in prospettiva.
Il dettaglio cruciale dei cocci aguzzi di bottiglia cimentati sulla sommità del muro, simbolo della barriera esistenziale invalicabile.
L'ambiente arido e scosceso con pruni, sterpi e agavi.
Uno scorcio di mare lontano all'orizzonte.
Il sentiero di terra battuta che si snoda lungo la muraglia, suggerendo il "seguitare" della vita e il suo travaglio.
L'uso di una luce calda e intensa contribuisce a creare quell'atmosfera "pallida e assorta" descritta dal poeta.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post