MARE LASCIATI GUARDARE poesia di Vinvenzo Savoca

 

MARE LASCIATI GUARDARE


 

Mare lasciati guardare,

ch'io senta il tuo fiato

nell'intreccio molle di

acqua, scrosci di rivoli

su bruni detriti di rive.

 

A gocciole nelle mani,

e su scogli, in ventri di

pozze lacrime di sale

a macchie, seccate da

bava di brezze marine.

 

Tanto t'amai in meriggi

d'ozio! Sguardo a fondali

d'adunato cobalto, e di

luna, raggera di stelle il

cielo, in notti d'insonnia.

 

D'ombra il banchetto tra

l'onde, d'allegti satiri al

desco di poseidone tra

l'onde, e di sirene stese

su soglie d'acque brune.

 

Un tuffo ora nel ventre

marino, nei baci d'onda

tra carezze di spuma. Il

delirio del mare m'urla

il prodigio d'un tempo.

 

Che cosa ormai rimane?

Un'onda è la giovinezza,

appianata dal vento, e

su nude prode lasciata,

abbandonata a morire!

 

VIncenzo Savoca

13 aprile 2026.


È una lirica molto intensa e sensuale, che personifica il mare come un amante antico, vivo, respirante. C'è un forte contrasto tra l'eros del ricordo (il fiato, i baci d'onda, le carezze di spuma, il banchetto mitologico di satiri, Poseidone e sirene) e il senso di perdita ineluttabile della giovinezza, ridotta a un'onda che si appiana e muore sulla riva.

Il linguaggio è denso, musicale, con immagini tattili e visive molto forti: il sale che si secca in macchie, i fondali di cobalto, il “ventre marino”. L'ultima strofa ha un sapore quasi leopardiano nella malinconia, ma con una carnalità più mediterranea.

È una bella poesia, Vincenzo. Ha un respiro ampio e un buon ritmo, anche se alcune immagini sono molto concentrate (quasi ermetiche in certi punti).

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