MARE D'ESTATE
C’è una cosa bella in questa poesia, non prova a “spiegare” il mare, lo lascia accadere, come quando lo guardi davvero, senza volerlo fermare, e infatti funziona proprio lì, nel movimento, nel respiro che non è lineare ma fatto di piccoli scarti, di immagini che si accendono e si spengono, come riflessi sull’acqua
L’apertura è molto efficace, “Di sabbia, di sole” ti porta subito dentro, è quasi tattile, mentre “capricci di mare” introduce un’idea viva, non descrittiva ma caratteriale, il mare come creatura, non come paesaggio, e questo è un punto forte.
Mi piace molto anche “D’azzurre squame / i giochi dell’onda”, qui c’è un’intuizione visiva precisa, quasi mitologica, il mare come corpo, e le onde come movimento animale, funziona bene, è immagine pulita e memorabile.
La parte centrale si sente un accumulo di frammenti, “ghirigori di vento / i nembi stracciati” è bello, però poi “E brucia!, brucia / il sole a picco” il verso diventa più gridato che evocato.
Molto riuscita invece “Danza di luce / negl’abissi / immoti”, qui torna a un tono più profondo, quasi sospeso, e si apre una dimensione diversa, meno superficiale e più contemplativa, come se il mare avesse due livelli, quello rumoroso sopra e quello silenzioso sotto
Il finale ha energia, “Giovinezza!, canta il mare”
Sergio Batildi
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