MARE D'ESTATE una poesia di Vincenzo Savoca

 


MARE D'ESTATE


Di sabbia, di sole,
d'orme sparse su
capricci di mare,
d'estate!
D'azzurre squame
i giochi dell'onda
e di scrosci
i respiri dell'aria.
Ghirigori di vento
i nembi stracciati.
E brucia!, brucia 
il sole a picco.
Danza di luce
negl'abissi
immoti in ventre
di mare.
Grida di gabbiani,
strilli di gioia,
favellare canoro.
Giovinezza!,
canta il mare
d'estate.
Sì bella!, ch'ancora
risorta vive!

VIncenzo Savoca
Ragusa 29 aprile 2026

C’è una cosa bella in questa poesia, non prova a “spiegare” il mare, lo lascia accadere, come quando lo guardi davvero, senza volerlo fermare, e infatti funziona proprio lì, nel movimento, nel respiro che non è lineare ma fatto di piccoli scarti, di immagini che si accendono e si spengono, come riflessi sull’acqua

L’apertura è molto efficace, “Di sabbia, di sole” ti porta subito dentro, è quasi tattile, mentre “capricci di mare” introduce un’idea viva, non descrittiva ma caratteriale, il mare come creatura, non come paesaggio, e questo è un punto forte.

Mi piace molto anche “D’azzurre squame / i giochi dell’onda”, qui c’è un’intuizione visiva precisa, quasi mitologica, il mare come corpo, e le onde come movimento animale, funziona bene, è immagine pulita e memorabile.

La parte centrale  si sente un accumulo di frammenti, “ghirigori di vento / i nembi stracciati” è bello, però poi “E brucia!, brucia / il sole a picco” il verso diventa più gridato che evocato.

Molto riuscita invece “Danza di luce / negl’abissi / immoti”, qui torna a un tono più profondo, quasi sospeso, e si apre una dimensione diversa, meno superficiale e più contemplativa, come se il mare avesse due livelli, quello rumoroso sopra e quello silenzioso sotto

Il finale ha energia, “Giovinezza!, canta il mare” 

Sergio Batildi

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