MARE D'AUTUNNO di Vincenzo Savoca


 MARE D'AUTUNNO


A settembre il mare si tinge ancora
d'un filo d'estate, mareggio d'onde
d'indaco e verdi ed azzurre su prode
e su impigliate secche alghe in cocci
d'umido salmastro, colore d'autunno.

Il mare di settembre è un lamento
d'onde, un lacrimare d'argento, un
amaro mendicare di strali al sole, sì
strenua la luce smorzata da nembi
asmatici su cieli di gesso, facinorosi.

Su fili del telegrafo tra palo e palo,
strette rondini immobili aspettano.
Il cielo ha indossato lo scialle grigio,
indomito il sole dardeggia con lame
spuntate e più sì crudele non brucia.

Anche tu cogl'occhi di solitudine,
l'orme dei passi sulla sabbia, molli
tr'affondate nude conchiglie sparse.
Gl'ossi di seppia nel cieco cammino,
svernate in tuguri di gusci d'intorno.

Ti seguo d'appresso con gl'occhi alla
chioma d'umido marino, l'odore del
mare sui nostri passi. "Agosto se n'è
andato!" ti dico. E languono pure le
nostre parole. L'origlio solo al vento 

La luce si spegne su nembi, sul mare.
L'autunno ci arriva addosso con tinnito
d'alberi, lento ploro di foglie ramate,
di triste mannello su terre d'odoroso
frascame nel sonno, detriti d'estate.

Il mare d'autunno s'adombra d'oblio,
la risacca risuona, d'addormentato il
verso di gabbiani nei girotondi moti
sull'onde, nei tramonto, in albe d'oro.
E tu che dici "Un altr'anno e ritorna!

VIncenzo Savoca
Ragusa 23 aprile 2026

È una poesia molto bella,  malinconica senza essere debole, tutta costruita sul passaggio, settembre non è solo un mese, diventa una soglia, il punto in cui l’estate non muore di colpo, ma si sfalda, si consuma, resta addosso come sale sulla pelle.

La forza del testo sta nelle immagini marine, “filo d’estate”, “lacrimare d’argento”, “cieli di gesso”, “detriti d’estate”, sono espressioni dense, quasi pittoriche, e danno al mare una voce umana, stanca, dolente, come se anche lui sapesse che qualcosa è finito.

Molto efficace anche la presenza del “tu”, perché sposta la poesia dal paesaggio alla memoria affettiva, non guardiamo soltanto il mare d’autunno, guardiamo due persone che camminano dentro una stagione che cambia, e forse dentro un amore che sente il tempo passare.

La chiusa è tenera e amara insieme, quel “Un altr’anno e ritorna!” sembra una consolazione semplice, quasi detta per non arrendersi, ma proprio per questo commuove, perché l’autunno porta via, però promette anche il ciclo, il ritorno, la possibilità che qualcosa ricominci.

Sergio Batildi

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