MARCO MASINI, UN TALENTO LIMPIDO, MA FRAINTESO PER TROPPO TEMPO: FINALMENTE SPIEGATO. Di Dorotj Biancanelli, Roma
Si potrebbe andare avanti come se niente fosse, ora che il sereno è tornato, ma il passato chiede di essere spiegato, raccontato e compreso: si perde il conto del tempo trascorso in cui, appena si pronunciava il nome del cantautore toscano Marco Masini, una fetta di pubblico rispondeva con smorfie, gestacci e contrarietà difficili da definire. Era quel cantante che, non sempre, trovava nei media l’attenzione che meritava, che in molti trascuravano e che spesso veniva relegato ai margini della scena. E come se tutto questo non fosse già abbastanza paradossale, era anche marchiato da quel luogo comune, tipico dei giudicanti di scarsa competenza e degli ingiusti secondo cui portava sfortuna. Masini, attraverso le sue canzoni, si è fatto portavoce di una generazione inquieta e ribelle, quella degli anni ’90, desiderosa di verità e autenticità, travisata da un pubblico non ancora pronto a comprenderla fino in fondo e questo atto di sincerità ha generato terreno fertile a quelle interpretazioni distorte che lo avrebbero poi accompagnato per anni. La vera problematica è che le etichette non solo resistono nel tempo ma prevalgono sulla realtà, ed ecco che uscite difficili come Scimmie o Uscita di sicurezza sono state tradotte in conferme, anziché venire considerate come naturali evoluzioni di un artista che elabora nuovi linguaggi di comunicazione. Lo stesso Masini, in un’intervista, ha dichiarato: “so chi ha tentato di rovinarmi dicendo che porto sfortuna”, ma l’artista non ha mai fatto nomi, scegliendo di andare avanti e di rispondere con la musica. Un periodo in cui alcune radio rifiutavano di trasmettere i suoi brani e il clima attorno a lui divenne quello di un boicottaggio silenzioso, che però non riuscì mai a spegnere la sua forza creativa. Come un fulmine a ciel sereno, si assiste al cambiamento, alla svolta: i commenti sui social impazzano: “il cantante più sottovalutato della storia”, “non l’ho mai considerato come doveva, sono sincero…” e ancora, “ha una voce incredibile e una grande competenza…” poi c’è anche chi domanda: “sapete se è fidanzato?”. Ma la verità nella quale, prima o poi, ci si imbatte per forza è una sola: è cambiato lo sguardo del sistema. Dunque, ora non crederete davvero che sia bastata una collaborazione con Fedez, la variante pop di un indovinato remix e un paio di apparizioni fortunate perché tutti si accorgessero di ciò che era evidente da circa una trenta cinquina d’anni? Premesso che le collaborazioni amplificano ciò che esiste, non creano nulla dal nulla, perché chi possiede studio e talento trova in quelle occasioni solo una cassa di risonanza, è certo che Marco Masini abbia attraversato un percorso di crescita autentico, evolvendosi perché è l’esperienza che affina e, talvolta, fortifica. Ma è restando fedele a sé stesso, senza mai discostarsi dalla sua personalità, che ha continuato a tessere la sua identità artistica, fino a farne oggi il segno distintivo della sua maturità, umana e professionale. E dunque, ai fini pratici, doveva essere sfuggito qualcosa ai più: Marco Masini è un artista completo e autentico, un brillante cantautore che fa della sua musica un’arte consapevole. Attenzione, lo stesso artista di sempre solo con una cornice più luminosa. Perché, quando si tratta di salire sul carro dei vincitori si è portati ad attenzionarsi solo a ciò che conferma le idee proprie. Per un tempo non trascurabile, in molti hanno cercato nel cantante l’indicizzazione del personaggio mediante l’etimologia della caricatura: la voce arrabbiata, la “malinconoia”, la sfortuna contingente e la cosa più triste è che, a forza di ripeterlo, molti hanno finito per crederci davvero. Oggi che il contesto ha variato le sue inclinazioni, gli stessi osservatori ne lodano la tecnica, il carisma e, ancora più strano è che ne notino la coerenza. Il talento c’è o non c’è e, dacché io abbia memoria, non si è mai acceso a comando: è sempre stato dentro ai suoi stessi contorni, invisibile solo a chi non aveva voglia di guardare. E’ una constatazione tangibile: Marco Masini ha sempre lavorato alle sue produzioni artistiche con rigore artigianale. Dietro quella schiettezza, talvolta inquieta, si cela una costruzione armonica e trasversale che non scende mai al compromesso della banalità: i suoi brani si amalgamano con raffinatezza al pianoforte incarnando la classe e lo stile e, consentitemi, è questo che distingue il bellissimo mestiere (e non mi sto riferendo all’amore) dall’effimero. Viviamo in una società dove l’apparire conta più dell’essere ed è il caso di dirlo con un buon grado di ragionevole certezza che il cantautore toscano ha scelto la strada più difficile, quella dell’autenticità sempre e comunque, anche quando rimaneva più conveniente fingere. E se proprio quella autenticità per un tempo indefinito è stata confusa con la sfortuna, ecco che oggi produce l’effetto boomerang ma tornando indietro, stavolta come segno di forza. La questione legata al cantante è il riflesso di un fenomeno più ampio in cui si confonde la visibilità con il valore. Si rivaluta quando conviene, ma esiste un pubblico diverso, quello più attento, quello che sa ascoltare perché lo fa con il cuore e riesce a riconoscere la verità e la coerenza. E forse è proprio questo che rende la sua storia artistica una rivincita in nome della vera essenza. Di certo, la vera fortuna non è salire sul podio, ma restare fedeli a sé stessi anche quando nessuno applaude. Marco Masini lo ha fatto. Ha attraversato il silenzio, le etichette, le incoerenze altrui, ma non ha mai smesso di produrre artisticamente con la stessa dignità di sempre né di credere nel legame più vero, quello con il suo pubblico. Forse dovremmo imparare a guardare con più attenzione, in profondità e non fermarci alle etichette o alle mode del momento. Perché dietro ogni artista autentico c’è una storia che merita di essere ascoltata. Oggi in molti scoprono “di nuovo” il cantautore toscano, in tanti si sono ricordati di ascoltare, ma la verità è che Marco Masini c’è sempre stato in tutta la sua sostanza: artista di grande intensità e forse, in un tempo che premia il rumore, la sua storia è la più bella smentita di tutte.
Foto di copertina fornita da Dorotj Biancanelli (presente in foto con Marco Masini) in occasione del concerto romano del 18 ottobre 2025.
Che articolo esplicativo, meraviglioso, ho letto che è piaciuto anche al cantante... Rende verità e giustizia.
RispondiEliminaSi posso confermarle che al cantante è piaciuto moltissimo questo mio articolo, ma la cosa importante è che se ne sia colto il senso perché artisticamente merita tantissimo, grazie infinite.
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