“L’onda che se ne va” di Vincenzo Savoca: il fragile confine tra gioco e destino nella sabbia della vitaVincenzo Savoca -


Vincenzo Savoca - Ragusa - Poeta

Quando Vincenzo Savoca scrive “L’onda che se ne va”, non racconta soltanto un’immagine estiva, ma costruisce una potente metafora dell’esistenza, dove l’innocenza dei bambini si scontra, senza saperlo, con la durezza del vivere.

Pier Carlo Lava

La poesia di Vincenzo Savoca si apre con un’immagine luminosa e universale: i castelli di sabbia costruiti dai bambini, simbolo immediato di creatività, speranza e innocenza. Ma già nei primi versi si avverte una tensione sottile: l’onda “corrugata” che si avvicina lentamente preannuncia una distruzione inevitabile. Non è solo il mare a muoversi, è il tempo stesso che avanza.

Savoca utilizza un linguaggio fortemente evocativo, ricco di termini sensoriali e materici: “muri e bastioni”, “fessure, crepe”, “rivoli d’argento”. L’acqua non è soltanto elemento naturale, ma diventa forza cieca, destino ineluttabile, capace di cancellare ogni costruzione umana. Il contrasto tra la delicatezza del gioco infantile e la violenza dell’onda crea un effetto emotivo intenso e immediato.

Il cuore della poesia si trova nel passaggio in cui emerge la consapevolezza dell’adulto:
“Nulla sanno i bimbi di diluvi / e di burrasche, del duro ch’è la vita!”
Qui la voce poetica si fa riflessiva e quasi dolorosa. L’infanzia appare come una zona protetta, inconsapevole delle tempeste future. I bambini continuano a costruire, ignari, mentre il lettore percepisce chiaramente la fragilità di quel gesto.

Il tema del “male di vivere”, che richiama inevitabilmente Eugenio Montale, emerge con forza nella parte finale. Come in Montale, anche in Savoca la realtà non offre consolazioni: la vita è segnata da una ciclicità di costruzione e distruzione, senza redenzione definitiva. Eppure, a differenza del pessimismo assoluto montaliano, qui resta uno spiraglio:
“Giocate!, che questo è ancora il tempo”
È un invito struggente a vivere l’attimo, a non anticipare il dolore.

Dal punto di vista stilistico, la poesia si distingue per il ritmo spezzato e incalzante, che segue il movimento dell’onda stessa. Le frasi brevi, le interiezioni e le immagini dinamiche rendono il testo quasi visivo, come una sequenza cinematografica. Si percepisce anche un’eco della sensibilità di Giovanni Pascoli, soprattutto nella centralità dello sguardo infantile e nella capacità di cogliere il simbolo nelle piccole cose.

L’ONDA CHE SE NE VA

D’estate magnifici castelli
di sabbia, d’attorno l’onda
oscilla e corrugata stringe,
lenta batte muri e bastioni.
Ah!, che rammarico! E che
gemiti i bimbi su soglie di
rovinate mura sbramate!
Lo schianto vorticoso poco
ha lasciato, fessure, crepe,
acqua con rivoli d’argento!
L’onda che fruga trabocca
e spumeggiando distrugge
gl’argini e veloce se ne va,
al mare ritorna. E ferve il
ristagno, luce di crisopasio

Con secchielli e con palette
i nuovi castelli risorgono e
rivivono su lande di sabbia,
in muraglie di bionda rena.
Ancora il subbuglio d’onda,
frenetico, folle spumeggia!
L’acqua scrosciante e molle
irrompe, travolge, schianta!
Nulla sanno i bimbi di diluvi
e di burrasche, del duro ch’è
la vita! È un ruglio d’asmatico
respiro. È pioggia e grandine,
una croce in campi di grano!

Scrutano l’onda che se ne va,
mansueti. Sì teneri all’opera
d’un altro precario castello.
Fiorisce e svetta sulla soglia
d’acqua, ed ancora trema. E
ferale è la giostra dell’onda.
Ma un gioco non è sollevarsi
dal dolore che lacera la carne.
Non basteranno cento palette,
né mille secchielli a redimere
gl’affani del male di vivere
ch’ancora non sanno. Giocate!,
che questo è ancora il tempo
di costruire castelli di sabbia!
L’onda che se ne va, tra le dita
sfiorisce, e alla vita non torna.

Vincenzo Savoca
Ragusa, 27 aprile 2026

Biografia dell’autore
Vincenzo Savoca, nato e residente a Ragusa, si inserisce nella tradizione della poesia contemporanea italiana che unisce introspezione e osservazione del reale. La sua scrittura si distingue per un forte legame con la natura e con i simboli quotidiani, spesso utilizzati per esplorare temi esistenziali profondi come il tempo, la fragilità e la memoria. Nei suoi versi emerge una sensibilità matura, capace di trasformare scene semplici in riflessioni universali sulla condizione umana.

In conclusione, “L’onda che se ne va” è una poesia che colpisce per la sua apparente semplicità e per la profondità del messaggio. Il castello di sabbia diventa la vita stessa, destinata a essere travolta, ma anche continuamente ricostruita. È una meditazione intensa sul tempo, sull’innocenza e sulla consapevolezza, che lascia nel lettore una traccia silenziosa ma persistente.

Geo
Dalla Sicilia di Ragusa, terra di luce, mare e memoria, Vincenzo Savoca porta nella sua poesia un’immagine potente e universale: quella dell’onda che cancella e rigenera. Il suo sguardo poetico si inserisce nel solco della tradizione italiana, ma con una voce personale che riflette il presente. Alessandria Post continua a promuovere autori come Savoca, contribuendo alla diffusione di una poesia che invita alla riflessione e al dialogo con il nostro tempo.

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