Le mie verità” di Barbara Wioletta Baka
Potete togliermi il pane,
potete usare tutta la vostra brutalità
ma non potete impossessarvi della mia innata ingenuità.
Potete togliermi il tetto
e farmi tremare dal freddo
ma non siete in grado di comandarmi
come e quando devo amarmi.
Potete impedirmi di parlare
ma non potete cambiare i miei pensieri.
Potete farmi le promesse,
quante ne volete,
tanto so già che mentirete.
Potete farmi soffrire,
come avete fatto già
ma il mio cuore non cambierà.
Non sarò mai in vostro potere,
tolgo da sola le mie scarpe
e mi scalderò sotto la neve.
Un’immagine di rara intensità evoca il primo verso della poesia, "Le mie verità": prende forma la certezza che si possano sottrarre beni materiali, infliggere dolore o imporre ingiustizie, ma ciò che appartiene all’anima resta inviolabile. L’ingenuità, intesa come purezza originaria e fiducia nella vita, diventa così una sorgente inesauribile che nessuna brutalità e nessuna invidia potranno mai intaccare.
L’invidia è forse il sentimento che più di ogni altro logora i rapporti umani: è subdola, silenziosa e si insinua tra le pieghe delle relazioni avvelenando l’animo di chi la prova, di chi se la sente addosso. È un tarlo invisibile che scava lentamente, capace di minare la fiducia reciproca e di incrinare persino i legami più solidi. L’invidia non conosce tregua: alimenta paragoni continui, genera frustrazione, costruisce muri.
Ma se ci soffermassimo a pensare seriamente, altro non sarebbe che un errore del sistema umano, un controsenso naturale, perché spinge a desiderare l’indebolimento dell’altra persona anziché il rafforzamento e il miglioramento di sé stessi. Non c’è nemmeno un filo di logica nella sua sleale dinamica: desiderare che qualcuno perda non accresce il nostro valore, non aggiunge nulla al nostro percorso di vita. È un cortocircuito che tradisce la vera natura dell’essere umano, che invece dovrebbe tendere all’elevazione, alla crescita e alla cooperazione.
Eppure l’essere umano non è condannato a restare imprigionato all’interno di questa distorsione. Esiste un’alternativa nobile e generativa che si identifica con la stima. La stima è lo sguardo profondo che riconosce il valore dell’altro senza percepirlo come minaccia. È la forza che ci spinge a riconoscere, dentro di noi, che se qualcuno riesce a raggiungere un obiettivo, allora anche noi possiamo riuscirci.
L’invidia logora, la stima costruisce. L’invidia allontana, la stima unisce. L’invidia condanna alla mediocrità, la stima apre le porte all’eccellenza.
Chi invidia non cresce, non matura, resta fermo nel baratro della dispersione umana. È come un escursionista che si rifiuta di muovere un passo nelle dinamiche della vita e intanto si tormenta vedendo gli altri avanzare velocemente. Insegue la necessità incontenibile di spegnere la luce dell’altro, senza comprendere che nessuno può davvero offuscare ciò che nasce dall’autenticità. La luce che appartiene a chi sceglie di restare fedele a se stesso non può essere soffocata, perché non dipende dagli occhi di chi osserva ma da una potente sorgente interiore.
Questa verità è raccontata con immagini potenti nella poesia :
"Potete impedirmi di parlare ma non potete cambiare i miei pensieri"
Qui c’è tutto il senso della libertà interiore: nulla e nessuno può intaccare la dignità di chi coltiva la propria essenza.
E ancora:
“Potete farmi soffrire come avete fatto già ma il mio cuore non cambierà.”
Sono versi che custodiscono la forza più profonda: la capacità di non lasciarsi deformare dall’ingiustizia o dal dolore. È lo stesso spirito che anima la stima: guardare l’altro senza rancore, persino con compassione, perché ciò che possiede non toglie nulla a noi, ma ci invita a diventare migliori.
La vita è movimento, emozione, trasformazione continua. È il motore che ci spinge in avanti e ci ricorda che ogni talento che incontriamo non rappresenta una minaccia, ma un segnale di ricchezza. Ci indica con chiarezza ciò che possiamo ancora affinare di noi stessi, quali possibilità sono ancora aperte, quale spazio esiste per crescere.
Infine, l’immagine più intensa:
“Tolgo da sola le mie scarpe e mi scalderò sotto la neve.”
Un gesto di libertà e resilienza, l’emblema di chi non attende il passo falso dell’altro per sentirsi forte, ma trova dentro di sé il coraggio di affrontare le difficoltà. Camminare scalzi nella neve non è solo sopravvivenza: è scegliere di vivere con autenticità, senza paura del giudizio. È la stessa energia che nasce dalla stima: crescere grazie all’altro, e non contro l’altro.
Non c’è vittoria più grande che crescere insieme: l’invidia imprigiona e spegne le anime, la stima libera e accende la vita.
La poesia “Le mie verità” è di Barbara Wioletta Baka ed è tratta dal libro Amore su petali di rosa, pubblicato dall'Associazione culturale L'Oceano nell'anima Edizioni (collana IRIS, dicembre 2022). Un sentito ringraziamento all’autrice per aver permesso di richiamare i suoi versi come fonte di ispirazione per questo articolo.
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