L’economista Dorotj Biancanelli a Parole e Società: capire i conflitti per leggere un'Europa di fronte a scenari opposti
È andata in onda, su Lazio TV, un' interessante puntata di Parole Società, il programma condotto dalla giornalista Paola Donnini, che ogni settimana propone uno sguardo attento e autorevole sull’attualità: dalle dinamiche sociali e culturali ai grandi temi geopolitici ed economici che caratterizzano il nostro tempo. Tra gli ospiti, l’economista e saggista Dorotj Biancanelli, presenza ormai autorevole del programma, nota, sia per la capacità di rendere comprensibili questioni complesse, sia per lo stile diretto che la contraddistingue.
Biancanelli, con un’analisi attenta e competente, ha delineato un quadro geopolitico articolato scegliendo di concentrare l'attenzione su due specifici scenari di crisi particolarmente emblematici, utilizzati come chiave di lettura per evidenziare come l'Unione Europea si trovi a gestire conflitti profondamente diversi, e proprio per questo, impossibili da affrontare con gli stessi strumenti. Non tutti i conflitti possono essere letti nello stesso modo e provare a farlo significa spesso smarrirne il senso:
“L’Ucraina è uno Stato sovrano aggredito militarmente dalla Russia che ha invocato l’articolo 51 della Carta dell’ONU per legittimare il diritto all’autodifesa. Alcuni Stati membri sono intervenuti con armi, addestramento e assistenza. Gaza, invece, non essendo uno Stato sovrano e trovandosi di fatto sotto il controllo di Hamas, richiede una modalità di intervento completamente diversa”.
Entrando nel merito della risposta europea, l’economista ha ricordato l’impegno dell’UE attraverso l’European Peace Facility, il sostegno finanziario alle forniture militari per Kiev e la lunga serie di pacchetti sanzionatori contro Mosca. Diverso, invece, il discorso su Gaza:
“L’Unione Europea non può intervenire militarmente. Ha bisogno di un mandato ONU, ed è difficile ottenerlo perché il Consiglio di Sicurezza, dove siedono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, ha dinamiche ben note. Per Gaza l’Unione può lavorare solo sui corridoi umanitari, favorendo tregue militari per la protezione dei civili ed esercitando pressioni diplomatiche”.
Uno dei passaggi più attesi dell’intervista è stato quello dedicato ai cosiddetti “28 punti”, oggi riformulati in una versione ridotta emersa nelle interlocuzioni diplomatiche: il piano informale transitato ai tavoli di Stati Uniti, Russia, Ucraina e Bruxelles e divenuto oggetto di un acceso dibattito politico e mediatico.
La stimata economista ne ha delineato chiaramente la natura:
“Non è un documento ufficiale, ma una bozza di discussione. Tra i nodi centrali: la neutralità dell’Ucraina, la moratoria per il suo ingresso nella NATO, il destino dei territori occupati e la gestione degli attivi russi congelati in primis dall’Europa che rappresenta uno dei nodi più delicati del negoziato. L’orientamento emerso è quello di impiegarli come garanzia finanziaria e non più attraverso un utilizzo diretto, come inizialmente ipotizzato".
Da qui, la riflessione sulla posizione della Presidente Ursula von der Leyen, che ha chiesto a gran voce un ruolo centrale dell’Europa nel processo di pace:
“Si vuole una pace giusta, non una pace qualunque. Serve comprendere che ruolo avrà l’UE dopo la guerra: resterà solo un attore finanziario o avrà voce sulla gestione della sicurezza e delle linee politiche del dopoguerra? E soprattutto, fino a che punto resterà dipendente dalla protezione statunitense?”
Altro passaggio cruciale è stato quello sulle derive autoritarie:
“L’Europa deve difendere la democrazia. Non può permettere che un’azione di forza diventi un precedente accettabile nella narrazione internazionale”.
L’ultima parte dell’intervista si è incentrata sul tema dell’efficienza energetica, questione chiave nella strategia europea per il clima e la competitività:
“L’UE insiste sulla riqualificazione degli edifici non residenziali perché si tratta di veri e propri energivori: scuole, ospedali e centri commerciali hanno impianti attivi h24. Se vogliamo raggiungere uno degli obiettivi più ambiziosi dell’Unione europea, la neutralità climatica entro il 2050, dobbiamo rispettare le linee guida dell’Agenda 2030, riducendo drasticamente le emissioni. È un investimento oneroso, ma capace di generare benefici diretti e duraturi”.
La puntata si è conclusa in un clima di sincera stima. La Dott.ssa Donnini, giornalista attenta, professionista di comprovata autorevolezza e impeccabile nella conduzione, ha salutato l’ospite con parole affettuose:
“Dott.ssa Biancanelli, lei è sempre preparatissima, chiara e diretta, quello che oggi ci vuole. Come sempre è davvero un grande piacere averla nostra ospite”.
Un confronto denso, rigoroso e illuminante, che conferma ancora una volta Dorotj Biancanelli come una voce competente e capace di offrire un contributo di qualità al dibattito pubblico sui temi europei e internazionali.
Foto fornita da Dorotj Biancanelli (ritratta)
Un'analisi lucida e strutturata come si deve, in un clima di incertezza globale questo articolo è un'ottima chiave di lettura e un ottimo spunto di riflessione.
RispondiEliminaHo voluto specificare qualcosa che reputo fondamentale che alcune volte sfugge mi fa piacere l'abbia colta! Grazie.
EliminaTi seguo sempre ! Ti leggo con piacere.
RispondiEliminaLa ringrazio, mi fa piacere.
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