Le “miniere” edilizie a Km 0 degli antichi Romani: dai Colli Euganei il segreto dei calcestruzzi millenari
Una scoperta che cambia il modo di guardare all’ingegneria romana, dimostrando quanto fosse avanzata e profondamente legata al territorio.
Gli antichi Romani e le “miniere” a km zero: un modello sostenibile riscoperto oggi
Le recenti ricerche nei Colli Euganei hanno riportato alla luce un sistema sorprendentemente moderno di approvvigionamento dei materiali da costruzione: i Romani non si limitavano a importare risorse pregiate, ma sapevano individuare e sfruttare alternative locali altrettanto efficaci, riducendo costi e tempi di trasporto. Grazie al progetto EuQuGeA dell’Università di Padova, è stato dimostrato che materiali come la cosiddetta “pozzolana euganea” venivano estratti direttamente in loco e utilizzati per realizzare calcestruzzi altamente resistenti, capaci di durare nei secoli.
Questa capacità di leggere il territorio e valorizzarne le risorse rappresenta una lezione straordinaria anche per il presente. Gli antichi ingegneri romani avevano sviluppato un modello di edilizia sostenibile ante litteram, basato su conoscenza scientifica, efficienza e rispetto dell’ambiente. La scoperta di cave locali e del loro utilizzo diffuso dimostra che la durabilità delle opere romane non era solo frutto di materiali eccezionali, ma di una visione integrata tra natura, tecnica e organizzazione economica, oggi più che mai attuale.
LE “MINIERE” EDILIZIE A KM 0 DEGLI ANTICHI ROMANI
Mappato l'antico distretto estrattivo dei Colli Euganei con il progetto EuQuGeA dell’Università di Padova. Dalla cava di Villa Draghi gli antichi costruttori romani ricavavano la "Pozzolana Euganea" per i calcestruzzi e la trachite per la costruzione di muri e pavimentazione delle strade
Come riuscivano gli ingegneri romani a garantire la straordinaria durabilità delle loro costruzioni? Una risposta definitiva arriva dai Colli Euganei, grazie alla ricerca d’eccellenza del progetto EuQuGeA (Geoarchaeology of Euganean Quarrying from Research to Valorization), promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università di Padova, con il fondamentale supporto finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Ricerca Scientifica di Eccellenza 2023.
Guidato dal professor Michele Secco dell’Università di Padova il progetto EuQuGeA rivela oggi un vero e proprio caleidoscopio di risorse lapidee euganee, svelando come queste venissero selezionate con una perizia tecnologica sorprendente. Unendo tecnologie aerospaziali e analisi di laboratorio avanzate, il team di ricerca (il P.I. Michele Secco, Josiah Olah e Simone Dilaria tutti del Dipartimento dei Beni Culturali Unipd) ha identificato per la prima volta le aree di estrazione e la tipologia dei materiali vulcanici che hanno alimentato i grandi cantieri di epoca imperiale, definendo rotte commerciali e strategie di approvvigionamento rimaste sepolte per secoli.
«In uno studio del 2024 - coordinato dallo stesso team in collaborazione con le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Modena e Reggio Emilia - era emerso come per le grandi infrastrutture di Aquileia e della Laguna di Venezia i Romani importassero via mare direttamente dalla Campania la celebre e costosa "Pozzolana Flegrea" citata da Vitruvio. Con i risultati del progetto EuQuGeA – dice Michele Secco del Dipartimento dei Beni Culturali e principal investigator - possiamo ora affermare con certezza che nei Colli Euganei gli ingegneri romani seppero individuare e sfruttare un'alternativa a Km 0 di pari efficacia. È la dimostrazione lampante della conoscenza capillare e di incredibile dettaglio delle georisorse locali e della loro ottimizzazione nei cantieri: un sapere ingegneristico straordinario andato poi perduto nel corso dei secoli e oggi finalmente riscoperto grazie al progetto EuQuGeA».
Due gli studi fondamentali che hanno portato a scoperte importantissime.
In un primo dal titolo “Enhancing quarry landscape interpretation with UAV LiDAR and morphometric clustering: A case study from the Euganean Hills, Italy” a firma Josiah Olah, dottorando del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, pubblicato su «Journal of Archaeological Science», la tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) montata su droni ha mappato dal cielo il territorio dei Colli Euganei, permettendo di "spogliarne" virtualmente la fitta vegetazione boschiva. Attraverso algoritmi di clustering morfometrico, la squadra ha mappato con altissima precisione il terreno, distinguendo le tracce di antiche cave dalle naturali modificazioni e concavità del suolo.
«Questa indagine ha riportato alla luce diversi siti estrattivi totalmente abbandonati e di cui si era perduta la memoria storica - afferma Josiah Olah - con due esempi di primissimo piano che conservano segni inconfutabili di cavatura antica, abbandonati prima dell'industrializzazione moderna: uno all’interno del parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme e l'altro in Via Scagliara, a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri».
«Attraverso un protocollo di indagini petrografiche e geochimiche e il confronto con un ampio database di campioni di rocce euganee sviluppato proprio dal team di Unipd, le indagini hanno dimostrato che proprio dai fronti della cava di Villa Draghi i Romani estraevano una specifica "Pozzolana Euganea", selezionata per realizzare i resistenti calcestruzzi delle imponenti terme di Fons Aponi, l’antica Montegrotto Terme - afferma Simone Dilaria -. Mentre la ben nota trachite, una densa roccia lavica ampiamente cavata nei Colli Euganei fino ai giorni nostri, era destinata alla costruzione di muri e alla pavimentazione delle strade, questa breccia di esplosione vulcanica, che affiora solo in limitate porzioni del territorio euganeo, veniva ricercata appositamente per le sue eccezionali proprietà consolidanti e, una volta mescolata nelle malte, ne migliorava nettamente le proprietà strutturali».
Inoltre, grazie a questa pubblicazione la firma geochimica della “pozzolana di Villa Draghi” è stata riconosciuta non solo localmente, ma anche all'interno delle malte delle terme tardo-antiche di Aquileia, in Friuli-Venezia Giulia. Ciò dimostra che questo materiale non era usato solo come risorsa locale, ma era considerato un prodotto pregiato, commercializzato su medie e lunghe distanze.
Il successo di EuQuGeA è frutto di una sinergia che ha superato i confini tra discipline. Per il Dipartimento dei Beni Culturali, i docenti Jacopo Bonetto, Caterina Previato e Jacopo Turchetto hanno curato l'inquadramento storico-archeologico, le analisi tecnico-costruttive, le dinamiche di trasporto e le ricognizioni topografiche. Il Dipartimento di Geoscienze (DG) dell’Università degli Studi di Padova, con il prof. Claudio Mazzoli e i ricercatori Luigi Germinario e Jacopo Nava, ha fornito l'apporto petrografico e geochimico essenziale per "leggere" le rocce vulcaniche. La validazione degli algoritmi e l'elaborazione dei dati territoriali da drone sono state garantite dai ricercatori Sebastiano Chiodini (Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Ingegneria Industriale – DII) e Filippo Carraro (Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale – ICEA). Fondamentale è stato il supporto operativo di Cristiano Miele della società padovana Archetipo s.r.l., partner d'eccellenza per i voli LiDAR, insieme ai contributi internazionali di Milo K. Pilgrim (University of Texas at Austin) e Matthew Tryc (WSP-Albuquerque).
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1 -Areale di Villa Draghi da immagine satellitare e corrispondente modello LiDAR a bassa risoluzione 2 - Cava di Villa Draghi - grotta artificiale con segni di estrazione antica 3 - Cava di Villa Draghi - parete di cava con segni di estrazione antica 4 - Modello 3D della cava di Villa Draghi ottenuto dall’elaborazione dei dati LiDAR ad alta risoluzione da drone 5 - TEAM RICERCA Da sx Michele Secco Principal Investigator del progetto EuQuGeA - Simone Dilaria - Josiah Olah
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Geo
Colli Euganei, Padova, Veneto, Italia; Montegrotto Terme; Aquileia; Università di Padova; progetto EuQuGeA
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