Le donne non devono essere forti, devono essere libere- di Dorotj Biancanelli, Roma.



Non c’è più aforisma più tossico, più usurato, più subdolo di "una donna forte". Altro non è che la gabbia dorata del nostro tempo. Quell'applauso di plastica che ci viene concesso in cambio di una quiete che non ha voce. "Donna forte" è il modo elegante in cui la società ci chiede di sopportare tutto, ancora, ma con il sorriso e senza disturbare.

Viviamo in un’epoca in cui le donne vengono continuamente celebrate per la loro forza. Siamo circondate da immagini che ci dipingono come "guerriere", "resilienti", "instancabili". Ma dietro questo coro di elogi si nasconde una trappola raffinata: l’idea che una donna debba meritarsi il rispetto attraverso la sua resistenza. Che debba essere sempre all’altezza, sempre impeccabile, sempre un passo avanti anche quando è stanca, anche quando non ne ha voglia.

Il concetto di "donna forte" è diventato il nuovo metro di giudizio. È concesso essere stanche ma bisogna esserlo con grazia. Se soffri, allora sii silente. Se stai lottando, non puoi dimenticarti lo stile richiesto. È il nuovo linguaggio del controllo: non impone più di tacere sommessamente, ma di farlo con orgoglio. La forza, così come viene proposta oggi, non è altro che una forma aggiornata di adattamento. Una pressione mascherata da virtù.

Ma essere forti non dovrebbe essere un dovere. E soprattutto, non dovrebbe essere l’unica narrazione possibile.

Una donna non deve dimostrare nulla. Non deve sempre resistere, non deve essere sempre pronta, sempre lucida, sempre sorridente. L’autenticità femminile risiede proprio nella possibilità di non essere perfetta. Di essere complessa, mutevole, a volte fragile. Di avere diritto all’ambivalenza, alla contraddizione e al silenzio. Di essere libera, più che forte perché la vera libertà non è nei gesti eroici, ma nella possibilità di scegliere. Scegliere chi essere, cosa fare, come amare, cosa rifiutare, e con chi stare. La libertà è non dover corrispondere a un ideale. È poter fallire senza sentirsi giudicata.

È vivere senza dover sempre spiegare o giustificare. E questa libertà, oggi, non è ancora pienamente accessibile.

Le donne pagano ancora un prezzo per ogni deviazione dallo schema. Se si affermano, sono "aggressive". Se parlano, sono "invadenti". Se alzano la voce, sono "emotive" e se versano qualche lacrima sono "fragili". Sembra affiorare un’intera grammatica sociale costruita per contenere il femminile, non per comprenderlo.

Il cambiamento non arriverà finché continueremo a valorizzare le donne solo quando si dimostrano "più forti del previsto". Non serve che le donne imparino a essere forti. Serve che la società impari a smettere di pretendere da loro una forza costante. Serve, soprattutto, un cambio di sguardo:

guardare una donna senza aspettative, ascoltarla senza filtri e riconoscerla per ciò che è veramente e non per quello che riesce a sopportare.

Ecco, questo sarebbe davvero un gesto rivoluzionario in un mondo che millanta emancipazione ma che ancora misura le donne sulla base del soro sacrificio.

È davvero giunto il tempo di finirla con questi slogan datati e ingiustificati, restituiamo alla parola "libertà" il suo significato autentico e di ricordare una volta per tutte che una donna non è grande perché sopporta.

È grande anche quando sceglie di non farlo più.

Dorotj Biancanelli

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