Scrivo per rubare un po' di luce al buio e dargli un nome. Ogni mia parola è un seme lanciato nel vento, perché scrivere la speranza, oggi, è l'unico spazio in cui mi sento davvero viva.
Davanti a un foglio bianco capisci subito che ci sono solo due strade: quella dell'ombra e quella della luce.
Molti pensano che essere pessimisti sia un segno di profondità, ma io la vedo diversamente "nell'ottimismo c'è magia, nel pessimismo non c'è nulla".
Il pessimismo è la via più comoda. È sedersi e dire che tanto non cambierà niente. È un deserto dove non succede nulla, un vuoto che non lascia traccia. Non ci vuole talento per dire che fuori è buio, ci vuole fegato per accendere un fiammifero mentre tira vento.
La magia di cui parlo è un’alchimia vera. È la capacità di prendere un pezzo di vita, un dolore che morde e trovarci dentro una scintilla. Come scrittrice, non mi interessa fotografare il mondo così com'è, ma raccontare come potrebbe diventare se solo avessimo il coraggio di crederci.
L’ottimismo è il mio ossigeno. È quel "nonostante tutto" che fa muovere le mie dita creando parole, versi capaci di curare, sollevare e trasformare un peso in un volo. Nel pessimismo non trovo storie, trovo solo silenzio. Ma nell’ottimismo c'è tutto un mondo che aspetta solo di essere raccontato.
Scegliere la luce non significa essere ingenui. Significa essere ribelli. Significa decidere che, tra il niente e la la meraviglia, noi sceglieremo sempre di ricominciare.
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