Ci sono legami che non scegliamo, ma che non ci abbandonano mai. La solitudine, in questa poesia, diventa presenza viva, compagna e destino.
Pier Carlo Lava
Verifica dell’attribuzione: il testo proposto è coerente con la poetica di Óscar Hahn, autore contemporaneo noto per uno stile diretto, narrativo e profondamente esistenziale. Pur trattandosi probabilmente di una traduzione o adattamento, il contenuto e il tono risultano pienamente riconducibili alla sua produzione, incentrata su amore, perdita, ironia e solitudine.
Poesia di Óscar Hahn
La mia solitudine non è sola:
sta con me.
Mi accompagna ovunque
io vada: dorme nel mio letto
mangia dalla mia mano: respira
l’aria che respiro.
Mi parla con la mia voce
cammina come io cammino
sente quello che io sento.
Solo una volta la mia solitudine
si è allontanata da me
mi ha abbandonato: è partita.
È stata quella sera che conobbi
la donna della mia vita.
Mesi e mesi senza la mia solitudine
Notte dopo notte con il mio grande amore
occupando lo spazio
dell’abbandono
Finché un giorno tutto è finito
come sempre finiscono
gli amori eterni:
in un batter d’occhio.
E adesso
sono tornato a casa mia
La mia solitudine mi riceve
a braccia aperte
non mi dice nulla
non mi rinfaccia nulla
mi abbraccia mi consola.
Piange con me.
La poesia si costruisce su un’idea tanto semplice quanto potente: la solitudine non è un’assenza, ma una presenza costante, quasi una persona. Hahn la trasforma in una compagna fedele, capace di condividere ogni gesto quotidiano.
Il tono è colloquiale, diretto, quasi confidenziale, e proprio per questo estremamente efficace. Non ci sono metafore complesse né immagini elaborate, ma una narrazione limpida che arriva subito al cuore.
Il momento centrale è la rottura di questo equilibrio: l’incontro con l’amore.
Per la prima volta, la solitudine scompare, lasciando spazio a una relazione che sembra totale, assoluta. Ma è proprio qui che si nasconde la fragilità del testo.
“Come sempre finiscono gli amori eterni: in un batter d’occhio.”
Una frase che racchiude tutta l’ironia e il disincanto della poesia di Hahn. L’eternità promessa dall’amore si rivela illusoria, temporanea, destinata a dissolversi.
Il finale è di una dolcezza struggente: la solitudine ritorna, ma non come nemica. Accoglie, consola, condivide il dolore. Diventa rifugio, casa, identità.
Dal punto di vista stilistico, Hahn utilizza una scrittura narrativa e accessibile, che ricorda in parte la semplicità emotiva di Jacques Prévert, ma con una vena più ironica e malinconica. Si possono intravedere anche echi di Mario Benedetti, per la capacità di raccontare l’amore e la perdita con immediatezza e profondità.
Il messaggio è chiaro e universale:
l’amore può allontanare la solitudine, ma non può cancellarla.
E quando tutto finisce, è proprio la solitudine a restare, ad accoglierci, a tenerci insieme.
Biografia dell’autore: Óscar Hahn (1938) è uno dei più importanti poeti cileni contemporanei. La sua opera si distingue per uno stile diretto, ironico e profondamente umano, capace di affrontare temi come l’amore, la morte e la solitudine con una voce personale e riconoscibile.
Intervista immaginaria all’autore
D: Perché trasformare la solitudine in una persona?
R: Perché è l’unica che non mi lascia mai.
D: L’amore è una fuga dalla solitudine?
R: È una pausa. Bellissima, ma temporanea.
D: Il finale è triste o consolatorio?
R: È vero. E la verità consola più di qualsiasi illusione.
Geo: Cile. La poesia di Óscar Hahn nasce in America Latina, ma parla una lingua universale, capace di attraversare culture e generazioni, raccontando l’esperienza umana nella sua forma più autentica.
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