“La mela assassina” di Vincenzo Savoca: il ciclo implacabile della vita tra colpa, caso e rinascita

 

La mela diventa simbolo del ciclo vita morte: da un evento casuale nasce una catena naturale di trasformazione e rinascita.

Ciò che appare distruzione, spesso è solo una trasformazione che non sappiamo ancora comprendere.

Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.

Pier Carlo Lava

La poesia “La mela assassina” di Vincenzo Savoca si presenta come un racconto simbolico e quasi allegorico, in cui un evento apparentemente banale – la caduta di una mela – si trasforma in una riflessione profonda sul senso della vita e della morte. Il gesto naturale diventa tragedia, ma anche origine di un nuovo ciclo, in una narrazione che unisce crudeltà e necessità.

LA MELA ASSASSINA

Una mela è caduta,

sì pronta e matura,

poco a lato d'un fiore,

sopra un'ape operosa

che fremendo s'agita

frastornata. A gocce

sugge la morte l'ugula.

Non piange la mela

la sua morte, sì inerme

e sbrecciata, cangiata

in poltiglia, la guarda.

Fatuo minuetto ancora

l'ali, chiuso trambusto

di cestella, il capo chino.

Si sente innocente, fu

soltanto un incidente.

E si convince che così è

dunque, che di tutto

poco rimane, soltanto

un cumulo di cenere

ed un lamento di pene.

Ma qualcuno bussa piano

alla sua porta. Non aspetta

d'essere invitato, ed entra

col suo regalo di morte, un

infido mortale banchetto!

Ed il seme aspetta il sole,

d'umido e guazza abbisogna,

e d'un pugno materno di terra.

Di là dal ramo, rapida una

raffica sbieca d'ali, e giunge

un colombo s'una striscia

di sole, ed il seme becca

quando il verme ha finito

di banchettare nella mela.

Un cencio scucito e morto

è ciò che d'essa rimane.

Eppure espressamente credo

che non di morte si tratta,

perché a nessuno è concesso

di spegnersi interamente!

Vincenzo Savoca

Ragusa 12 aprile 2026

La poesia si apre con un’immagine potente e crudele, quasi casuale: la mela che cade e uccide l’ape. Qui emerge subito il tema centrale: la morte può nascere anche dall’innocenza, da un gesto privo di intenzione. La mela non è colpevole, eppure è causa.

Il passaggio in cui “si sente innocente, fu soltanto un incidente” introduce una riflessione sottile sulla responsabilità. Quanto di ciò che accade è davvero voluto? E quanto invece è parte di un disegno più grande?

La seconda parte della poesia amplia lo sguardo: la mela stessa diventa oggetto di decomposizione, nutrimento per altri esseri viventi. Il verme, il colombo, il seme: tutto entra in un ciclo continuo, dove la fine è sempre un nuovo inizio.

Il verso finale è la chiave interpretativa dell’intero testo:

👉 “a nessuno è concesso di spegnersi interamente”

Qui Savoca supera la dimensione tragica e introduce una visione quasi filosofica e naturale: la morte non è annullamento, ma trasformazione.

Per intensità simbolica e capacità di raccontare il ciclo vita-morte, la poesia richiama alcune suggestioni di Giovanni Pascoli, soprattutto nella capacità di osservare il piccolo evento naturale e trasformarlo in riflessione universale.

Biografia dell’autore

Vincenzo Savoca, originario di Ragusa, è un autore contemporaneo che utilizza la poesia come strumento di riflessione esistenziale. La sua scrittura si distingue per l’uso di immagini naturali cariche di significato simbolico, attraverso cui affronta temi come la vita, la morte, il caso e il destino.

Intervista immaginaria all’autore

Vincenzo, perché una mela “assassina”?

“Perché anche ciò che è naturale può diventare tragico. Ma senza colpa.”

Il tema è la morte o la trasformazione?

“La trasformazione. La morte è solo una forma che cambia.”

Il finale è una speranza?

“È una certezza: nulla finisce davvero.”

Conclusione

“La mela assassina” è una poesia che colpisce e invita a riflettere. Ci mette davanti a una verità scomoda ma essenziale: la vita è fatta di equilibri fragili, dove ogni fine è parte di un nuovo inizio.

È un testo che resta, perché parla di ciò che riguarda tutti: il tempo, la trasformazione e il mistero dell’esistenza.

Geo

Ragusa, terra ricca di tradizione e sensibilità culturale, continua a esprimere voci poetiche come quella di Vincenzo Savoca, contribuendo al panorama contemporaneo della poesia italiana e al dialogo tra natura, filosofia e letteratura.

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