Una verità scomoda si fa strada tra numeri e vita quotidiana: oggi molti italiani lavorano di più, guadagnano nominalmente di più, ma riescono a comprare meno. È il paradosso del potere d’acquisto, un indicatore che negli ultimi vent’anni racconta una storia molto diversa da quella delle buste paga.
Pier Carlo Lava
Negli ultimi vent’anni l’Italia ha vissuto una perdita reale di benessere, non sempre immediatamente visibile ma evidente nei dati. Secondo le analisi OCSE, tra il 1990 e il 2020 i salari reali italiani sono diminuiti del 2,9%, mentre nello stesso periodo sono cresciuti del +18% nella media OCSE e oltre il +22% nell’area euro . Questo significa che mentre gli altri Paesi avanzavano, l’Italia arretrava o restava ferma, accumulando un divario enorme.
Se si guarda al periodo più vicino a noi, la situazione diventa ancora più chiara. Dal 2000 a oggi i salari reali italiani sono sostanzialmente stagnanti, con variazioni prossime allo zero . Ma nel frattempo il costo della vita è aumentato, spesso in modo significativo. Il risultato concreto è che il potere d’acquisto effettivo delle famiglie si è ridotto, soprattutto per chi spende gran parte del reddito in beni essenziali.
Negli ultimi dieci anni il fenomeno si è accentuato. Secondo Istat, il potere d’acquisto è sceso di circa il 4,5%, mentre nello stesso periodo è cresciuto in Germania e Francia . Ancora più evidente il dato recente: tra il 2019 e il 2024 i salari reali hanno perso oltre il 10,5%, mentre l’inflazione cumulata negli ultimi anni ha prodotto un’erosione complessiva vicina al 20% . Questo significa che una parte consistente della perdita non è ancora stata recuperata.
Il confronto europeo è impietoso. Mentre in Italia i salari restano fermi o arretrano, in Francia, Germania e Spagna sono cresciuti tra il 20% e il 30% negli ultimi decenni . Non solo: oggi il salario medio italiano è inferiore alla media europea e presenta un potere d’acquisto più basso, con un gap significativo rispetto ai principali partner economici . In termini concreti, un lavoratore italiano è più povero rispetto ai colleghi europei, anche a parità di lavoro.
Il nodo centrale è che l’Italia non ha perso solo negli ultimi anni: è rimasta ferma mentre gli altri crescevano. Questo genera una perdita relativa enorme. Se un lavoratore europeo medio oggi guadagna e può spendere il 20-30% in più rispetto a vent’anni fa, mentre l’italiano è rimasto fermo, la distanza reale di benessere percepito si traduce in una perdita comparabile, spesso nell’ordine del 20-30%.
A pesare sono stati soprattutto i beni essenziali. Energia, alimentari e casa hanno registrato aumenti molto superiori alla media, colpendo in modo particolare le famiglie a reddito medio e basso. Questo spiega perché la percezione diffusa sia quella di un impoverimento più forte rispetto ai dati medi: l’inflazione “reale” delle famiglie è spesso più alta di quella ufficiale.
Un capitolo ancora più delicato riguarda i pensionati. Le pensioni, pur indicizzate, non hanno seguito pienamente l’aumento del costo della vita, soprattutto negli anni di inflazione elevata. Di conseguenza, anche milioni di pensionati hanno perso potere d’acquisto, senza possibilità di recupero attraverso aumenti di reddito.
Le cause sono profonde e strutturali. Produttività stagnante, investimenti insufficienti e contrattazione lenta hanno impedito ai salari di crescere come nel resto d’Europa. Secondo diversi studi, l’Italia è l’unico grande Paese europeo dove i salari reali non sono aumentati negli ultimi trent’anni .
La fotografia finale è chiara: negli ultimi 20-25 anni gli italiani non solo hanno perso potere d’acquisto, ma hanno perso terreno rispetto all’Europa. E se si sommano stagnazione salariale e aumento del costo della vita, la perdita reale percepita da molte famiglie si colloca tra il 20% e il 30%, soprattutto rispetto alla fine degli anni ’90 e ai primi anni 2000.
Geo
Alessandria e il Piemonte rappresentano perfettamente questa dinamica nazionale: famiglie, lavoratori e pensionati vivono quotidianamente l’impatto di stipendi fermi e prezzi in crescita, tra spesa, affitti e bollette. Alessandria Post continua a raccontare e analizzare questi cambiamenti, offrendo strumenti di comprensione su una trasformazione economica che riguarda l’intero Paese.
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