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C’è un dato che fotografa con precisione la situazione economica italiana: il PIL cresce, ma non abbastanza per tenere il passo con il resto d’Europa. La chiusura ufficiale del 2025, certificata dall’Istat, conferma un quadro fatto di luci e ombre, dove la stabilità convive con una persistente debolezza strutturale.
Secondo i dati definitivi, il prodotto interno lordo italiano ha raggiunto i 2.258 miliardi di euro a prezzi correnti, con una crescita del +2,5% nominale rispetto al 2024. Tuttavia, il dato più significativo è quello reale: la crescita al netto dell’inflazione si è fermata a +0,5%, un valore che segnala chiaramente come l’espansione economica sia stata limitata. In altre parole, una parte consistente dell’aumento del PIL deriva ancora dall’effetto prezzi e non da un reale aumento della produzione.
Il confronto con il resto d’Europa rende ancora più evidente il divario. I dati di Eurostat indicano che nel 2025 l’area euro è cresciuta dell’1,4% e l’intera Unione europea dell’1,5%. Ciò significa che l’Italia ha registrato una crescita inferiore di circa un punto percentuale rispetto alla media europea. Se si analizzano le principali economie, il quadro si definisce ulteriormente: la Spagna ha guidato la crescita con un +2,8%, mentre la Francia si è attestata intorno al +0,9% e la Germania al +0,2%. L’Italia, con il suo +0,5%, si colloca quindi in una posizione intermedia ma comunque nella fascia bassa della classifica europea.
Entrando nel dettaglio della composizione del PIL, emerge un elemento chiave: la crescita italiana nel 2025 è stata sostenuta quasi esclusivamente dalla domanda interna. I consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,9%, mentre gli investimenti fissi lordi hanno segnato un incremento più significativo, pari al +3,5%, grazie anche agli effetti degli interventi pubblici e delle politiche di incentivo. Complessivamente, la domanda interna al netto delle scorte ha contribuito per +1,5 punti percentuali alla crescita del PIL.
A frenare il risultato complessivo è stato invece il settore estero. La domanda estera netta ha sottratto 0,7 punti percentuali alla crescita, mentre la variazione delle scorte ha inciso negativamente per 0,2 punti. Questo significa che, nonostante la tradizionale forza dell’export italiano, nel 2025 il commercio internazionale non ha sostenuto la crescita, ma l’ha rallentata, anche a causa di un contesto globale più debole.
Dal punto di vista settoriale, la dinamica resta disomogenea. L’industria in senso stretto è cresciuta appena dello 0,3%, segnale di una manifattura ancora in difficoltà, mentre i servizi hanno registrato lo stesso incremento (+0,3%), confermando una crescita moderata. Più dinamico il comparto delle costruzioni, con un +2,4%, sostenuto dagli investimenti e dai cantieri legati a interventi pubblici e privati. L’agricoltura, invece, ha mostrato una leggera flessione.
Un segnale positivo arriva dal mercato del lavoro. Le unità di lavoro sono aumentate dell’1,3%, mentre i redditi da lavoro dipendente sono cresciuti del 3,8%. Tuttavia, questi miglioramenti non si sono tradotti in una spinta sufficiente per accelerare in modo deciso i consumi. Le famiglie, infatti, continuano a muoversi con cautela: il reddito disponibile è cresciuto del 2,4%, il potere d’acquisto dello 0,9%, mentre la propensione al risparmio è scesa all’8,2%, segno che una parte delle risorse viene utilizzata per sostenere la spesa corrente.
Il dato forse più significativo resta quello del divario con l’Europa. Mentre alcuni Paesi mostrano dinamiche più vivaci, come Irlanda, Malta e Cipro, e altri, come la Germania, restano quasi stagnanti, l’Italia continua a collocarsi in una posizione di crescita debole ma non nulla, incapace però di agganciare il ritmo medio europeo. È proprio questa distanza, più che il dato assoluto, a rappresentare il vero nodo economico.
La fotografia finale del 2025 è quindi quella di un’economia che resiste ma non accelera, sostenuta dalla domanda interna e dagli investimenti, ma frenata dal contesto internazionale e da limiti strutturali che continuano a pesare. Il PIL cresce, sì, ma troppo poco per recuperare terreno. E soprattutto, troppo poco per restituire alle famiglie e al sistema produttivo quella sensazione di vera ripartenza che da anni resta ancora incompiuta.
Geo
Italia ed Europa. I dati sulla chiusura del PIL 2025 diffusi dall’Istat e confrontati con quelli di Eurostat delineano un quadro chiaro: l’Italia cresce, ma meno della media europea, restando in ritardo rispetto ai Paesi più dinamici come Spagna e Irlanda. Un’analisi che riguarda l’intero sistema economico nazionale, ma che ha riflessi concreti anche sui territori, sulle imprese e sulle famiglie, in particolare nel Nord produttivo e nelle realtà locali come il Piemonte.
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