Questa recensione di Alessandria Post nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.
Pier Carlo Lava
C’è una dichiarazione che attraversa tutta la poesia di Domenico Falduto, ed è insieme confessione e sfida: “Io, poeta!”. Non un’affermazione orgogliosa, ma un grido che nasce dalla fragilità, dall’incomprensione, dalla solitudine di chi si sente fuori posto nel mondo. In “Io poeta” l’autore costruisce un autoritratto spoglio, quasi doloroso, dove la parola poetica diventa rifugio e condanna allo stesso tempo.
Il testo si muove su una tensione continua tra opposti. Il poeta è “analfabeta, impreparato, maltrattato”, ma al tempo stesso portatore di una ricchezza invisibile, fatta di sussurri, sguardi, intuizioni. È una figura che richiama, per certi tratti, la marginalità esistenziale di Pasolini e la lucidità disincantata di Montale, ma con una voce più diretta, quasi confessionale. Qui non c’è costruzione estetica fine a sé stessa: c’è bisogno di dire, di affermarsi, di esistere attraverso la parola.
Uno degli aspetti più intensi della poesia è il rapporto con il giudizio altrui. Il poeta è deriso, incompreso, ma anche incomprensibile, intrappolato in un linguaggio che non tutti possono o vogliono ascoltare. Eppure, proprio in questa distanza, nasce la sua autenticità. Essere poeta significa sottrarsi agli “interessi” e alle “convenzioni”, liberarsi dal peso del mondo per cercare una verità più profonda, quella dell’anima.
Il finale apre a una consapevolezza più matura. Il poeta è insieme “spirito bello” e “dannato”, luce e ombra, respiro fugace e significato duraturo. È qui che la poesia trova il suo equilibrio: nell’accettazione della propria contraddizione, nella capacità di abbracciare anche la vanità, la debolezza, l’imperfezione.
Io poeta di Domenico Falduto
Tanti “fatti” ormai stanno inaridendo il cuore,
dal profondo e dalle viscere
emano un grido: Io, poeta!
Analfabeta, impreparato, maltrattato,
ma poeta;
deriso ed incompreso,
incomprensibile a mia volta.
Poeta: uomo senza ricchezze
ricco del privilegio di un sussurro,
della dolcezza d'uno sguardo,
d'una esclamazione, d'un grido.
Poeta; un nome e la sua condanna;
un uomo e il più colpevole,
che si agita e irrigidisce tra voci senza volto,
tra tombe senza nome.
Ma la voce più chiara che si ode,
la parola più sacra che io leggo
è “UNA”: POETA!
E il cuore si placa,
il riposo prende il suo cammino.
Serenità dei sensi!
Poeta! E si sgrava dal peso sporco degli interessi,
dagli intrighi
e convenzioni tutta la persona,
mentre la coscienza conosce il meglio della maturità
dell'anima.
Poeta,
tu ora spirito bello
ora dannato.
Tu,
respiro d'un istante,
significato d’un'esistenza.
Poeta e il mio sia l'abbraccio più costante,
il sorriso più luminoso.
Ma anche mia sarà,
la più sottile
tra le vanità.
Biografia dell’autore
Domenico Falduto appare come una voce intimamente legata alla poesia dell’interiorità e della ricerca identitaria, con uno stile diretto, a tratti ruvido, ma sempre autentico. La sua scrittura sembra nascere da un’urgenza espressiva più che da un esercizio formale, trasformando l’esperienza personale in riflessione universale sul ruolo del poeta e sul senso stesso della parola.
“Io poeta” è una dichiarazione di esistenza. Non celebra la poesia, ma ne mostra il peso e la necessità, il suo essere rifugio e condanna. In un tempo in cui tutto tende alla semplificazione, Falduto ci ricorda che essere poeta significa restare complessi, vulnerabili, irriducibilmente umani.
Geo: Alessandria Post continua a valorizzare la poesia contemporanea come spazio di libertà e introspezione, offrendo visibilità a testi che interrogano il nostro tempo e il nostro modo di sentire.
“testo ricevuto per mail e condiviso dall’autore Domenico Falduto”
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