INTERVISTA CON IL REGISTA, EDITORE E SCRITTORE KOSOVARO DIBRAN FYLLI
DI ANGELA KOSTA
Cosa vi spinge a passare dalla scena alla regia nonché dalla regia alla poesia, e come si collegano tra loro questi due mondi per lei?
La regia è una professione; la scena, per me e per ogni artista, è il campo sacro in cui si manifestano i personaggi del "gioco" artistico, mentre la poesia è una passione che, come creatività poetica, mi lega strettamente alla professione. Scrivere poesia, per me significa creare o sviluppare un evento più di quanto non lo sia un dramma o una sceneggiatura cinematografica anche; dunque, per tutto ciò ma soprattutto, in primis è la letteratura.
In che maniera ha influenzato la sua esperienza come attore, il modo in cui costruisce i personaggi nei suoi scritti?
Come già ho detto sopra (nella risposta alla prima domanda), un personaggio viene costruito bene e con successo solo quando il suo carattere è descritto e dettagliato chiaramente; allora si può dire che metà del lavoro è fatto e all’attore resta la recitazione. Solo in questo modo si realizza il carattere di un personaggio, sia in prosa, romanzo, poesia, dramma e anche nel cinema.
Qual è il ruolo della memoria storica e quanto influisce ciò sull’ispirazione nella sua produzione poetica?
A dire il vero, la nostra storia come popolo che ha sofferto molto, ha lasciato tracce nella memoria non solo mia, ma anche in qualsiasi altro scrittore; per questo scriviamo ricordando le sofferenze, le fatiche, i sacrifici e le rinunce di molte generazioni per la libertà e l’indipendenza. Tuttavia, ciò che gioca un ruolo importante nella mia memoria storica è la guerra dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UÇK), di cui anch’io facevo parte, e la resistenza titanica del Comandante martire Adem Jashari, che durante la guerra chiamavo “Lui è Vivo”; ancora oggi e per sempre, chi può dire diversamente che lui non sia vivo? Questa è e rimarrà la mia opera più importante, sia letteraria sia artistica, un’opera che resisterà nel tempo, finché esisterà la parola e la lingua albanese.
In qualità di promotore ed editore della rivista ORFEU, quali criteri utilizza per selezionare le nuove voci e quanto è difficile mantenere la qualità nei tempi moderni?
Questa è una sorta di sacrificio, perché mantenere criteri rigorosi e selezionare nuove voci, pubblicando scritti con valori letterari, culturali e artistici, e allo stesso tempo preservare la qualità nei tempi moderni è molto difficile. La poesia di oggi, pure quella contemporanea, non per criticarla o respingerla, ma nella maggior parte dei casi viene composta senza lasciare un messaggio, pretendendo di sottintenderla; tuttavia, in realtà rimane sospesa, incomprensibile, senza metafora, senza un messaggio chiaro. È vero che la poesia si legge anche tra le righe, ma ciò solo quando i versi sono composti secondo la poetica e l’estetica letteraria.
Cosa l'ha motivato ad affrontare un tema così delicato e potente come la figura dell’eroe leggendario Adem Jashari sul suo libro?
Il libro “Lui è vivo” è una cronologia che riflette la guerra, il sacrificio e la leadership di successo dell’immortale Comandante Adem Jashari, fino alla sua morte all’inizio del mese di marzo 1998, considerando che anche dopo la sua morte la guerra continuò nel suo spirito fino alla liberazione del Kosovo. Durante la guerra, precisamente nel primo anniversario, il 6 marzo 1999, ho realizzato una sceneggiatura e un altro spettacolo teatrale intitolato “Lui è vivo”, rappresentandolo in circostanze difficili, in condizioni di guerra, nel mezzo alle offensive serbe, davanti a migliaia di cittadini rimasti nelle zone di combattimento e davanti a molti soldati kosovari, lasciando una forte impressione, artisticamente anche, che il comandante fosse ancora vivo. Dopo la fine della guerra, ho realizzato il libro cronologico anche, con lo stesso titolo, ispirato allo spettacolo. Con l’aiuto della promotrice multidimensionale Angela Kosta, questo libro è stato tradotto in 16 lingue: albanese, inglese, tedesco, francese, italiano, turco, croato, sloveno, spagnolo, ebraico, arabo, cinese, polacco, punjabi, assamese e coreano; inoltre, nella maggior parte di questi paesi è stato pubblicato e diffuso anche sui social network, piattaforme, riviste e noti giornali.
Come ha vissuto il processo di traduzione della sua opera in 16 lingue? Pensate che il messaggio manterrà lo stesso peso anche in culture diverse?
Per me e per la nostra cultura è un’esperienza straordinaria, perché dimostra non solo la cultura della scrittura, ma conserva anche una memoria storica irripetibile della nostra guerra di liberazione, identificandola con un caso unico al mondo: la caduta di 59 membri della famiglia del Comandante Jashari per la libertà e l’indipendenza. Invece riguardo il messaggio e il suo peso nelle diverse culture, vorrei citare alcune righe dalla recensione di Yang Geum-Hee, docente, editrice, traduttrice e vicepresidente dell’Associazione degli Scrittori Coreani:
“Con grande piacere presento ai lettori coreani ‘Prekazi, generazioni dei coraggiosi – Lui è vivo (cronologia)’, una biografia degli eroi dell’indipendenza del Kosovo che hanno combattuto e sono caduti per la libertà. Il Kosovo, situato nella penisola balcanica in Europa, è un paese in gran parte sconosciuto ai lettori coreani. Questa mancanza di conoscenza è rafforzata dal fatto che Corea e Kosovo non hanno ancora stabilito relazioni diplomatiche ufficiali. Tuttavia, se cerchiamo somiglianze tra le due nazioni, anche la Corea ha raggiunto l’indipendenza attraverso i sacrifici e gli sforzi dei combattenti per l’indipendenza durante il periodo coloniale giapponese. Inoltre, la Corea ha vissuto la tragedia della guerra civile durante la Guerra di Corea, che ha lasciato ferite indelebili nella nazione. Considerando la storia stessa della Corea di lotte per l’indipendenza, credo che i lettori coreani comprenderanno profondamente la storia degli eroi dell’indipendenza del Kosovo e la loro lotta per la libertà.”
Nei film che realizza, ci sono elementi diretti che provengono dalla sua poesia o dai suoi scritti letterari?
Sì, e non sono pochi. Se prendiamo alcuni esempi concreti, posso citare la poesia “L’insistenza di un bambino”, in cui un ragazzo chiede con ogni mezzo un emblema dell’UÇK ai soldati kosovari. Io l’ho sviluppata come storia, trasformandola in una sceneggiatura di cortometraggio intitolato “Il bambino e la guerra”. Poi, dalla poesia “Gli incendi e le distruzioni”, ho realizzato la sceneggiatura di un film artistico, intitolato “L’abbecedario di Arbëri” (Arbëri è un bambino che lascia i compiti a metà perché lui e la sua famiglia sono costretti ad abbandonare la casa per fuggire dai barbari serbi; quando ritornano, trovano la casa distrutta e il quaderno con l’abbecedario parzialmente bruciato). Sono molte altre storie che ho trasformato in sceneggiature cinematografiche, di cui cerco di realizzarle, nonostante le condizioni economiche insufficienti.
Come vede il ruolo dell’arte e della letteratura nel far rispecchiare e documentare i tormenti di un popolo intero?
L’arte ha un ruolo importante nel riflettere e documentare i dolori di un popolo, soprattutto quando questi vengono rappresentati in modo corretto, senza inganni, ma così come sono stati, così come si sono svolti gli eventi, anche attraverso la realizzazione di film documentari e la trasmissione in televisione. Quindi, lo dico senza problemi, sono l’unico regista che da dopo guerra, ho realizzato oltre 40 film documentari sul tema sopra citato, tutti archiviati alla Radiotelevisione del Kosovo e non solo.
Ritengo di aver fatto il mio dovere verso la mia professione, utilizzando in ogni documentario la frase: “Non per passare il tempo, ma per non dimenticare il nostro passato non lontano, difficile e pieno di sacrifici”...
Quale sfide affronta uno scrittore che si occupa di temi storici e politici in un contesto contemporaneo?
Penso che questa domanda non richieda molti commenti! Se si tratta di temi storici, la prima sfida è che si ha pochissimo sostegno istituzionale, per non dire nessuno, perché sembra quasi che si voglia dimenticare ciò che è accaduto in Kosovo. Quanto ai temi politici, per i veri artisti sono praticamente inaccessibili, poiché se non scrivi secondo le volontà dei partiti non solo non hai supporto, ma vieni anche ignorato, etichettato come indesiderato dal governo, o peggio ancora: contro esso! Quello che ho detto forse a qualcuno non piace, ma è la realtà del nostro tempo, senza tempo.
In tutta questa vasta gamma di ruoli che ricopre, dove si sente più libero di esprimere la sua verità?
Mi sento sempre e più libero, quando nel mio cuore vive il ruolo o il personaggio legato alla storia del mio popolo tanto tormentato, e anche nei ruoli o personaggi con il tema d'amore, ma sempre entro i limiti consentiti dalla dignità umana.
Come influisce la responsabilità morale verso la storia e le figure nazionali nel suo processo creativo?
Presto particolare attenzione quando nella mia produzione letteraria o artistica, rappresento la storia delle figure nazionali, perché lì sento una responsabilità non solo morale, ma anche nazionale, quindi cerco di essere molto cauto.
Che messaggio desidera trasmettere alla nuova generazione attraverso le sue opere artistiche e letterarie?
Innanzitutto auguro e faccio un appello affinché i giovani di oggi leggano il più possibile libri, e non si limitino a osservare solo i social network, perché la maggior parte di essi esiste per le visualizzazioni e per gli interessi dei proprietari, mentre le opere letterarie e artistiche di ogni autore, contengono almeno un messaggio e un invito al bene e non al male, anche se in alcuni casi rappresentano pure il male, ma criticandolo in forme diverse. Per quanto riguarda le mie opere artistiche e letterarie, dico: leggetele, perché lì troverete messaggi comprensibili, e solo allora mi conoscerete!
Come bilancia la sensibilità artistica con la necessità di essere diretto quando affronta temi storici dolorosi?
La sensibilità artistica è una necessità di ogni artista. La comprensione dell’opera o il trattamento dei temi storici dolorosi è direi, la storia stessa; quindi ogni scena di un film o una scena teatrale, deve avere sensibilità artistica, così come ogni creatività letteraria.
Qual è stato il momento più difficile del suo percorso creativo e come ha influito sulla sua formazione come artista?
Innanzitutto ho frequentato l’Accademia delle Arti non nella mia madre lingua, e questa è stata la mia sfida più grande... successivamente mi sono confrontato con sfide quasi continue, paura e sfida insieme, quando in piena guerra ho realizzato spettacoli, fondando persino un teatro militare nonché molte altre iniziative. Ma tutto questo ha influito positivamente e ha rafforzato la mia convinzione nel formare il mio carattere di artista e creatore ribelle, il quale non ha mai lavorato per accontentare gli altri, violando i miei principi e il mio giuramento per l’arte autentica.
Se dovesse descrivere la sua missione artistica in una sola frase, quale sarebbe?
La mia identità artistica è questo che è!
Grazie per il tempo e per l’intervista.
Grazie a Lei!
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