Intelligenza artificiale, Italia tra gli ultimi in Europa: solo 1 adulto su 5 la utilizza

Analisi dei dati sull’intelligenza artificiale: in Italia l’utilizzo resta sotto la media europea, con meno di un adulto su cinque che usa strumenti IA.

L’Italia resta indietro nella corsa all’intelligenza artificiale, e i numeri lo dimostrano con chiarezza: solo il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni utilizza strumenti di IA, contro una media europea del 32,7%. Il dato, rilevato da Eurostat e ISTAT, colloca il nostro Paese al penultimo posto nell’Unione Europea, davanti soltanto alla Romania. 

Il divario è significativo: oltre 12 punti percentuali sotto la media UE, segno di un ritardo strutturale nell’adozione delle tecnologie digitali più avanzate. 

Se si amplia l’analisi alla popolazione italiana sopra i 14 anni, la percentuale scende ulteriormente al 17,8%, confermando una diffusione ancora limitata su scala nazionale. 

Chi usa davvero l’IA in Italia
La diffusione dell’intelligenza artificiale nel Paese non è uniforme. I dati mostrano una forte spaccatura generazionale:

  • tra i 14 e i 19 anni la quota di utilizzo sale fino al 51,2%

  • tra i 20 e i 24 anni si attesta intorno al 43%

  • sopra i 45 anni scende rapidamente sotto il 20%

  • tra gli over 65 crolla fino a circa il 4–5% 

Questo significa che l’IA è già diffusa tra i giovani, soprattutto per studio e apprendimento, ma fatica a entrare nella vita quotidiana e professionale delle fasce adulte e anziane.

Il confronto con gli altri Paesi europei
Il ritardo italiano appare ancora più evidente se confrontato con i Paesi più avanzati:

  • Danimarca: circa 48% di utilizzo

  • Estonia e Malta: oltre 46%

  • Media UE: 32,7%

  • Italia: 19,9% 

In pratica, l’Italia attiva poco più di 6 utenti su 10 rispetto alla media europea, un gap che pesa sulla competitività del sistema Paese. 

Perché l’Italia è in ritardo
Le cause principali non sono solo tecnologiche, ma culturali e strutturali:

  • mancanza di competenze digitali diffuse

  • bassa percezione dell’utilità concreta dell’IA (indicata da circa il 60% dei non utilizzatori)

  • invecchiamento della popolazione (età media più alta della UE)

  • ritardo generale nell’uso di internet e servizi digitali 

A questo si aggiunge il tessuto economico italiano, dominato da piccole e medie imprese: nel 2025 solo il 16,4% delle aziende con almeno 10 dipendenti utilizza l’IA, anche se il dato è in crescita rispetto agli anni precedenti. 

Il paradosso italiano
Il quadro che emerge è contraddittorio:

  • da un lato, grandi aziende e giovani stanno adottando rapidamente l’IA

  • dall’altro, la maggioranza della popolazione resta esclusa o marginale

Questo crea una frattura interna tra chi sfrutta già queste tecnologie e chi rischia di rimanere indietro, ampliando il cosiddetto divario digitale.

Cosa significa per il futuro
Il dato del 19,9% non è solo una fotografia, ma un segnale strategico:

  • senza un aumento delle competenze digitali, l’Italia rischia di perdere terreno in produttività e innovazione

  • scuola, formazione e lavoro dovranno integrare l’IA in modo sistematico

  • serve trasformare l’IA da curiosità tecnologica a strumento quotidiano di lavoro e crescita

In sintesi, l’Italia non è ferma, ma corre più lentamente degli altri. E nel mondo dell’intelligenza artificiale, la velocità fa tutta la differenza.

Geo:
In Italia, e in particolare nei territori come Alessandria e il Piemonte, il ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale riflette un divario più ampio tra innovazione e quotidianità. Se da un lato giovani e imprese più strutturate iniziano a integrare queste tecnologie, dall’altro una larga parte della popolazione resta ancora esclusa, evidenziando la necessità di investire in formazione digitale e cultura tecnologica. Su Alessandria Post, questo tema diventa centrale per comprendere le sfide future del lavoro, della scuola e della competitività del territorio.

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