MARE SETTEMBRINO
Onda che d'azzurro
e luminosa rovina, e
dissennata e stanca
balza sì sconfinata,
su soglie di prode
assonnate e stanche.
E trema d'infinito
del mare il respiro!,
gemito d'autunno
il rossore di nembi.
Ah!, che piacere
l'afrore selvaggio
d'incolti nivei gigli
su dune slabbrate
d'aulico scirocco.
D'umido aleggia,
e muto lambisce
la balza dell'onda,
di luce s'accende,
di scaglie e scintille,
a fiocchi la spuma.
Precoce e tenera
gemma una stella
sciolta su rosate
giostre vesperali.
D'inquieta mutezza
la sera sul mare
settembrino.
Un altro giorno
ora s'accartoccia
al palpito serale.
Lo cerco tra sparse
conchiglie vuote.
VIncenzo Savoca
Ragusa 15 aprile 2026
In questo componimento, Vincenzo Savoca tratteggia un ritratto lirico del litorale ibleo, cogliendo quel momento liminale in cui l'estate declina verso l'autunno. La narrazione poetica non si limita alla descrizione paesaggistica, ma diventa un'esplorazione dell'anima attraverso gli elementi naturali.
Il Movimento dell'Onda: L'autore personifica il mare, descrivendolo come un'entità "dissennata e stanca". Questa antitesi riflette il conflitto interno di un mare che, pur conservando la sua immensità d'azzurro, inizia a sentire il peso del mutamento stagionale.
Sensorialità e Natura: La poesia è densa di richiami sensoriali. L'"afrore selvaggio"ndei gigli di mare e la carezza dell'"aulico scirocco" trasportano chi legge direttamente sulle dune di Ragusa, evocando un'atmosfera quasi ancestrale e incontaminata.
La Luce e il Tempo: Savoca gioca magistralmente con i contrasti cromatici. Dalla "luminosa rovina"delle onde si passa al *"rossore di nembi", fino alla comparsa della prima stella, descritta come una *"tenera gemma"* nel cielo vesperale.
L'Effimero e la Memoria: L'immagine finale del giorno che "s’accartoccia"è di rara efficacia visiva. Rappresenta la fine di un ciclo che il poeta tenta di recuperare tra le "conchiglie vuote", simbolo di una bellezza passata che lascia dietro di sé solo tracce silenziose.
Lo Stile
Il linguaggio scelto è ricercato e colto, caratterizzato dall'uso di termini quali *nivei*, *vesperali* e *lambisce*. Questo registro elevato permette di nobilitare il dato naturale, trasformando una sera di settembre in un momento di riflessione metafisica sull'infinito e sullo scorrere del tempo.
"D'inquieta mutezza / la sera sul mare / settembrino."
In questi versi si condensa il cuore dell'opera: una quiete che non è pace assoluta, ma un'attesa carica di interrogativi, tipica di chi osserva l'orizzonte cercando risposte nel respiro del mare.
Qual è l'elemento del paesaggio costiero ragusano che, secondo l'autore, incarna meglio questa "inquieta mutezza"?
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