Il giorno dopo la grande mobilitazione al Brennero a difesa del vero cibo italiano Made in Italy - Coldiretti Alessandria.
Il giorno dopo la grande mobilitazione al Brennero a difesa del vero cibo italiano
Made in Italy: distorsioni del codice
doganale e inganni scoperti nei tir, denuncia e informazione
Centinaia gli
alessandrini che da ogni parte della provincia hanno preso parte al presidio
Il giorno dopo la grande mobilitazione che ha portato al Brennero, luogo
simbolo dell’ingresso delle merci straniere nel nostro Paese, oltre 10mila
agricoltori, scorrono ancora forti le immagini dei camion fermati dalle forze
dell’ordine: una vera e propria invasione che ogni giorno vede tonnellate e
tonnellate di prodotti alimentari stranieri varcare i confini per raggiungere
industrie e laboratori in tutta Italia per essere lavorata e commercializzata,
alimentando inganni che colpiscono agricoltori e cittadini consumatori.
Dalle cosce di
prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno arrivano in Italia
migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di
adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni
economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di
export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi
legati alla guerra in Iran.
Centinaia gli
agricoltori provenienti da ogni parte della provincia di Alessandria che, con
il presidente provinciale Mauro Bianco e il direttore Roberto Bianco,
hanno preso parte al presidio per difendere la salute dei cittadini e il
reddito delle aziende dall’invasione di cibo straniero che finisce spesso sulle
tavole spacciato come italiano.
Le cosce di maiale
fresche sono il prodotto più presente nei camion fermati alla frontiera.
Prosciutti provenienti dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla
Francia destinati ad essere stagionati e rivenduti all’estero o addirittura
sulle tavole degli italiani, sfruttando le opacità presenti in alcuni
disciplinari. Ma ci sono anche i formaggi, a partire dalla mozzarella, come
quella tedesca che arriva già pronta per l’immissione al consumo perché
all’estero non vale l’obbligo dell’etichettatura d’origine, con tanto di
confezione che richiama l’italianità. Da Francia e Germania arrivano cisterne
con centinaia di quintali di latte, così come yogurt e altri prodotti caseari.
Un vero e proprio paradosso se si considera che agli allevatori nazionali viene
detto che c’è troppo latte e quindi devono accettare bassi prezzi quando la
verità è che si preferisce acquistarlo all’estero.
Non mancano bastoncini di pesce tedeschi confezionati con scritte in italiano
che finiscono nei nostri piatti, così come peperoni olandesi che magari
diventano italiani nella fase di trasformazione, come le giardiniere, dove non
è ancora previsto l'obbligo dell'origine, così come i kiwi cileni passati dal
porto di Rotterdam. Dalla Germania arrivano fusti con tonnellate di miele che
finiscono nei dolci industriali, mentre gli apicoltori italiani devono fare i
conti con prezzi bassissimi rispetto al lavoro che svolgono, oltre agli effetti
dei cambiamenti climatici. Senza dimenticare i pallet di confettura di fragole
con l’etichetta che non fa capire dove siano stati prodotti. Una beffa per
tutti i produttori nazionali che si vedono pagare il prodotto pochi centesimi
proprio per la pressione degli arrivi dall’estero.
“Gli agricoltori
potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma
dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in
questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari
dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. Sul
territorio vengono, soprattutto, importati il latte e i suoi derivati, il
frumento tenero, la carne bovina e la frutta: con la revisione della normativa
sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, verrebbe veramente
valorizzato il prodotto alessandrino e piemontese. La battaglia per l’origine è
da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e pochi giorni fa ha visto
anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati
agroalimentari, ispirata alla cosiddetta Legge Caselli, ottenuta dopo oltre un
decennio di impegno. Oggi assistiamo, invece, a meccanismi che alterano la
concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine
del vero Made in Italy”, ha affermato il presidente Coldiretti Alessandria Mauro
Bianco.
“Per questo è
fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che
rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena
del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più
equilibrato con il mondo della trasformazione. Servono accordi chiari e
trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di
redistribuire correttamente il valore – ha aggiunto il direttore Coldiretti
Alessandria Roberto Bianco -. La difesa, dunque, del lavoro delle
imprese agricole passa in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti
alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale.
Nonostante i progressi ottenuti grazie alle battaglie sulla trasparenza
condotte in questi anni dalla Coldiretti, una parte significativa della spesa
resta ancora anonima. Una zona d’ombra che continua a favorire inganni nei
confronti dei consumatori. Per questo chiediamo una legge europea che renda
obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari
commercializzati nell’Unione”.
La giornata al Brennero
è stata resa possibile grazie al supporto determinante della Guardia di Finanza
con il supporto della polizia e dell’icqrf, che si confermano come i principali
alleati degli agricoltori e dei cittadini consumatori nella tutela della salute
e del rispetto delle regole, grazie anche a un sistema di controlli che non ha
eguali nel mondo. Un sistema al quale va ora aggiunta una svolta decisa sul
fronte della trasparenza, con l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i
prodotti alimentari venduti in Europa e la riforma dell’attuale codice
doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola
dell’“ultima trasformazione sostanziale”.
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