Io non capisco!!! Non capisco cosa scatta nella testa di alcune donne, cosa spegne ogni istinto materno fino a trasformare una madre nel carnefice dei propri figli.
Si parla di depressione, di isolamento, di buio profondo ma c’è un limite dove la psichiatria deve fermarsi e lasciare spazio all’orrore per un gesto che non si può accettare, non si può giustificare, non si può perdonare.
A Catanzaro, in via Turati, è andato in scena l’ultimo atto di una scelta atroce. Anna Democrito ha deciso che il mondo non era degno dei suoi figli e, in quel delirio di onnipotenza travestito da disperazione, ha firmato la loro condanna a morte.
Il dettaglio che gela il sangue non è il salto, ma l’ora precedente. Preparare i bambini, scegliere gli abiti della festa, vestirli con cura per poi trascinarli nel vuoto. Non è un raptus: è una cerimonia lucida. C’è una violenza inaudita nel tempo impiegato a infilare quelle scarpine, sapendo che non avrebbero mai più camminato.
Si dirà che era depressa, che la depressione post-partum l’aveva svuotata. Ma dobbiamo smettere di usare la malattia come un paravento. Se il dolore era insopportabile, se il buio era troppo fitto, la scelta di farla finita restava un dramma individuale. Ma nel momento in cui trascini con te chi non ha colpa, non sei più una vittima della depressione, sei il carnefice di un futuro che non ti apparteneva.
Dobbiamo smettere di usare il "male oscuro" come un paravento assoluto. Esistono migliaia di donne che combattono ogni giorno con problemi seri, ferite profonde e depressioni devastanti, ma non per questo uccidono i figli. Restano in piedi, o cadono da sole, senza mai sfiorare la vita di chi hanno messo al mondo. La differenza tra il dolore e la strage sta tutta qui: nella scelta di trascinare altri nel proprio abisso. Perché se il buio era diventato insopportabile, poteva buttarsi solo lei.
Alla fine rimangono solo vestiti puliti su un asfalto sporco. E questo non avrà mai scuse.
Siamo al livello del bunker di Hitler,
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