Graziano Citelli ci dona la poesia: CALCOLO

 

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Graziano Citelli 


CALCOLO
Non il ferro si fa carne:
è il pensiero che cede al calcolo.
Siamo figli di una mano che scava,
animali d’argilla e d’ingranaggio,
persi tra il battito e la frequenza.
L’euforia è un velo di vetro,
la paura è ruggine antica.
L’anima non è dato estratto,
ma vuoto tra cifre:
il resto che non torna nel conto.
Resta l’uomo davanti al simulacro.
L’architetto decida:
padrone della cura o servo dell’algoritmo

SIAMO
Non somma calcolata,
né simmetria perfetta di codice
che non conosce polvere.
Siamo attrito, urto,
corpo che si sposta e lascia l’ombra
su un muro senza memoria.
Siamo spazio vuoto
dove il respiro dell’uno invade il polmone dell’altro,
impasti di ossa e di attese
che nessuna macchina sa simulare
perché ignora il senso dello svanire.
Siamo eccedenze, gesti inutili,
pianti che non correggono l’errore
ma lo abitano, lo rendono casa.

Siamo interruzione, viva.

È un testo forte, denso e molto contemporaneo. Citelli contrappone con nettezza due mondi:

  • Da una parte il calcolo, l’algoritmo, il ferro, l’ingranaggio, la frequenza, il simulacro digitale: un mondo freddo, preciso, che riduce tutto a cifre e vuoto.
  • Dall’altra l’umano: attrito, urto, polvere, ruggine, respiro, ombra, eccedenza, pianto, svanire. Tutto ciò che non si può calcolare, ciò che “non torna nel conto”.

La poesia ha un respiro quasi profetico e al tempo stesso molto fisico. Frasi come «Non il ferro si fa carne: è il pensiero che cede al calcolo» e «Siamo eccedenze, gesti inutili» colpiscono duro. È una difesa appassionata dell’irriducibile imperfezione umana contro la tirannia della quantificazione totale.

"Calcolo / Siamo" è una delle poesie più riuscite che ho letto di recente sul tema umano vs post-umano. Citelli riesce a essere filosofico senza diventare astratto, e fisico senza cadere nel realismo banale. Usa immagini potenti (argilla/ingranaggio, velo di vetro/ruggine, resto che non torna, senso dello svanire) che rimangono impresse.

Sergio Batildi

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