C’è un dato che racconta più di tanti discorsi: ogni anno migliaia di giovani italiani fanno la valigia e partono. Non per avventura, ma per necessità. È una scelta che nasce spesso da stipendi bassi, precarietà e poche prospettive di crescita, e che sta diventando un fenomeno strutturale per l’Italia.
Quanti sono i giovani che lasciano l’Italia
Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto dimensioni rilevanti. Solo nel 2024 oltre 93.000 giovani tra 18 e 39 anni sono emigrati , mentre nel periodo più lungo 2011-2024 sono stati circa 630.000 under 35 .
Numeri che descrivono una vera e propria fuga generazionale, pari a circa il 7% dei giovani italiani .
Dove vanno: le mete preferite
L’Europa resta la destinazione principale, con oltre il 70% degli espatri .
Le mete più scelte sono:
- Regno Unito: 26,5%
- Germania: 21,2%
- Svizzera: 13%
- Francia: 10,9%
- Spagna: 8,2%
Si tratta di Paesi con mercati del lavoro più dinamici e salari medi più alti, capaci di attrarre soprattutto giovani qualificati.
Che lavoro trovano e quanto guadagnano
All’estero i giovani italiani trovano spesso impieghi:
- in settori qualificati (tecnologia, ingegneria, sanità)
- oppure nei servizi (ristorazione, turismo, commercio)
La differenza principale non è solo il tipo di lavoro, ma le condizioni:
- stipendi più alti anche del 30–50% rispetto all’Italia (in molti casi)
- contratti più stabili e percorsi di carriera più chiari
- maggiore meritocrazia e mobilità professionale
Questo spiega perché molti non tornano: nel 2024, a fronte di oltre 93.000 partenze, i rientri sono stati solo circa 22.000 giovani .
Il danno economico per l’Italia
La perdita non è solo demografica, ma soprattutto economica.
Secondo il CNEL, l’emigrazione giovanile ha generato una perdita stimata di circa 160 miliardi di euro di capitale umano .
In pratica:
- lo Stato investe nella formazione (scuola, università)
- ma i benefici economici vengono raccolti da altri Paesi
Inoltre, tra il 2019 e il 2023 si è registrata una perdita netta di 58.000 giovani laureati italiani , segno che il fenomeno riguarda soprattutto competenze qualificate.
Un Paese che invecchia e perde futuro
Il risultato è un doppio squilibrio:
- meno giovani attivi nel mercato del lavoro
- più difficoltà nel sostenere crescita economica e sistema pensionistico
Nel frattempo, oltre 6,4 milioni di italiani vivono all’estero, quasi 1 su 9 .
Conclusione: non è più “fuga di cervelli”, ma modello strutturale
Quella dei giovani italiani all’estero non è più un’eccezione, ma una tendenza consolidata.
Il rischio è chiaro: un Paese che forma talenti ma non riesce a trattenerli, perdendo competitività, innovazione e crescita.
Senza politiche su salari, stabilità e opportunità, l’Italia continuerà a essere un punto di partenza più che di arrivo.
Italia, con focus su mobilità giovanile verso Europa e Paesi OCSE (Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Spagna)
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