Giovani e violenza: su Vita Pastorale l'intervento del pedagogista Eraldo Affinati





Giovani senza argini? 
 
Dopo l’ennesimo episodio di violenza a Massa in cui sono coinvolti dei minori, lo scrittore Eraldo Affinati propone su Vita Pastorale una riflessione sul «limite da rispettare». Con alcune proposte per la scuola e per la famiglia. 
 
Che cosa sta succedendo ai nostri giovani? Sappiamo che la violenza compiuta dai più piccoli c’è sempre stata, non è una novità di oggi. Ma i più fragili e vulnerabili non riescono più a superare la turbolenza adolescenziale e rischiano di generare vittime con la loro incapacità di distinguere il bene dal male, i valori dai disvalori, cadendo loro stessi in un abisso da cui è difficile risalire. 
È il punto di partenza di un’ampia riflessione di Eraldo Affinati, scrittore, pedagogista e saggista, sul numero di aprile di Vita Pastorale, il mensile per la Chiesa italiana diretto da don Antonio Sciortino e pubblicato dal Gruppo editoriale San Paolo. L’intellettuale romano, tra le tante esperienze, nel 2008 ha anche fondato, insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, la Scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti.   
Per questo Affinati osserva la realtà: «Adolescenti che girano col coltello in tasca pronti a usarlo spesso senza rendersi conto dei rischi conseguenti – osserva –. Suicidi di ragazzi disperati incapaci di uscire dalla bolla digitale in cui sono prigionieri. Violenze compiute da minorenni sia provenienti da famiglie disagiate, sia della buona borghesia. Bambini che si rifiutano di andare a scuola, costringendo i genitori a ritirarli per scegliere una forma di istruzione cosiddetta “parentale”. Atti di prevaricazione dei forti sui deboli all’interno delle classi, senza che i docenti riescano a intervenire in modo efficace». 
Che fare? «Purtroppo, bisogna ammettere che oggi molti adulti si rivelano più immaturi dei figli – incalza lo scrittore, che cita anche i suoi ultimi volumi dedicati alla lunga esperienza pedagogica con minorenni complicati –, un po’ perché trasferiscono in loro le proprie ambizioni frustrate, un po’ perché non sanno incarnare il limite che i giovani non rispettano». 
Eraldo Affinati argomenta con realismo: «Una risposta che si riducesse a essere soltanto normativa, basata cioè sulla mera proibizione, potrebbe forse spegnere l’incendio, non certo le sue braci, pronte a riaccendersi e a divampare altrove. Che cosa significa, allora, tutto questo nella concretezza dell’azione educativa? – si domanda – Ci sono vari piani di intervento per far sì che il sistema dell’istruzione si metta al passo coi tempi e possa disinnescare le tensioni prima che esplodano. Innanzitutto, dovremmo rinnovare lo spazio scolastico, affiancando alla classe chiusa altri approcci più laboratoriali. Per quanto riguarda la valutazione, sarebbe bene premiare il movimento che gli studenti fanno registrare dalla loro stazione di partenza, prima ancora dei traguardi che noi gli indichiamo».  
Lo scrittore, infine, fa riferimento al villaggio digitale nel quale siamo tutti immersi, soprattutto i minori: «Decisivo sarà far loro comprendere che ogni libertà implica una scelta, una rinuncia, anche un sacrificio, l’accettazione del limite. Informarsi non significa conoscere: prima di tutto viene l’esperienza – propone su Vita Pastorale –. Ogni fonte va controllata e verificata. Navigare in Rete senza bussole d’orientamento, né gerarchie, può essere deleterio. I docenti non vanno lasciati da soli perché il vero insegnamento assume sempre una forma corale: fondamentale, in questo senso, sarà recuperare il rapporto con le famiglie». 
 

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