Giorgio Belloni tra natura luce e memoria la grande riscoperta arriva all’Accademia di Brera

La redazione di Alessandria Post impegnata nella produzione di contenuti giornalistici e aggiornamenti quotidiani tra cronaca, cultura e attualità.
 

Giorgio Belloni (1861-1944)

Natura, luce, memoria

Una nuova edizione del volume e la presentazione all’Accademia di Brera a Milano

20 aprile 2026, ore 17

Aula 10

Giorgio Belloni (1861-1944) Natura, luce, memoria:

presentazione all’Accademia di Brera lunedì 20 aprile.


Una rigorosa indagine d’archivio, fondata su oltre duecento opere, offre una nuova e articolata rilettura critica di Giorgio Belloni, restituendone con rigore scientifico la complessità della parabola artistica nel passaggio tra Ottocento e Novecento. Curata da Elena Lissoni e Silvia Capponi ed edita dal Comune di Codogno con Dario Cimorelli Editore, la monografia Giorgio Belloni (1861–1944). Natura, luce, memoria si configura come il più ampio e aggiornato contributo finora dedicato all’artista.

 

Avviato nel 2023 il volume è il risultato di un progetto ambizioso che ha coinvolto collezionisti e musei in Italia e all’estero: “Questa monografia rappresenta l’approdo di un rigoroso lavoro di catalogazione e ricerca, ma è anche il punto di partenza per una conoscenza sempre più approfondita di Giorgio Belloni. – ha dichiarato Francesco Passerini, sindaco di Codogno – L’auspicio è che questo volume possa stimolare nuove ricerche e che il suo messaggio continui a vivere e a diffondersi oltre i confini del nostro territorio e possa essere di riferimento nazionale e non solo. L’augurio è che la bellezza e la storia delle opere di Giorgio Belloni continuino a unire la nostra comunità e a ispirare le generazioni future”.

 

Il grande successo dell’iniziativa è ulteriormente attestato dal fatto che la prima tiratura del volume risulti ormai prossima all’esaurimento, a fronte di richieste in costante crescita. “Dalla collaborazione con Dario Cimorelli Editore è nata l’idea di promuovere una nuova edizione — afferma Silvia Salamina, Assessore alla Cultura del Comune di Codogno — con l’obiettivo di rendere questo progetto editoriale ancora più accessibile a un pubblico ampio e diversificato. La nuova edizione rappresenterà non solo una ristampa, ma un’ulteriore occasione di diffondere la cultura a nuovi pubblici, rafforzando il dialogo tra istituzioni, operatori culturali e cittadini e confermando l’impegno dell’Amministrazione nel sostenere percorsi di qualità e di condivisione”.

Una copertina rinnovata grazie alla generosa disponibilità di un collezionista privato che ha concesso la pubblicazione di Riflessi di madreperla, capolavoro dell’artista presentato alla Esposizione Nazionale del Sempione del 1906 e a lungo creduto disperso.

 

"Lo studio e la ricerca attenta, meticolosa e a tratti ostinata di Elena Lissoni e Silvia Capponi permette di riscoprire l'artista Giorgio Belloni in ogni suo aspetto, e - aggiunge l'editore Dario Cimorelli - la disponibilità del Comune di Codogno promotore del progetto, di realizzare   una seconda edizione destinata alla distribuzione libraria, permetterà a questo libro di essere disponibile a tutti, studiosi, collezionisti ed amanti dell'arte". 

 

Il progetto e la nuova edizione della monografia, nella sua rinnovata veste editoriale, verranno presentati al pubblico il 20 aprile alle 17,00 nell’aula 10 dell’Accademia di Brera a Milano.

 

Il progetto

Giorgio Belloni (1861-1944) è stato un interprete originale della pittura di paesaggio italiana tra Ottocento e Novecento: un artista capace di dare voce alla natura con una sensibilità luminosa e profonda.
Nato a Codogno e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, è stato protagonista di numerose esposizioni nazionali e internazionali, fino alla sua definitiva consacrazione con la mostra personale organizzata dalla Biennale di Venezia nel 1914 e l’ampia rassegna allestita presso la prestigiosa Galleria Pesaro di Milano nel 1919.

A rispondere all’assenza di una puntuale ricostruzione della figura dell’artista è stato il progetto Giorgio Belloni. La poesia e il colore, promosso nel 2023 dall’amministrazione comunale di Codogno, città natale del pittore. L’iniziativa ha portato alla recentissima pubblicazione della monografia Giorgio Belloni (1861-1944). Natura, luce, memoria, pubblicata con la collaborazione dell’editore Dario Cimorelli e curata dalle storiche dell’arte Elena Lissoni e Silvia Capponi, con il contributo di Regione Lombardia, Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Onlus, ASM. Servizi Municipalizzati - Codogno, BCC Banca Centropadana, Assolombarda, e con il patrocinio di Provincia di Lodi, Fondazione Cariplo, Raccolta d’Arte Lamberti, Unione Femminile Nazionale. Il progetto ha avuto il sostegno di Confartigianato e di Confcommercio per la realizzazione dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento con le scuole.

 

La monografia

 

È nel più esteso processo di riscoperta della pittura dell’Ottocento, intensificatosi in Italia a partire dagli anni Ottanta, che si inserisce questa nuova e ambiziosa ricostruzione della vita e della parabola artistica di Giorgio Belloni. Al regesto delle fonti – centinaia di cataloghi di mostre e recensioni - si accompagna un apparato documentario di eccezionale ampiezza, costituito dalla trascrizione integrale di oltre ottanta documenti, soprattutto lettere che restituiscono voce e profondità alla vicenda artistica del pittore, trasformando la ricostruzione della sua vita professionale e personale in un’esperienza di lettura coinvolgente e viva. “Soltanto il vero è stato mio maestro” aveva dichiarato Belloni al celebre critico Ugo Ojetti, tracciando la propria biografia nel 1913, in una dichiarazione di assoluta fedeltà a quel naturalismo appreso negli anni di formazione nel vivace clima culturale milanese, nel segno della Scapigliatura di Tranquillo Cremona e sull’esempio dell’ingegno potente di Filippo Carcano. I rapporti con gli amici e colleghi, soprattutto Giuseppe Mentessi e Carlo Cressini, ma anche Gaetano Previati, oltre all’ammirazione per Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini, ci restituiscono la fisionomia di un artista che ha vissuto in prima linea gli anni intensi tra Ottocento e Novecento. 

Attraverso foto d’epoca, disegni, documenti e oltre duecento opere pubblicate - alcune note, altre perdute, altre solo recentemente ritrovate - si delinea l’immagine completa ed esaustiva del pittore che, con la sua visione poetica del mondo, radicata nell’osservazione del reale, aveva saputo conquistare il palcoscenico internazionale fin dagli anni novanta, inviando le proprie opere alle esposizioni di Londra, Parigi, Monaco. La sua straordinaria fortuna commerciale oltreoceano è testimoniata anche dalla presenza - fino al 2007 - del suo capolavoro giovanile - Calma - presso il Brooklin Museum di New York. Molte delle sue opere sono confluite nei maggiori musei italiani: Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia; la Galleria d’Arte Moderna, Firenze; la Galleria d’Arte Moderna di Milano; GAM-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza; Gallerie d’Italia-Piazza Scala, Milano; il Museo d’arte della Svizzera italiana di Lugano; il Museo Revoltella - Galleria d’arte moderna di Trieste; la Pinacoteca Ambrosiana, Milano; la Raccolta d’Arte “Carlo Lamberti” di Codogno.

 

La sua straordinaria abilità si riscontra anche nella tecnica prodigiosa, indagata da Laura Rampazzi, professoressa ordinaria di chimica presso il Dipartimento di Scienze Umane e dell’Innovazione per il Territorio DiSUIT e membro del Centro Speciale di Scienze e Simbolica dei Beni Culturali all’Università degli Studi dell’Insubria, affiancata da Cristina Corti e Valentina Brunello.

 

Dal 1894 Belloni aveva trionfato come “pittore del mare” alle maggiori esposizioni con “l’idea nuova e ardita” di renderne lo spazio sconfinato “deserto, senza confini, senza un lembo di terra, senza un’isola, senza una vela, senza un gabbiano: il mare solo, sotto il cielo profondo, confondenti le due immensità nella linea purissima dell’orizzonte”.  La critica aveva colto la novità di questa pittura, capace di rendere l’illusione di trovarsi di fronte alle onde spumeggianti, in quel mare che per l’artista rappresentava una “creazione potente che ubbriaca, e non lascia sentire e capir altro!”. L’assoluta “solitudine delle acque agitate in una distesa infinita”, “in cui non sai se più ammirare la semplicità dei mezzi o la potenza dell’effetto” si sarebbe presto imposta come una formula di successo. In una ristretta serie di dipinti, tutti riferiti al periodo tra il 1898 e 1899, il mare diventa lo sfondo sul quale ambientare il mondo familiare intimo e quotidiano del pittore, che avrà per protagoniste la moglie Marianna con le figlie Agnese, Emilia e Vittoria. Belloni torna a presentarsi alle maggiori rassegne del primo Novecento guardando all’eleganza dello stile liberty, in opere come Riflessi di madreperla, inviata nel 1906 all’Esposizione internazionale di Milano, con la quale si celebrava l’apertura del traforo del Sempione, o Riflessi dorati, acquistato nel 1907 da Giuseppe Ricci Oddi. Altri dipinti ci restituiscono l’atmosfera corrusca  della burrasca minacciosa, il luccichio delle acque increspate o il “contrasto fra il cielo cupo, metallico e la fosforescenza delle onde agitate”, in profonda sintonia con i versi dannunziani de L’Onda (“Sembra trascolorare / S’argenta? s’oscura?”) dove lo scroscio, lo sciabordio, il lento gorgogliare e infine lo schianto sulla riva del mare sulla riva si compongono in una vera e propria sinfonia naturale, in cui la forza sonora dell’elemento marino si traduce in ritmo visivo e in vibrazione luminosa.

Eppure, ancora nel corso di tutti gli anni Novanta, anche dopo aver conquistato il rango di “pittore del mare”, l’artista continuerà a dedicarsi con dedizione al paesaggio alpestre, indagato fin dalle sue prove giovanili: ai lunghi periodi trascorsi sui monti Lessini negli anni ottanta, erano seguiti i soggiorni estivi in Valsassina, in Valtellina, nel Canton Ticino, con lunghe soste a Premeno, Bormio e Rodi-Fiesso, e poi a Chamonix e Courmayeur, al cospetto del Monte Bianco, dove nascono i suoi capolavori degli anni Dieci, Plenilunio (collezione privata) e Fine serena (Roma, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea).

La sua ultima stagione, segnata dal trauma della guerra e dai mutamenti del clima culturale, rivelano un sempre più spiccato interesse per la scultura, l’incisione, la fotografia, mentre la sua pittura si fa sempre più introspettiva. La natura diventa specchio di una condizione esistenziale. La sua opera, riletta dalla critica come sintesi di verismo e lirismo, si configura infine come il risultato di una lunga e consapevole meditazione sul rapporto tra visione, sentimento e verità della natura.

 

Lo studio di Belloni, in via Circo a Milano, è stato divorato dal fuoco dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Con quel luogo scomparivano anche molte opere dell’artista. È stato un grande studioso come Enrico Piceni a cogliere, insieme alla portata di quell’evento, il senso ultimo di una vita dedicata all’arte: “le cose create dagli uomini vengono spesso distrutte dalla folle violenza che l’uomo medesimo suscita e consuma, ma le immagini create dagli artisti sopravvivono a questi cataclismi e ci ricordano come l’unica verità che possa, quaggiù, consolarci sia pur sempre quella della poesia”.

  

Scheda del volume

Giorgio Belloni (1861-1944)

Natura, luce, memoria

a cura di Elena Lissoni con Silvia Capponi

Testi di Valentina Brunello, Silvia Capponi, Cristina Corti, Elena Lissoni, Laura Rampazzi

edito da

Comune di Codogno

Dario Cimorelli Editore

 

Il volume tratta di Giorgio Belloni (1861-1944), pittore che tra secondo Ottocento e primo Novecento diede voce a una personale interpretazione della pittura di marca verista in area lombarda e veneta.

Se “natura” e “luce” costituiscono i due capisaldi della ricerca di Belloni, sviluppata con coerenza e originalità, è la “memoria”, e la sua necessaria restituzione, ad aver guidato il progetto scientifico confluito nella presente monografia.

Il volume si apre con il saggio di Elena Lissoni intitolato Giorgio Belloni. Il vero come maestro, nel quale la studiosa ripercorre alcuni momenti salienti della lunga carriera del pittore lombardo, offrendoci contestualmente un puntuale spaccato del variegato panorama artistico con il quale Belloni si trovò a dialogare e a confrontarsi.

Da questo cappello introduttivo si dipanano alcuni interventi che affrontano aspetti più specifici della produzione artistica belloniana. Da una parte sempre Elena Lissoni, nel saggio Lo studio come autoritratto, indaga lo spazio di autorappresentazione dell’atelier del pittore, luogo in grado di rivelare alcuni meccanismi del processo creativo. Dall’altra parte viene esaminata la tecnica utilizzata da Belloni, attraverso rigorose indagini diagnostiche i cui risultati sono stati raccolti negli interventi di Valentina Brunello, Cristina Corti e Laura Rampazzi. Chiude la riflessione sulla pittura di Belloni il saggio di Silvia Capponi dedicato all’analisi della fortuna critica del pittore come “marinista”, campo nel quale l’artista si distinse e ottenne grande fama.

A questa introduzione fa seguito il regesto delle opere più emblematiche della produzione di Belloni; una selezione di circa duecento lavori di cui si è dato conto dei dati tecnici a disposizione, della loro provenienza e bibliografia, e, in certi casi, di una riflessione critica sottoforma di breve schedatura.

Completano infine il novero dei regesti una breve cronobiografia dell’artista, l’itinerario espositivo e una bibliografia ragionata.

 

Giorgio Belloni

1861-1944

Biografia

 

Giorgio Belloni nasce il 13 dicembre 1861 dall’ingegner Giuseppe e da Emilia Folli. Rimasto orfano del padre a otto anni, è il patrigno Alessandro Bertamini, “colto ed estroso artista, autore di caricature”, a incoraggiarlo nella sua passione per la pittura che, compiuti gli studi presso il locale liceo classico, lo porta a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1878.  Dopo l’esordio alla rassegna braidense del 1879 con una veduta prospettica, individuata in Coro di San Vittore (collezione privata), Belloni si dedica principalmente alla pittura di paesaggio; vedute dei monti e delle campagne dei dintorni di Verona, di Courmayeur, della Val d’Aosta, del Canton Ticino, si alternano a marine colte dal vero nei lunghi soggiorni estivi a Sturla e a immagini del porto di Genova o di Forte dei Marmi. Accanto a questa produzione più nota e apprezzata si collocano quadri di figura di grande impegno; scene di vita quotidiana animate dalla presenza della moglie Marianna Panighetti e dei figli, nelle quali l’intonazione tardo romantica è aggiornata su certe istanze del simbolismo internazionale interpretate secondo uno sguardo personalissimo, come nel caso di Piccole anime, esposto a Venezia nel 1899 (collezione privata) o ancora di Giornata burrascosa (1899 circa, ubicazione sconosciuta).

Capace di suscitare reazioni contrastanti nella critica, la sua pittura di solido impianto naturalistico ma al contempo carica di intonazioni liriche, consegue i migliori risultati alle principali rassegne espositive: all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887 espone Vento, acquistato per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, mentre Torna il sereno è comprato da Museo Revoltella di Trieste; nel 1908 il grande paesaggio Visione di pace (1907) è premiato dal Ministero della Pubblica Istruzione e acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, I nostri figli ottiene il premio Principe Umberto nel 1918.

Durante i bombardamenti del 1943 la sua abitazione e il suo studio di via Circo, 12 a Milano vengono distrutti, insieme a molte opere dell’artista. Sfollato ad Azzano di Mezzegra, sul Lago di Como, Giorgio Belloni muore il 12 aprile 1944.

Commenti