“Diciott’anni” di Domenico Falduto, l’ebbrezza vertiginosa della giovinezza tra sogno e incoscienza

 

L’energia e la libertà dei diciott’anni prendono forma in un momento di gioia condivisa, tra luce dorata, movimento e sogni ancora tutti da vivere

Questa recensione di Alessandria Post nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.
Pier Carlo Lava

C’è un’età che non si limita a essere vissuta, ma si impone come forza assoluta, energia pura, quasi incontrollabile. In “Diciott’anni”, Domenico Falduto cattura proprio questo momento irripetibile, trasformandolo in poesia. Non è un ricordo nostalgico, ma un’esperienza viva, pulsante, che restituisce al lettore tutta la potenza di un’età in cui tutto sembra possibile.

Il cuore del testo è racchiuso in un’immagine centrale: il desiderio di afferrare il mondo con un pugno, di correre e poi volare “come albatro sull’oceano”. È una giovinezza che non conosce limiti, che non teme cadute, perché ancora non ne ha memoria. In questo senso, la poesia dialoga idealmente con la vitalità lirica di Gabriele D’Annunzio e con l’immediatezza espressiva di Giuseppe Ungaretti, pur mantenendo una voce personale, più diretta e istintiva.

Uno degli aspetti più affascinanti è la percezione del tempo. A diciott’anni il tempo non esiste davvero: è solo “durata”, un eterno presente senza passato né futuro. È una visione quasi filosofica, che rende la giovinezza una dimensione sospesa, fuori dalla logica adulta. Ma proprio questa sospensione contiene un elemento di rischio: la mancanza di consapevolezza, quel “sorridere sul precipizio” che rende la giovinezza tanto luminosa quanto fragile.

Il finale è forse il più potente: “carne al vento”. Un’immagine essenziale, quasi brutale, che racchiude tutta la verità del testo. Essere giovani significa esporsi, vivere senza protezioni, accettare il rischio dell’esistenza. È una libertà assoluta, ma anche una forma di vulnerabilità.

Diciott’anni di Domenico Falduto

Quando si è traboccando di sé stessi.
Così è stato così sarà.

Diciott'anni: miracolo della vita!
Eroico impulso di afferrare
e stringere in un pugno, tutto: il pugno!

Irrefrenabile desiderio di correre
e poi volare - come albatro sull'oceano -
nell'aria trasparente del mattino,
in quella luce d'incanto,
contro al proprio sole.

Diciott'anni: tempo fuori...
del tempo...solo durata
(né passato né futuro)
ma goccia, tremula, d’eterno presente.

Diciott'anni:
assoluto tempo di giovinezza
e tempo di rose e margherite.

Tempo senza rimorsi, perciò crudele:
si sorride, sul precipizio,
a tutto ciò che non si vede.

Diciott'anni semplicemente:
carne al vento!


Biografia dell’autore

Domenico Falduto si distingue per una poesia intensa e diretta, capace di trasformare momenti della vita in riflessioni universali. La sua scrittura unisce slancio emotivo e tensione esistenziale, offrendo testi che mettono al centro l’uomo, il tempo e la memoria, con uno stile essenziale ma ricco di immagini evocative.

“Diciott’anni” è una poesia che colpisce per la sua sincerità. Non idealizza la giovinezza, ma la racconta nella sua verità più profonda, fatta di energia, incoscienza e desiderio di infinito. È un testo che parla a tutti, perché ognuno, almeno una volta, è stato “carne al vento”.

Geo: Alessandria Post continua a valorizzare la poesia contemporanea come spazio di espressione autentica e riflessione sull’esperienza umana, dando voce a testi che raccontano le diverse età della vita.

Testo ricevuto via email e condiviso da Domenico Falduto.

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