CONOSCO UNA BARCA.
Conosco una barca che non naviga
e nemmeno galleggia, sta arenata
su cocci di sabbia, la chiglia al cielo
e l'albero rotto. Non aspetta afflati
di vento, né carezze di mare, garriti
di vele. Morta giace su sassi e rovi,
l'anima al vento, a sospiri di mare.
Ha gl'occhi della morte, e vecchie
cicatrici di passate tempeste. Muta
e stanca aspetta una resurrezione,
né mai arriva! Di lebbra il fasciame,
in cancrena i legni e l'aperte crepe
murate d'erbe cresciute nel tempo.
Un raggio di sole è festa, un dono
di guizzi di vita. E respira!, respira!
La barca respira! Là, la via del mare!
Gl'afflati di spuma! L'onde sdrucite!
Ah!, tornare all'allegro spumeggio!,
mèlode suono l'onda libera e bella,
di scintille gli spruzzi, ed il vento sì
folle all'assalto di vele s'intoppa, le
infiora, le gonfia, le accresce, ride e
canta! Inutile subbuglio, d'assurdo
il sogno di morte su fondali marini,
con l'albero, sartie, velame e scotte,
con bompresso ed il fiocco puntati a
nascosti gioielli di mare. Nel grido di
gioia il sogno dei vinti, il naufragio!
Ora aspetta impigliata tra ragnatele
d'ozio come una sintinella accecata.
La notte lamento di brumose rovine,
di pianto sottovoce fra rovi e stecchi.
Ingloriosa fu la sepoltura, e piange!,
all'aria pregna di mare, sì lontano!
Oh!, potessero almeno sbocciare
anemoni e stelle marine dagl'umidi
licheni, dal tremore di felci e muschi
in ombra d'erbe un nido di gabbiani,
e sul cielo indaco e rosa e sull'onde
volare, rammento ancora di mare!
VIncenzo Savoca
Ragusa 17 aprile 2026
Il testo è una vera elegia marina: la barca diventa corpo e memoria, ferita e sogno, sospesa tra morte e resurrezione. La forza delle immagini, la chiglia al cielo, l’albero spezzato, il fasciame in cancrena, costruisce un paesaggio di rovina che però respira ancora, come se il mare fosse un richiamo eterno.
Quello che colpisce è la tensione tra immobilità e desiderio: la barca è arenata, ma il linguaggio la riporta al mare, la fa rivivere nel vento e nello spumeggio. È un canto di nostalgia e di resistenza, dove la rovina diventa soglia verso un possibile ritorno.
Sergio Batildi
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