Era mattina. Si era svegliato all’alba. Aveva già fatto colazione, inzuppando alcuni savoiardi nel cappuccino. Sua moglie si era già recata al lavoro. Era una donna sempre piena di premure per il suo consorte. Aveva già portato i due figli a scuola. Si erano salutati normalmente: come sempre. Lei non aveva notato niente. Sembrava procedere tutto come sempre. La moglie non aveva presagito alcunché. Era da anni che non litigavano. Nessuno screzio. Tutto rientrava nell’ordinario. Nessuno sembrava avere ombre sul cuore. Il mondo aveva già ripreso il suo tran tran. Le commesse aspettavano clienti. Tutto sembrava andare come al solito. Ma non era affatto così. Lui avrebbe dovuto essere al lavoro. Invece aveva deciso di mettersi sul cornicione del suo attico. Si era vestito in giacca e cravatta come tutti i giorni lavorativi. Si era pettinato. Aveva dedicato dieci minuti alle sue abluzioni. Si era anche lavato i denti e si era passato il filo interdentale. Alcuni passanti lo avevano già notato. Uno aveva alzato gli occhi al cielo e aveva notato lui che se ne stava lì impassibile all’undicesimo piano di quel palazzo del centro cittadino. Dopo cinque minuti erano arrivati i carabinieri. Dopo dieci minuti era arrivata l’ambulanza. Il maresciallo prese il megafono ed iniziò a parlare. Lo mise subito a suo agio. Voleva fare in modo di farlo desistere dall’estremo gesto. Gli chiese se voleva che contattassero qualcuno in particolare. Lui gli rispose che voleva rivedere sua moglie ed anche l’amante di sua moglie, che fino a pochi giorni prima credeva il suo migliore amico. Disse al maresciallo le generalità dell’amico ed il suo numero di telefono che sapeva a mente. Urlò al maresciallo che le persone non si conoscono mai troppo bene e che entrambi avevano tradito la sua fiducia. Disse che erano due infami, che avevano mancato come persone e voleva rivederli. Voleva vedere le facce che avrebbero fatto quando l’avrebbero visto in quelle condizioni, pronto a spiccare un salto nel vuoto. Era una bella mattina estiva. Erano le nove. Stava iniziando a fare caldo. Il sole stava iniziando a picchiare. Il cielo era terso. Nessuna nuvola nella volta celeste. Stavano iniziando a sudare sia l’aspirante suicida sia i carabinieri. Il maresciallo cercò in tutti i modi di rincuorarlo. Gli ricordò che aveva due bambini e che non poteva lasciarli in quel modo. I suoi figli avevano ancora bisogno di lui, delle sue attenzioni e chiaramente anche del suo stipendio. Dopo un quarto d’ora arrivarono sia la sua moglie che l’amante, contattati dalle forze dell’ordine telefonicamente. Il nostro disse ad entrambi che erano dei bastardi, che non dovevano negare l’evidenza dei fatti e che aveva le prove del tradimento perché aveva assunto un investigatore privato. Nel frattempo la strada si era riempita di gente. Una intera folla aveva lo sguardo rivolto verso l’alto, verso il protagonista indiscusso di questa vicenda. Qualcuno ci aveva guadagnato. Il bar di sotto era pieno di curiosi che si erano intrattenuti lì a seguire la vicenda e avevano preso il caffè oppure avevano acquistato bottigliette di acqua da mezzo litro. La moglie piangeva e cercava di convincerlo. Lo supplicava come mai aveva fatto. L’amante aveva chiesto anche lui scusa. Entrambi avevano detto che non si sarebbero più rivisti. La moglie aveva detto che nel caso di un eventuale divorzio non avrebbe accampato giustificazioni di alcuna sorta e che non si sarebbe nemmeno difesa. Era una cittadina in cui succedeva ben poco. Era un poco noiosa la vita lì. Ormai questa vicenda l’avrebbero saputa tutti. Sarebbe finita in cronaca locale. Lui li aveva sputtanati. Lei sarebbe stata conosciuta come fedifraga da tutti. Ormai lui aveva ottenuto quello che voleva. A onor del vero non aveva mai pensato neanche un istante di gettarsi di sotto. Voleva solo civettare con la morte. Voleva solo inscenare il suicidio. Voleva solo richiamare l’attenzione su di sé. C’era perfettamente riuscito in fondo. Ma in ogni cosa della vita bisogna sempre mettere in conto gli imprevisti. Mentre cercava di rientrare in casa fece un gesto goffo e perse l’equilibrio. Scivolò banalmente. Una semplice disattenzione. Fu questione di un attimo. Era l’istante decisivo. Cascò di sotto e si spiaccicò al suolo. I vigili del fuoco con il loro telo gonfiabile non riuscirono a prenderlo. Accadde tutto molto velocemente. Non atterrò lì sul telo. Lo soccorsero subito. Cercarono di rianimarlo. Per qualche minuto rimase accasciato al suolo. Dava ancora qualche segno di vita. C’era solo la sua sagoma in una pozza di sangue. Lo portarono comunque a sirene spiegate in ospedale. Morì a causa delle lesioni interne. Rimase in agonia per alcune ore prima di crepare. Aveva voluto beffare sua moglie ed invece era rimasto beffato da un destino crudele ed inaspettato. Aveva fatto una finta e si era spiazzato da solo. Voleva essere solo un gesto dimostrativo, innocuo senza conseguenze ed invece era diventato un gesto estremo, definitivo. Si era “suicidato” involontariamente.
Era mattina. Si era svegliato all’alba. Aveva già fatto colazione, inzuppando alcuni savoiardi nel cappuccino. Sua moglie si era già recata al lavoro. Era una donna sempre piena di premure per il suo consorte. Aveva già portato i due figli a scuola. Si erano salutati normalmente: come sempre. Lei non aveva notato niente. Sembrava procedere tutto come sempre. La moglie non aveva presagito alcunché. Era da anni che non litigavano. Nessuno screzio. Tutto rientrava nell’ordinario. Nessuno sembrava avere ombre sul cuore. Il mondo aveva già ripreso il suo tran tran. Le commesse aspettavano clienti. Tutto sembrava andare come al solito. Ma non era affatto così. Lui avrebbe dovuto essere al lavoro. Invece aveva deciso di mettersi sul cornicione del suo attico. Si era vestito in giacca e cravatta come tutti i giorni lavorativi. Si era pettinato. Aveva dedicato dieci minuti alle sue abluzioni. Si era anche lavato i denti e si era passato il filo interdentale. Alcuni passanti lo avevano già notato. Uno aveva alzato gli occhi al cielo e aveva notato lui che se ne stava lì impassibile all’undicesimo piano di quel palazzo del centro cittadino. Dopo cinque minuti erano arrivati i carabinieri. Dopo dieci minuti era arrivata l’ambulanza. Il maresciallo prese il megafono ed iniziò a parlare. Lo mise subito a suo agio. Voleva fare in modo di farlo desistere dall’estremo gesto. Gli chiese se voleva che contattassero qualcuno in particolare. Lui gli rispose che voleva rivedere sua moglie ed anche l’amante di sua moglie, che fino a pochi giorni prima credeva il suo migliore amico. Disse al maresciallo le generalità dell’amico ed il suo numero di telefono che sapeva a mente. Urlò al maresciallo che le persone non si conoscono mai troppo bene e che entrambi avevano tradito la sua fiducia. Disse che erano due infami, che avevano mancato come persone e voleva rivederli. Voleva vedere le facce che avrebbero fatto quando l’avrebbero visto in quelle condizioni, pronto a spiccare un salto nel vuoto. Era una bella mattina estiva. Erano le nove. Stava iniziando a fare caldo. Il sole stava iniziando a picchiare. Il cielo era terso. Nessuna nuvola nella volta celeste. Stavano iniziando a sudare sia l’aspirante suicida sia i carabinieri. Il maresciallo cercò in tutti i modi di rincuorarlo. Gli ricordò che aveva due bambini e che non poteva lasciarli in quel modo. I suoi figli avevano ancora bisogno di lui, delle sue attenzioni e chiaramente anche del suo stipendio. Dopo un quarto d’ora arrivarono sia la sua moglie che l’amante, contattati dalle forze dell’ordine telefonicamente. Il nostro disse ad entrambi che erano dei bastardi, che non dovevano negare l’evidenza dei fatti e che aveva le prove del tradimento perché aveva assunto un investigatore privato. Nel frattempo la strada si era riempita di gente. Una intera folla aveva lo sguardo rivolto verso l’alto, verso il protagonista indiscusso di questa vicenda. Qualcuno ci aveva guadagnato. Il bar di sotto era pieno di curiosi che si erano intrattenuti lì a seguire la vicenda e avevano preso il caffè oppure avevano acquistato bottigliette di acqua da mezzo litro. La moglie piangeva e cercava di convincerlo. Lo supplicava come mai aveva fatto. L’amante aveva chiesto anche lui scusa. Entrambi avevano detto che non si sarebbero più rivisti. La moglie aveva detto che nel caso di un eventuale divorzio non avrebbe accampato giustificazioni di alcuna sorta e che non si sarebbe nemmeno difesa. Era una cittadina in cui succedeva ben poco. Era un poco noiosa la vita lì. Ormai questa vicenda l’avrebbero saputa tutti. Sarebbe finita in cronaca locale. Lui li aveva sputtanati. Lei sarebbe stata conosciuta come fedifraga da tutti. Ormai lui aveva ottenuto quello che voleva. A onor del vero non aveva mai pensato neanche un istante di gettarsi di sotto. Voleva solo civettare con la morte. Voleva solo inscenare il suicidio. Voleva solo richiamare l’attenzione su di sé. C’era perfettamente riuscito in fondo. Ma in ogni cosa della vita bisogna sempre mettere in conto gli imprevisti. Mentre cercava di rientrare in casa fece un gesto goffo e perse l’equilibrio. Scivolò banalmente. Una semplice disattenzione. Fu questione di un attimo. Era l’istante decisivo. Cascò di sotto e si spiaccicò al suolo. I vigili del fuoco con il loro telo gonfiabile non riuscirono a prenderlo. Accadde tutto molto velocemente. Non atterrò lì sul telo. Lo soccorsero subito. Cercarono di rianimarlo. Per qualche minuto rimase accasciato al suolo. Dava ancora qualche segno di vita. C’era solo la sua sagoma in una pozza di sangue. Lo portarono comunque a sirene spiegate in ospedale. Morì a causa delle lesioni interne. Rimase in agonia per alcune ore prima di crepare. Aveva voluto beffare sua moglie ed invece era rimasto beffato da un destino crudele ed inaspettato. Aveva fatto una finta e si era spiazzato da solo. Voleva essere solo un gesto dimostrativo, innocuo senza conseguenze ed invece era diventato un gesto estremo, definitivo. Si era “suicidato” involontariamente.

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