Lucia Triolo: a gambe divaricate

 a gambe divaricate agli sguardi:

partorisco
mi espongo oltre me.
alla fine non so nemmeno cosa espongo,
a ogni doglia
metto fuori qualcosa
perdo il confine tra dentro e fuori
tra il mio e di altri
accerchiato il corpo che ho discute con un
corpo che non ho
e non è una carezza
la volontà non conta, né le sensazioni, né le lacrime
Sono io stessa confine incandescente e 
qualcuno
mi attraversa 
il corpo schizza selvaggio
pudore intimità
dolore
ora si chiama "madre"
ora si chiama “figlio"

Tu guardi e non capisci, spettatore
scarabocchiato nella mia vita,
calda di sangue
non sai che accade
né sai perché

tu che trituri granelli di polvere!

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